Conversando di diritti animali con Hitler pt. V: il testamento di morte

di Riccardo B.

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Un testamento di morte rappresenta spesso un documento molto interessante per far luce sulla personalità del suo autore, in particolare all’interno della ricerca storica può rivelare informazioni importanti ed essenziali su un personaggio e offrire nuovi spunti per il dibattito tra gli studiosi. Un testamento di morte può indicare particolari intimi del defunto tenuti nascosti in vita, come preferenze parentali inattese, o fornire indicazioni sui caratteri più genuini della sua personalità, quali interessi, aspirazioni, principi, ideali e sogni particolarmente cari al testatore. In questo senso, anche il famoso testamento stilato da Hitler prima del suo suicidio può fornirci alcune indicazioni sulla personalità del dittatore tedesco.

Il testamento di Hitler si presenta diviso in due parti: un testamento privato e un testamento politico [1]. Il testamento privato si apre con la notizia del sodalizio matrimoniale con la sua compagna di lunga data Eva Braun da poco celebrato. Hitler dichiara quindi di lasciare tutti i suoi beni al partito nazista (o, se questo «non dovesse esistere più, allora allo Stato»). Egli riferisce inoltre: «Ho acquisito collezioni di dipinti nel corso degli anni non per scopi privati, ma unicamente mosso dal desiderio di ampliare una pinacoteca della mia città natale, Linz. Mi auguro con tutto il cuore che si effettui questo lascito». Questa dichiarazione non stupisce: è infatti nota la passione dell’ideologo nazista per la pittura e l’arte in generale. Segue poi la decisione di lasciare «tutto ciò che può avere un valore personale o che può servire al mantenimento di un umile tenore di vita» alle sorelle, alla suocera e ai più fedeli collaboratori e collaboratrici. Questa prima parte del testamento si chiude infine con la volontà che il suo corpo e quello della moglie (che lo accompagnerà nel suicidio) vengano «bruciati sul luogo in cui ho svolto gran parte del mio lavoro quotidiano nel corso di questi dodici anni al servizio del popolo».

Il testamento politico si presenta invece come una dichiarazione con appelli concitati e visionari intrisi di nazionalismo, militarismo e, naturalmente, antisemitismo, chiudendosi con l’invito al governo e al popolo tedesco «di opporre una strenua resistenza alla minaccia, sempre più vasta e velenosa, dell’internazionale giudaica». Al di là del suo carattere allucinato, il testamento politico non sorprende più di tanto, poichè non è altro che un testo in perfetto stile hitleriano, confermando quelli che sono i principi più radicati del leader tedesco. Sarebbe stato al contrario piuttosto insolito che Hitler, nelle sue ultime righe prima di togliersi la vita, non si esprimesse appellandosi ai valori che più di tutti, negli anni più intensi della sua vita, lo avevano ispirato nel pensiero e nell’azione.

Nel complesso, il testamento di Hitler mette quindi in luce diversi aspetti rilevanti della personalità dell’ideologo nazista e ne restituisce un ritratto piuttosto attendibile e veritiero. L’analisi dell’intero documento si presta inoltre a diverse interpretazioni e fornisce molti spunti di riflessione interessanti. Ma ciò che più colpisce, stando al mito del suo grande amore per gli animali entusiasticamente professato dai visionari detrattori dell’animalismo, è la totale assenza di qualsivoglia pensiero, considerazione o intenzione in favore degli animali.

La passione di Hitler per l’arte occupa i suoi ultimi pensieri prima del suicidio, tanto che dal testamento emerge un’ansiosa preoccupazione affinchè la sua collezione privata venga donata alla pinacoteca della sua città natale. È alquanto strano invece che egli non si sia premurato di lasciare un solo pfenning al canile di Linz, tanto per dire, o alla società di protezione animale tedesca. Sembra dunque che l’amore di Hitler per gli animali celebrato fino all’ossessione dagli allucinati fanatici dello specismo, sia improvvisamente andato smarrito al momento della stesura del testamento.

Evidentemente Hitler era più preoccupato per le tele della sua collezione che non per le migliaia di animali che, con il bombardamento della Germania nell’ultimo atto della guerra, vagavano abbandonati a se stessi per le strade delle città devastate. Se da un lato dunque nel testamento non vi è traccia di alcun segno di benevolenza verso gli animali, dall’altro emerge invece una preoccupazione tipicamente antropocentrica, sebbene deviata da sentimenti razzisti filonazionalisti, per i «milioni di bambini europei di discendenza ariana [che] moriranno di fame, [per i] milioni di uomini [che] periranno in battaglia e [per le] centinaia di migliaia di donne [che] finiranno bruciate sotto le bombe nelle nostre città».

A una mente lucida e razionale, non abbagliata da teorie complottistiche su un movimento animalista cospirazionista anti-umano, dovrebbe apparire chiaro, leggendo il testamento di Hitler, come il suo interesse per la questione degli animali, se mai in qualche parte remota della sua persona sussistesse, occupava un piano davvero infimo nella scala dei suoi valori. Se Hitler fosse stato quel grande amante degli animali quale viene indicato nel mito zoofilo hitleriano, nel testamento avrebbe senz’altro lasciato segni di tale sentimento. A mo’ di esempio si ricordi Piero Martinetti (1872-1943), filosofo italiano, autore di scritti e riflessioni profonde e, per l’epoca, innovative, sugli animali, vegetariano per motivi etici e uno dei dodici (tra 1225) docenti universitari che rifiutarono di prestare giuramento di fedeltà al regime fascista (e che per questo perse la cattedra): Martinetti fu sempre socio attivo della Società Protettrice degli Animali e, nel proprio testamento, dispose che una somma significativa (trentamila lire) fosse versata ad essa [2].

Il testamento di morte di Hitler rappresenta in conclusione un ulteriore documento a conferma del suo totale disinteresse per la questione degli animali, e insieme dimostra come la costruzione mitologica della zoofilia hitleriana altro non è che uno dei tanti tasselli mistificatori nella campagna diffamatoria dei detrattori dell’animalismo contro gli attivisti per gli animali.

Riccardo B.

 

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Note:
1. Adolf Hitler, Testamento di morte.
2. Università di Torino, Fondazione Piero Martinetti, Piero Martinetti.

 

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