Conversando di diritti animali con Hitler pt. II: sulla caccia

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Oltre alla questione del vegetarianismo di Hitler, di cui ho discusso nel precedente articolo, un altro aspetto interessante collegato al mito zoofilo hitleriano è quello della altrettanto celebrata avversione del dittatore tedesco per la caccia. Anche in questo caso la raccolta delle sue conversazioni a tavola ci offre la possibilità di far luce sulle opinioni dell’ideologo nazista riguardo a questa sanguinaria pratica, a partire dalla sua dichiarazione, già menzionata, in cui Hitler afferma orgoglioso:

Non sono un ammiratore del bracconiere, in particolare dal momento che sono vegetariano; ma in esso io vedo il solo elemento di romanticismo nel cosiddetto sport della caccia. [1]

Da queste parole dovremmo concludere che, se Hitler era – come gli appassionati detrattori dell’animalismo dicono sia stato – uno strenuo oppositore della caccia, si trattava allora di un oppositore piuttosto originale, dal momento che rintracciava anche un’aura di romanticismo nella truce pratica venatoria, per di più riconducendola alla figura del bracconiere. Questa dichiarazione dovrebbe già da sola essere sufficiente per far sorgere più di qualche dubbio sulla genuinità di Hitler quale fervente oppositore della caccia, sebbene, in effetti, in un’altra conversazione egli dichiari apertamente la sua avversione per questa efferata attività. Il passo è particolarmente illuminante ed è bene citarlo per intero:

Io non vedo nulla di male nella caccia alla selvaggina. Semplicemente, dico che si tratta di uno sport deprimente. Quello che mi piace di più della caccia è il bersaglio e, accanto a questo, il bracconiere. Questo almeno rischia la propria vita in questo sport. L’aborto più insignificante può dichiarare guerra a un cervo. La battaglia tra un fucile a ripetizione e un coniglio – che non ha fatto alcun progresso in tremila anni – è troppo impari. Se il signor tal dei tali dovesse correre più veloce del coniglio, allora di fronte a lui mi toglierei il cappello. [2]

Chiaramente Hitler assume qui una posizione critica verso la caccia. Tuttavia occorre fare alcune osservazioni. Egli innanzitutto si riferisce agli animali uccisi come «selvaggina», dunque inquadrandoli già in un’ottica specista e connotandoli di un valore puramente utilitaristico ai fini umani: evidentemente per Hitler l’animale inseguito e ucciso ha valore solo in quanto «selvaggina», pietanza già destinata alla tavola umana, negando pertanto ogni concettualizzazione dell’individuo animale quale essere senziente con un proprio valore. Egli inoltre considera la caccia come un semplice «sport», definizione che denota una valenza amorale della pratica venatoria e la depriva di ogni richiamo alla violenza implicita.

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