Reprimere il movimento di liberazione animale

di Riccardo B.

 

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una fitta serie di perquisizioni, arresti cautelari, processi, condanne e reclusioni che, dall’Europa agli Stati Uniti, hanno investito il movimento per i diritti animali e riempito le pagine dei principali quotidiani nazionali [» per saperne di più]. Ma questi episodi rappresentano solo una parte (e la più superficiale) di una più ampia e ben pianificata persecuzione organizzata contro il movimento per i diritti animali. E non mi riferisco agli episodi che coinvolgono attivisti dell’Animal Liberation Front o gruppi simili che operano in situazioni di consapevole illegalità. Attualmente è in corso una radicale oppressione diretta proprio contro quegli attivisti impegnati in iniziative informative e in operazioni e dimostrazioni pacifiche il più delle volte del tutto legali.

Ciò che l’elite dello schiavismo animale più teme non sono le cosiddette azioni dirette di alcuni attivisti. Certo un gruppo ben organizzato di attivisti in passamontagna può liberare migliaia di visoni da un allevamento e dar fuoco alle strutture, arrivando a procurare danni anche per migliaia di euro. Ma è il potenziale rivoluzionario in grado di essere innescato da attività dirette alla collettività a spaventare più di ogni altra cosa: informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla giustizia verso gli animali può corrodere le basi stesse del sistema schiavistico animale e frantumare irrimediabilmente il collaterale potere economico. Ed è questo ciò che più incute timore in chi oggi detiene tale potere.

Non incidentalmente, tutti gli attivisti coinvolti nei summenzionati casi degli ultimi anni operavano pubblicamente in iniziative legali di informazione, sensibilizzazione e protesta: appare pertanto alquanto evidente che le operazioni di polizia che li hanno colpiti non sono state compiute con l’intento di scoraggiare gli attivisti impegnati in attività illegali e distruttive. Queste accorte ed elaborate messe in scena sono state organizzate in modo tale da garantire innanzitutto l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica (ottenuta tramite la spettacolarizzazione delle operazioni e il clamore destato dall’arresto di attivisti per i diritti animali), fondamentale per assicurare una capillare diffusione del messaggio che si aveva intenzione di trasmettere: ovvero la criminalizzazione del movimento per i diritti animali [1]. E, naturalmente, la criminalizzazione del movimento per i diritti animali assolve al preciso compito di danneggiare l’immagine del movimento stesso e dunque far perdere credibilità alle idee sostenute e diffuse.

Anche la semplice documentazione tramite indagini negli allevamenti rischia di essere oggetto di repressione governativa. Nell’ottobre del 2011, in Finlandia, alcuni attivisti, dopo aver diffuso video e foto che documentavano le terribili condizioni dei maiali in trenta allevamenti visitati, sono stati processati con l’accusa di «diffamazione aggravata» e «disturbo della quiete» su denuncia dell’associazione nazionale degli allevatori di suini e con il sostegno del procuratore, che intendeva imporre agli attivisti un pagamento di 180 mila euro come risarcimento agli allevatori e una condanna detentiva per uno degli imputati (benchè, al termine del processo, tutti gli attivisti siano stati comunque assolti [2]) [3,4,5].

Negli Stati Uniti le indagini sotto copertura che rivelano le condizioni di vita degli animali e le ordinarie violazioni delle leggi sul benessere animale sono diventate un importante argomento di discussione politica. Nel 2011, un disegno di legge dello stato del Minnesota ha proposto la proibizione anche del semplice possesso di «immagini e suoni» che provengano da allevamenti, laboratori di sperimentazione, fabbriche di cuccioli e altre strutture di detenzione animale [6]. L’introduzione di normative simili è stata tentata anche nell’Iowa, con un disegno di legge per vietare la produzione, il possesso o la distribuzione di registrazioni di «esperienze video o audio che si verifichino in una struttura con animali», e in Florida, dove è stato proposto che la realizzazione di fotografie in un allevamento senza un consenso scritto del proprietario fosse considerato un reato di primo grado [7].

