Siamo difensori degli animali, non difensori della scienza

di Riccardo B.

 

Se   contestiamo   un   vivisettore   dimostrando   che   il   suo   esperimento   è   stato inutile, allora sottintendiamo che, se fosse stato utile, sarebbe giustificato. Orbene, io non sono di questo avviso.
George Bernard Shaw (cit. in: Hans Ruesch, Imperatrice Nuda)

Tra la comunità animalista sono molto diffuse le accuse di antiscientificità alla SA (sperimentazione sugli animali). Sebbene in passato anch’io molte volte mi sia lanciato in questo genere di discussioni, e per un certo periodo sia stato persino moderatore di un forum sulla SA, continuando con insistenza a sostenere l’accusa di antiscientificità, oggi non sostengo più questa posizione.

Voglio subito precisare che, oggi come allora, continuo a credere con la stessa convinzione nella fondatezza dell’argomento critico-scientifico e nella sua importanza per l’abolizione della SA: per molti l’accettabilità di tale pratica è infatti promossa, oltre che da più persuasive convinzioni antropocentriche, anche dalla radicata credenza di una sua effettiva indispensabilità per il cosiddetto progresso scientifico, pertanto l’uso dell’argomento critico-scientifico si rivela a mio avviso decisamente utile.

Tuttavia, credo che l’accusa di antiscientificità diventi un argomento debole quando usato da noi attivisti e si riveli estremamente controproducente per la nostra posizione e la nostra causa. L’argomento critico-scientifico può essere annoverato tra i cosiddetti argomenti indiretti, e come gli altri argomenti indiretti usati da una parte della comunità animalista presenta, a mio avviso, tre problemi principali:

1) Fa uso di un linguaggio che accetta, comunica e favorisce una ruolo dell’animale quale oggetto ad uso umano: Quando un attivista discute del problema dell’antiscientificità della SA inevitabilmente finisce per riferirsi all’animale come fosse un semplice oggetto, nello specifico uno strumento da laboratorio, e ogni considerazione sulla sua specificità di essere senziente e individuo complesso viene in tale contesto ignorata e implicitamente negata.

2) Comunica che la sola tragedia dell’individuo non umano non è di per sè motivo sufficiente per l’abolizione dello sfruttamento degli animali: Dibattere sulla validità scientifica della SA implica che se la SA fosse effettivamente valida da un punto di vista scientifico, l’abuso sull’animale diventerebbe allora legittimo. Ma come attivisti per gli animali dovremmo invece comunicare che nessun valore utilitaristico-specistico può giustificare l’abuso su un animale.

3) Sposta l’attenzione dalla tragedia degli animali a problemi di altra natura: Quando un attivista si impegna in una discussione sull’antiscientificità della SA si sposta l’attenzione dall’abuso sull’animale al suo uso scientifico in laboratorio. Tutto il discorso si concentra su logiche scientifiche, studi, dati, ecc., e inevitabilmente si finisce per perdere di vista il problema etico fondamentale della questione, ovvero l’assoluta violazione dei diritti basilari individuali alla libertà, alla serenità e alla vita che sistematicamente avviene nei laboratori.

In collegamento al terzo punto, inoltre, usare l’argomento critico-scientifico in un dibattito indebolisce irrimediabilmente la nostra posizione. Gli attivisti che usano questo argomento sono per lo più persone che, come è normale aspettarsi (e come il sottoscritto), non hanno alcuna preparazione specifica in scienze biomediche o che, al limite, possono aver letto qualche libro divulgativo di critica scientifica alla SA, del tutto insufficiente però a fornire nozioni precise ed esaustive su una materia così vasta e complessa.

