Vivere e soffrire in un circo

di Riccardo B.

 

Stabilire con certezza quanti animali siano oggi detenuti nei circhi italiani è impresa assai ardua. Complessivamente, comunque, si stima che in Italia gli animali impiegati nelle attività circensi siano più di duemila: un numero di animali assai modesto se confrontato con altre pratiche di sfruttamento animale, tuttavia sufficiente a imporci interrogativi sulle loro condizioni di vita.

Un primo parere obiettivo ci viene fornito dagli animali stessi. I numerosi episodi di fuga degli animali dai circhi [1] ci suggeriscono che la vita loro offerta in queste strutture non è molto adeguata e che questi animali, nonostante i molti anni di cattività in ambienti poveri, ricercano ancora la libertà e la vita esplorativa. Significativo è il caso di una elefantessa di quarant’anni che, scappata da un circo italiano a Bassano del Grappa, ha scavalcato un recinto di una villetta per finire in un giardino, quello che probabilmente credeva essere qualcosa di simile al suo ambiente di vita naturale [2].

Similmente, i frequenti casi di aggressione di animali che si avventano contro domatori o altri lavoratori del circo [3], sono molto indicativi del disagio sperimentato, benchè accortamente celato dagli addestratori. Il domatore Stefano Nones, figlio di Moira Orfei, dopo essere stato aggredito da una tigre, in un’intervista dichiarò che l’animale gli si era avventato contro perché, spiegò: «hanno illuminato una cosa che avevo addosso che non doveva vedere» [4]. Un’osservazione quantomeno sconcertante. Come è noto, gli animali che vivono in stato di cattività, a causa delle sfavorevoli condizioni di vita, rivelano tratti aggressivi che mancano invece in condizioni di libertà. Oltre a questo, nei circhi gli animali devono anche subire la sottomissione al domatore e lunghe e tormentate sessioni di allenamento. In questo contesto particolarmente stressante, può pertanto accadere che animali dall’indole aggressiva e dominante, come le tigri, in un impeto di esasperazione rispondano a situazioni apparentemente innocue con una improvvisa reazione aggressiva. Questi eventi rivelano pertanto una condizione di forte stress e dunque di grave sofferenza nell’individuo.

Solitamente gli impresari circensi affermano che gli animali che usano sono nati e cresciuti in cattività e dunque non soffrirebbero per la privazione di libertà. Ma simili dichiarazioni con tengono conto del fatto che la nascita in cattività, lungi dall’essere una giustificazione, rappresenta invece una grave situazione di disagio per un animale, privato in tal modo fin dal primo giorno di vita della possibilità di vivere nel suo ambiente naturale, il solo in grado di garantire all’individuo una vita completa e soddisfacente.

È comunque assai inverosimile che gli oltre duemila animali detenuti nei circhi italiani siano nati tutti nei circhi o comunque in stato di cattività. La riproduzione in cattività di molte specie è assai difficile, per altre impossibile. A dimostrazione di ciò, le rare nascite di animali nei circhi, così come negli zoo, negli acquari e nei delfinari, vengono sempre pubblicizzate con enfasi, proprio perché si tratta di eventi di natura eccezionale.

Tuttavia, nonostante ciò, nonostante gli inevitabili eventi biologici di malattia e vecchiaia, che rendono gli animali inidonei agli spettacoli, e considerando i naturali decessi, il numero di animali detenuti dai vari circhi rimane pressochè costante o addirittura aumenta negli anni. È dunque lecito sospettare che molti degli animali usati nei circhi provengano da catture in natura e siano ottenuti per vie illegali. Il caso del circo Coliseum Roma è esemplificativo: dal 2003 al 2009, su un totale di 53 animali registrati in ingresso, nessuno risultava acquistato: tutti gli animali, secondo la compilazione del registro, risultavano arrivati al circo in seguito a «donazione», «acquisizione gratuita» o per un generico «altro».

Bisogna osservare a tal proposito che vi sono circhi che intraprendono lunghe tournee verso paesi in cui ottenere animali esotici e false certificazioni è molto semplice. Ciò è dimostrato anche dai diversi sequestri di scimpanzè, tigri, elefanti e persino gorilla a diversi circhi italiani perché importati illegalmente. Esiste inoltre un altro canale cui è possibile rivolgersi, rappresentato dal mercato illegale nazionale di animali selvatici. A titolo di esempio, alcuni anni fa un italiano di Acqui Terme (AL) venne condannato per la cattura ed esportazione illegale di cuccioli di elefante da destinare a circhi e zoo [5].

Comunque sia, nonostante i ragionevoli dubbi, sostenere che gli animali nati in cattività non soffrano della privazione di libertà è una chiara dimostrazione di scarsa conoscenza etologica: persino gli individui mantenuti negli allevamenti intensivi, pur appartenendo a specie addomesticate dall’uomo da migliaia di anni, se messi in condizioni di libertà limitata si adattano velocemente alla nuova situazione e mettono in atto tutta la serie dei comportamenti naturali che nell’allevamento non potevano essere manifestati. La nascita in cattività, pertanto, non estingue le caratteristiche comportamentali di un individuo, ma semmai le reprime. Senza dubbio, dunque, individui di specie selvatiche come tigri, elefanti o rinoceronti, mal si adattano ad una vita in cattività pur se prolungata dalla nascita.

