Violenze e brutalità contro gli attivisti per gli animali

di Riccardo B.

 

Le pratiche di denigrazione degli attivisti per gli animali si muovono su più livelli e fanno uso di argomenti di diverso tipo. Uno dei più popolari è quello che li ritrae come persone aggressive, violente ed esaltate. Sebbene nel vasto e variegato universo animalista vi siano innegabilmente manifestazioni di violenza fisica (tra scazzottate e quant’altro) e più spesso solo verbale (proteste che si risolvono in ripetizioni meccaniche di insulti, social network investiti da farneticanti sfoghi rabbiosi e considerazioni assai discutibili di alcuni personaggi pubblici), la maggior parte degli attivisti per gli animali sono persone lucide e ragionevoli. E che, semmai, sempre più frequentemente finiscono per essere esse stesse vittime di violenza.

Ho già parlato del pervasivo clima di repressione che, da alcuni anni a questa parte, sta investendo il movimento per i diritti animali, sia tramite una successione crescente di perquisizioni, arresti cautelari, processi, condanne e reclusioni [» per saperne di più], sia tramite una legislazione sempre più restrittiva e limitante [» per saperne di più].

Ma questa situazione è espressione solo di una parte della più ampia manifestazione di violenza contro il movimento, quella parte che si muove, per così dire, dall’alto, e che agisce in forma più raffinata e meno riconoscibile. Ma con l’intensificarsi dei presidi e del dissidio “in strada”, sempre più frequentemente si verificano casi di violenza più diretta, più brutale, contro gli attivisti, da parte di quei soggetti coinvolti personalmente nelle attività di sfruttamento animale.

Ciò dopotutto non dovrebbe sorprendere più di tanto, poichè è ben noto il collegamento tra la violenza sugli animali non umani e la violenza sugli esseri umani. Non a caso, spesso questi episodi di violenza si verificano in concomitanza ad azioni contro circhi, ben noti per il triste trattamento riservato agli animali detenuti [» per saperne di più] (per di più, i circensi si trovano in un momento di particolare tensione e pressione psicologica per via della sempre più crescente impopolarità dei circhi con animali).

Veronica, un’attivista che ha partecipato a un presidio a Pesaro contro il circo Martini nel 2010, racconta: «non appena i primi attivisti sono arrivati (le forze dell’ordine non erano ancora sul posto), i circensi li hanno aggrediti prima verbalmente, poi fisicamente, con schiaffi, spinte e lievi lesioni» [1]. A Grosseto, durante un presidio al circo Amedeo Orfei nel 2011, viene prima scagliato un sasso dai circensi contro i manifestanti, poi due attivisti vengono colpiti con pugni, infine una donna dello staff del circo si scaglia istericamente contro l’attivista che con una videocamera stava riprendendo l’accaduto [2,3]. Il video seguente mostra la vicenda (al minuto 1:09 si può vedere il circense colpire a pugni l’attivista):

Quanto accaduto ad A., un attivista che ha partecipato ad un volantinaggio informativo davanti al Circo delle Stelle attendato a Darfo Boario Terme (Brescia) alcuni mesi fa, è ancora peggio. «I circensi hanno incominciato ad insultarci, a spintonarci via, a minacciarci», racconta A.. E prosegue:

Iniziano a volare insulti da parte di due, tre circensi, dal classico «andate a lavorare» a «vi spezziamo le gambe, coglioni». Dopo l’ennesimo insulto ho risposto e questo ha scatenato […] Bruno [Niemen], che mi si è avventato contro, gettandomi a terra, dopo avermi colpito alle spalle con dei sonori pugni. […] Da qui in poi […] un delirio di gente che usciva dal circo solo per insultarci, picchiarci, spintonarci, minacciarci. Il ragazzo che avevamo fermato all’inizio si è messo in mezzo per aiutarci ed è stato aggredito e spinto a terra. D., la terza attivista, che cercava di calmare le acque, è stata più volte percossa all’orecchio. S. è stata spinta via, graffiata, insultata. […] A S. viene strappato dalle mani il foglio della questura da una circense pesante il doppio di lei. Quando l’attivista ha cercato di recuperarlo, la donna l’ha colpita più volte sulla testa, sul naso, sulla schiena, poi ha stracciato il foglio. [4]

I circensi non sono naturalmente gli unici che danno sfogo alla propria rabbia con le mani. Senza voler stilare un elenco esaustivo nel tempo, ma solo considerando l’anno corrente e l’anno appena passato, non è difficile rintracciare altri episodi di violenze contro gli attivisti. A Salerno, nel 2011, durante un volantinaggio nel corso di un evento di falconeria, alcuni attivisti sono stati aggrediti in pieno centro [5]. Nello stesso anno, alla sagra dei osei di Sacile (la principale fiera ornitologico-venatoria d’Italia, con decine di migliaia di uccelli chiusi in gabbia), un allevatore ha afferrato al collo un attivista e lo ha spintonato solo perché questi aveva chiesto di riparare dal sole alcuni uccelli [6]. Quest’anno, alla stessa sagra, ad una attivista è stato gettato addosso un pugno di vermi (usato per il pasto degli uccelli) [7]. Il 30 luglio scorso, a Roma, una attivista, dopo aver richiesto l’intervento dei vigili urbani per fermare una botticella che trasportava un numero eccessivo di passeggeri, si è vista il vetturino scagliarglisi contro ed è stata poi costretta a fuggire quando sono arrivati altri vetturini [8].