Queste proposte di legge non sono una sorpresa e fanno parte di un disegno legislativo più ampio volto a reprimere il movimento per i diritti animali. Negli Stati Uniti dal 2006 è in vigore l’Animal Enterprise Terrorism Act (AETA), che ha sostituito l’Animal Enterprise Protection Act del 1992 (usato per il caso degli SHAC 7, condannati sotto questa legge per la gestione di un sito). L’AETA vieta qualsiasi comportamento messo in atto «allo scopo di danneggiare o interferire con le operazioni di un’impresa animale»: apparentemente, dunque, questa legge sembrerebbe essere rivolta solo a colpire azioni illecite compiute da gruppi come l’Animal Liberation Front. Tuttavia, le attività di questi gruppi sono già riconosciute come reati dalle leggi generali (e i membri stessi sono ben consapevoli che le loro azioni sono illegali). Ciò che più preoccupa dell’AETA è invece il potenziale di colpire proprio quegli attivisti che operano in maniera pubblica e legale.

I critici sostengono che questa legge sia troppo vaga ed eccessivamente ampia, tale che chiunque interferisca con le attività di un’«impresa animale» possa essere definito un terrorista e arrestato. Il termine impresa animale, così come usato nel testo della legge, indica qualsiasi attività che usi o venda animali o prodotti animali: questo può includere sia un laboratorio che conduce esperimenti su scimmie, sia una stazione di benzina che vende carne in scatola. L’approssimazione del testo permette inoltre che l’AETA possa essere usata per reprimere una vasta gamma di proteste di diverso genere, e praticamente nessuno può essere certo che un’azione che si intenda mettere in atto, di qualunque natura essa sia, non sia perseguibile dal complesso normativo dell’AETA.

L’AETA, secondo i critici, rappresenterebbe dunque una minaccia alla libertà di parola e di protesta, garantite negli Stati Uniti dal primo emendamento [8,9]. L’AETA è stata duramente criticata anche da diversi gruppi per le libertà civili e i diritti umani, quali l’American Civil Liberties Union [10], il Center for Constitutional Rights [11] e il National Lawyers Guild [12], e attivisti e gruppi per i diritti animali hanno espresso forti preoccupazioni per la propria libertà di espressione. Preoccupazioni niente affatto immotivate. In un rapporto dell’FBI, venuto alla luce nel 2011, si legge di alcuni attivisti che «illegalmente sono entrati in allevamenti dove hanno filmato le condizioni degli animali e ne hanno portati via alcuni», concludendo che, pertanto, «vi è una ragionevole indicazione che gli attivisti hanno violato l’Animal Enterprise Terrorism Act» [13].

Un caso che ha fatto molto discutere si è verificato nel 2009 in California, quando quattro attivisti sono stati incriminati per azioni terroristiche sotto l’AETA per aver condotto proteste pacifiche davanti alle abitazioni di sperimentatori su animali e per aver effettuato ricerche su Internet su società contro cui organizzare proteste. Gli attivisti hanno rischiato una condanna di dieci anni di prigione e, benchè le accuse siano state alla fine respinte, sono stati comunque posti agli arresti domiciliari [14,15,16].

In Europa la situazione non è molto migliore. Nel rapporto dell’Europol del 2011 sul terrorismo nel territorio europeo [17], un’intera sezione è dedicato alle attività degli attivisti per i diritti animali e per l’ambiente, descritti come «terroristi». Gli esperti dell’Europol definiscono «terroristi» non solo i responsabili di attacchi incendiari e altre attività vandaliche simili, come ci si potrebbe aspettare: «per raggiungere i loro obiettivi» – si legge nel rapporto – «gli estremisti per i diritti animali usano sia proteste autorizzate, sia metodi illegali […]». E più avanti si afferma che: «gli estremisti per i diritti animali usano anche metodi di disinformazione per screditare i loro obiettivi e indebolirne l’accettazione da parte dell’opinione pubblica. Immagini di animali malati e maltrattati vengono rese pubbliche tramite documentazioni video».

Il rapporto infine rileva che «Internet è uno strumento fondamentale per questi attivisti. Siti web che portano avanti campagne, siti di social network e mailing list giocano tutti un ruolo importante nel rendere possibile agli estremisti di essere informati sugli eventi che seguono». Come nota Will Potter, giornalista statunitense autore del libro Green is the New Red e curatore del sito omonimo, questo rapporto dimostra che «l’arma più pericolosa in possesso di questi movimenti non sono le pistole, l’antrace o le bombe. È l’informazione» [18].