Ne consegue che l’attivista si trova nella scomoda posizione di dover sostenere un punto di vista su un argomento che conosce poco o niente affatto con qualche fautore della SA che, di norma, sta frequentando o ha frequentato corsi universitari di medicina e scienze affini, in possesso dunque di una conoscenza scientifica di gran lunga superiore e che, in virtù di ciò, può far sfoggio di una dialettica sicura e convincente. Il fautore della SA avrà in tal modo l’occasione per replicare e muoversi sul più rassicurante piano scientifico, evitando al contempo la spinosa questione etica della SA: una situazione assolutamente ottimale dal suo punto di vista.

L’accusa di ignoranza agli attivisti per gli animali istericamente sostenuta dai fanatici della SA, sebbene sia mossa strumentalmente e arbitrariamente da soggetti che non dimostrano certo di possedere una grande cultura, dovrebbe tuttavia ulteriormente far riflettere. Il termine ignorante designa colui «che non conosce una determinata materia, che è in tutto o in parte digiuno di un determinato complesso di nozioni» [1]. Se siamo persone mature, dunque, dovremmo mettere da parte la nostra dignità personale, riconoscere la nostra ignoranza sulla questione scientifica della SA e agire di conseguenza, lasciando la trattazione delle critiche scientifiche alla SA a coloro che hanno le dovute competenze.

Nell’articolo Quando l’antivivisezionismo (pseudo)scientifico affonda la causa Manuela Cassotta avvisa: «Lecito e sacrosanto opporsi alla SA … in tutte le sue forme su basi etiche … Quello che invece non si dovrebbe fare è tirare in ballo la scienza a sproposito e senza averne le competenze. … Così si finisce soltanto per creare confusione tra scienza e animalismo e alimentare il solito copione che esiste già da anni e che non aiuta di certo la causa: animalisti spinti dall’emotività da una parte e scienziati saggi e razionali dall’altra. [Così] si rischia di demolire tutto il lavoro di chi, all’interno della comunità scientifica, si impegna nel mettere in discussione la pratica, laddove vi siano i fondamenti e i presupposti reali per farlo».

Se vogliamo davvero contribuire in modo costruttivo sarebbe quindi forse più saggio limitarci a sostenere quelle realtà (associazioni di esperti scientifici, di ricerca biomedica e di sviluppo e promozione dei metodi sostitutivi) più adatte alla diffusione della critica scientifico alla SA e certamente più competenti e credibili.

Come attivisti per gli animali e in considerazione della più persuasiva influenza di radicate credenze specistiche nel supporto del pubblico alla SA (negli esperimenti vengono usati animali e non esseri umani solo in base a distorsioni etiche), dovremmo impegnarci in una ferma condanna della SA in quanto causa di segregazione, sofferenza e morte degli animali e non perchè criticabile sul piano scientifico.

L’argomentazione etica contro la SA non solo si mostra più coerente con i nostri più intimi valori ma, al contrario dell’argomento critico-scientifico, nel dibattito con i fautori della SA ci pone in una posizione decisamente più favorevole, poiché sul piano etico la legittimità della SA è difficilmente difendibile. Per sostenere l’insostenibile legittimità etica della pratica sperimentale sugli animali, i fanatici della SA saranno obbligati a ricorrere a una retorica debole e ripetitiva basata su incoerenti pregiudizi radicati e tortuosità logiche imbarazzanti – tentando ripetutamente di indirizzare la discussione sul campo a loro più familiare delle scienze biomediche per svincolarsi da questa scomoda posizione.

Tutto ciò ci suggerisce pertanto che abbandonare l’accusa di antiscientificità comporterebbe molti vantaggi per la nostra posizione e la nostra causa. Cerchiamo allora di produrre comportamenti più efficaci. Noi siamo difensori degli animali e abbiamo già un arduo compito da realizzare: quello di un mondo dove tutti gli animali non umani siano riconosciuti degni di rispetto. Lasciamo la difesa della scienza a chi davvero conosce la scienza.

Riccardo B.

 

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Ultima modifica: 27 aprile 2015

Note:
1. . Treccani.it: Ignorante.

 

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