Siamo difensori degli animali, non difensori della scienza

 

Se   contestiamo   un   vivisettore   dimostrando   che   il   suo   esperimento   è   stato inutile, allora sottintendiamo che, se fosse stato utile, sarebbe giustificato. Orbene, io non sono di questo avviso.
George Bernard Shaw (cit. in: Hans Ruesch, Imperatrice Nuda)

Tra la comunità animalista sono molto diffuse le accuse di antiscientificità alla SA (sperimentazione sugli animali). Sebbene in passato anch’io molte volte mi sia lanciato in questo genere di discussioni, e per un certo periodo sia stato persino moderatore di un forum sulla SA, continuando con insistenza a sostenere l’accusa di antiscientificità, oggi non sostengo più questa posizione.

Voglio subito precisare che, oggi come allora, continuo a credere con la stessa convinzione nella fondatezza dell’argomento critico-scientifico e nella sua importanza per l’abolizione della SA: per molti l’accettabilità di tale pratica è infatti promossa, oltre che da più persuasive convinzioni antropocentriche, anche dalla radicata credenza di una sua effettiva indispensabilità per il cosiddetto progresso scientifico, pertanto l’uso dell’argomento critico-scientifico si rivela a mio avviso decisamente utile.

Tuttavia, credo che l’accusa di antiscientificità diventi un argomento debole quando usato da noi attivisti e si riveli estremamente controproducente per la nostra posizione e la nostra causa. L’argomento critico-scientifico può essere annoverato tra i cosiddetti argomenti indiretti, e come gli altri argomenti indiretti usati da una parte della comunità animalista presenta, a mio avviso, tre problemi principali:

1) Fa uso di un linguaggio che accetta, comunica e favorisce una ruolo dell’animale quale oggetto ad uso umano: Quando un attivista discute del problema dell’antiscientificità della SA inevitabilmente finisce per riferirsi all’animale come fosse un semplice oggetto, nello specifico uno strumento da laboratorio, e ogni considerazione sulla sua specificità di essere senziente e individuo complesso viene in tale contesto ignorata e implicitamente negata.

2) Comunica che la sola tragedia dell’individuo non umano non è di per sè motivo sufficiente per l’abolizione dello sfruttamento degli animali: Dibattere sulla validità scientifica della SA implica che se la SA fosse effettivamente valida da un punto di vista scientifico, l’abuso sull’animale diventerebbe allora legittimo. Ma come attivisti per gli animali dovremmo invece comunicare che nessun valore utilitaristico-specistico può giustificare l’abuso su un animale.

3) Sposta l’attenzione dalla tragedia degli animali a problemi di altra natura: Quando un attivista si impegna in una discussione sull’antiscientificità della SA si sposta l’attenzione dall’abuso sull’animale al suo uso scientifico in laboratorio. Tutto il discorso si concentra su logiche scientifiche, studi, dati, ecc., e inevitabilmente si finisce per perdere di vista il problema etico fondamentale della questione, ovvero l’assoluta violazione dei diritti basilari individuali alla libertà, alla serenità e alla vita che sistematicamente avviene nei laboratori.

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