Si badi bene: qui non abbiamo a che fare con l’ennesima cospirazione complottista di fantasia paranoica. Qui non vi sono misteriose organizzazioni d’alto livello che operano in un clima di segretezza portando avanti perfidi piani. Qui tutto avviene pubblicamente, anzi in maniera addirittura clamorosa, ben documentato dai media, e con la partecipazione plateale del governo, delle forze di polizia, delle autorità giuridiche.

Ma la repressione è solo un inutile tentativo, benchè violento ed estremo, di fermare un movimento in continua espansione, di arginare un’idea rivoluzionaria che vive e si muove nell’aria stessa che noi tutti respiriamo, un’idea incontrollabile e ingovernabile perché scaturente da principi di giustizia radicali. Un’idea che anima ed appassiona i cuori degli attivisti, e che proprio dall’ingiustizia, l’ingiustizia che l’uomo pratica indiscriminatamente e sistematicamente contro le altre creature della Terra, quella stessa ingiustizia che viene replicata nella repressione in atto, trae la propria linfa vitale per crescere e muoversi.

Riccardo B.

 

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Ultima modifica: 25 gennaio 2014

Note:
1. Si noti che tale messaggio viene trasmesso con successo anche nel caso che gli attivisti vengano infine assolti: un arresto organizzato con spettacolarità colpisce molto l’attenzione del pubblico, ma la successiva assoluzione di un gruppo di attivisti per i diritti animali è di scarso interesse generale.
2. Uno degli attivisti ha dovuto comunque pagare 1500 euro al proprietario di un allevamento per le spese processuali sostenute.
3. EssereAnimali, Finlandia: 2 attivisti rischiano il carcere per aver fatto un’ investigazione.
4. AgireOra, Investigazione sugli allevamenti in Finlandia.
5. Nemesi Animale, Cadute le accuse per gli attivisti finlandesi.
6. Green is the New Red, Minnesota Bill Targets Anyone Who Exposes an “Image or Sound” of Animal Suffering at Factory Farms, Puppy Mills.
7. Green is the New Red, Iowa and Florida Ag-Industry Bills Target Animal Cruelty Investigations.
8. Green is the New Red, Analysis of the Animal Enterprise Terrorism Act (AETA).
9. Jurist, Animal Enterprise Terrorism Act and the Suppression of Free Speech.
10. L’American Civil Liberties Union, prima che l’AETA fosse approvata, ritenne che erano necessarie alcune modifiche «per impedire che la legge scoraggi o minacci la libertà di espressione» (e tuttavia tali modifiche non vennero apportate) [Truthout, Activists Silenced by Animal Enterprise Terrorism Act File Lawsuit].
11. Il Center for Constitutional Rights ha dichiarato che l’AETA è troppo ampia e potrebbe essere interpretata e usata per definire atti di disobbedienza civile come attività terroristiche [Truthout, Activists Silenced by Animal Enterprise Terrorism Act File Lawsuit].
12. Heidi Boghosian, direttore esecutivo del National Lawyers Guild, ha dichiarato: «L’uso del termine terrorista per identificare gli attivisti significa servirsi delle tragedie che accompagnano le vere azioni terroristiche. Noi crediamo che il potere e la pressione delle grandi imprese e società hanno avuto una forte influenza [nell’approvazione dell’AETA], e questo è un esempio di come gli interessi delle corporations lavorino contro i diritti civili» [San Francisco Boycott Feinstein, A new proposed law would put activists in jail for hurting a company’s bottom line].
13. Il documento (censurato) può essere consultato » qui.
14. Il documento del processo può essere consultato » qui.
15. Truthout, Activists Silenced by Animal Enterprise Terrorism Act File Lawsuit.
16. AlterNet, The Animal Enterprise Terrorism Act: The Most Dangerous Domestic Terror Law You’ve Never Heard Of.
17. Europol, EU Terrorism Situation And Trend Report.
18. Green is the New Red, EU Terrorism Report Warns of Animal Rights Activists Who Create Undercover Videos.

 

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