In Inghilterra, dove da molti anni c’è un vivo movimento di sabotatori della caccia [9], sono invece i cacciatori ad aver esibito le peggiori manifestazioni di violenza e brutalità estreme. Tra gli episodi più significativi, nell’ottobre del 2004 un gruppo di sabotatori è stato raggiunto da due auto da cui sono scesi alcuni cacciatori armati di bastoni e una barra metallica, poco dopo raggiunti da altri cacciatori. Uno degli attivisti, colpito con la barra, è rimasto privo di sensi per diversi muniti. Gli altri sabotatori hanno invece riportato ferite sul volto e sulla testa e lividi vari [10]. Tutto sommato, questi attivisti sono stati piuttosto fortunati rispetto a quanto accaduto a Tom Worby nell’aprile del 1993, quando il cacciatore cinquantatreenne Alan Ball, alla guida del suo furgone, si dirige contro un gruppo di sabotatori. Questi, vedendo che il veicolo non rallenta ma che continua a puntare dritto verso loro, si lanciano nel fosso lungo la strada. Il quindicenne Tom Worby, invece, rimane intrappolato sull’altro lato della strada tra la siepe e il furgone, finendo poi catturato dallo specchietto laterale del veicolo e trascinato per circa cinquanta metri mentre urla e colpisce disperato lo sportello del furgone. Riuscito a liberarsi dalla presa, il ragazzo rimbalza contro la siepe finendo a terra, ma viene travolto alla testa da una ruota del veicolo. Ball, per nulla preoccupato, accelera e si allontana, mentre il ragazzo muore prima dell’arrivo dell’ambulanza [11].

Un’altra tragedia è avvenuta più recentemente in Italia nel 2010, in un piccolo centro nei dintorni di Genova, quando il cacciatore sessantacinqueenne Renzo Castagnola ha sparato ed ucciso due guardie zoofile, Elvio Fichera e Paola Quartini, giunte per la notifica di una denuncia per maltrattamento di animali relativa allo stato di nove cani che l’uomo teneva per conto di alcuni cacciatori di cinghiali. Dopo aver fatto accomodare le due guardie intorno al tavolo della cucina, l’uomo sarebbe uscito dalla stanza con la scusa di cercare una penna. Ritornato poco dopo con una pistola in mano, spara ai due ospiti e, subito dopo, si rivolge l’arma contro togliendosi la vita [12].

Si tratta evidentemente, in questo caso, di un episodio di pura follia. Ma è un episodio che fa riflettere. È pura follia, sì. Ma è quella stessa follia che l’essere umano esercita costantemente, nella sonnifera abitudine quotidiana, contro le altre creature della Terra. Il cacciatore si esercitava da anni in questa follia sparando ad animali la cui unica colpa era vivere in libertà. Sparava senza alcun sentimento di compassione per le esistenze che distruggeva, un sentimento che probabilmente è stato represso in lui fin dai primissimi anni di vita.

In una foto su un quotidiano on line, si intravedono i due corpi delle guardie zoofile, stesi per terra in tutta la loro naturale animalità e, in questo, così simili ai corpi dei tanti animali uccisi negli anni dallo stesso cacciatore. Come sempre diciamo in questi casi: «uccisi come animali». Parole che nascondono una condanna rimossa, inconsapevole, alla nostra brutalità umana contro il resto dei viventi.

Riccardo B.

 

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Ultima modifica: 25 gennaio 2014

Note:
1. AgireOra Network, Presidio al circo con aggressioni e ingiurie.
2. Il Tirreno, Scontri di fronte al circo: sassi e pugni ai manifestanti.
3. YouTube: http://www.youtube.com/watch?v=vJUV8xM4-6M .
4. Antispecisti Libertari Brescia, «Io, pestato dai circensi» – Racconto di un’aggressione fuori dal circo.
5. Vegan Home forum, Protesta contro la falconeria a Salerno.
6. Nosagraosei.org, Presidio 2011.
7. GeaPress, Sacile (PN) a vermi in faccia.
8. La Stampa, In sei su una botticella, animalista protesta e rischia l’aggressione.
9. I sabotatori della caccia sono attivisti che mettono in atto azioni di vario genere per ostacolare l’attività della caccia, in particolare invadendo i campi di caccia con trombe, fischietti e urli per far scappare gli animali lontano dai cacciatori.
10. SourceWatch, Environmental and animal activists injured or killed, sez. 2.2.
11. SourceWatch, Environmental and animal activists injured or killed, sez. 1.6.
12. Il Secolo XIX, Multato per i cani, uccide due guardie zoofile e si spara.

 

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