Occorre anche smentire la credenza diffusa secondo cui un animale che si riproduce in cattività è segno di una condizione di elevato benessere: nella villa comunale di Reggio Calabria era presente una coppia di leoni rinchiusa in una angusta gabbia costruita in un angolo nascosto dal sole, che tuttavia, in pochi anni, ha dato più volte alla luce diversi cuccioli.

Sebbene la vita in cattività rappresenti sempre una fonte di disagio e di privazioni per gli animali, va osservato inoltre che le condizioni di cattività degli animali detenuti nei circhi sono particolarmente restrittive. Animali appartenenti a specie che in natura vivono in ambienti ricchi e complessi, nei circhi passano l’intera giornata negli squallidi vagoni-gabbia dei camion usati per il trasporto. Non è raro ad esempio vedere i felini girare ossessivamente da un punto all’altro della gabbia metallica, ciò che rappresenta un evidente segnale di stress.

Quando il circo è attendato, i più fortunati vengono posti in miseri recinti. Gli elefanti in genere sono immobilizzati da corte catene metalliche legate alle zampe, e frequentemente possono essere visti dondolare ripetutamente il capo, un altro segnale di forte stress. Gli ippopotami, in alcuni casi, possono disporre di vasche ricolme di acqua fetida. Cavalli, pony, zebre, dromedari e cammelli spesso vengono legati al collo con catene o corde. Per gli animali marini, uccelli e rettili, la situazione è, per quanto possibile, ancora peggiore.

Per gli animali che vengono esibiti negli esercizi, una parte della giornata viene poi trascorsa tra il tormentato addestramento e l’angosciante spettacolo. Ironicamente, secondo i domatori, l’alternarsi di gabbia e pista garantirebbe agli animali il rispetto delle esigenze naturali: la pista sarebbe una sorta di rappresentazione del territorio naturale, mentre la gabbia fungerebbe da tana dove l’animale può sentirsi al sicuro.

Ad una vita in cattività che reprime ogni comportamento naturale, si aggiunge poi l’addestramento coatto nell’esecuzione di comportamenti del tutto innaturali (lo “spettacolo” in effetti consiste proprio nell’esibizione di questa innaturalezza). Le posizioni e gli esercizi imposti all’animale contrastano radicalmente con la sua fisiologia e il corpo non è naturalmente in grado di riprodurli se non sotto costrizione: basti pensare all’elefante in posizione di verticale con le zampe posteriori alzate in aria o alla tigre costretta a camminare su due zampe o all’orso che si esibisce in capriole.

Oltre a ciò, questi esercizi rappresentano per l’animale delle attività fisicamente complesse e impegnative. Ma a differenza di un atleta circense, che si dedica a lunghi e faticosi allenamenti in quanto fortemente motivato, l’animale costretto all’addestramento non comprende il senso degli esercizi imposti, proprio perché estranei alla propria natura. E l’essere sottoposti ad un allenamento fisico duraturo senza essere sostenuti da una adeguata motivazione genera stress e sofferenza psicologica, analogamente a quanto sperimenterebbe un essere umano obbligato ogni giorno ad allenarsi per ore camminando con le mani a terra e i piedi in aria senza che gli venga fornita una ragione comprensibile.

Altri comuni problemi per gli animali detenuti nei circhi riguardano l’alterazione delle naturali esigenze sociali, la convivenza di specie incompatibili per rapporti preda-predatore, l’impossibilità per gli animali di sottrarsi alla vista del pubblico durante le visite, le luci, i rumori e la presenza della folla agitata durante gli spettacoli, i lunghi viaggi chiusi nel carro bestiame anche per migliaia di chilometri: tutti elementi fattore di stress ben riconosciuti per gli animali e fonte di malessere psicologico. Inoltre, il mancato rispetto delle temperature idonee per le diverse specie, un’altra situazione facilmente riscontrabile nei circhi, è causa di un prolungato disagio fisico.

L’incompatibilità degli animali con la detenzione nei circhi è pertanto evidente, così come suggerito anche dalle conclusioni della ricerca scientifica più recente. Nel 2009 una equipe di studiosi della facoltà di scienze biologiche dell’università di Bristol ha condotto il primo studio complessivo sulle condizioni di benessere degli animali selvatici (ovvero appartenenti a specie non domestiche, quali elefanti, leoni , tigri, orsi, scimmie, ecc.) usati nei circhi, valutandone il comportamento, la salute e le condizioni di vita e di trasporto.

Gli autori hanno concluso che «gli animali non domestici, per essere adatti alla vita del circo, dovrebbero presentare necessità di spazi ridotti, strutture sociali semplici, basse funzioni cognitive, necessità ecologiche non specialistiche e la capacità  di essere trasportati senza effetti negativi per il benessere. Nessuna delle specie animali comunemente  esibite  nei  circhi, come ad esempio elefanti e grandi felini, rispondono attualmente  a  questi  criteri.  Ne concludiamo  dunque  che le specie animali non domestiche comunemente presenti nei circhi sembrano essere le meno adatte ad una vita da circo» [6]. Naturalmente, queste considerazioni sono facilmente applicabili anche ai mammiferi domestici detenuti nei circhi (equidi, bovidi e cani), che possono soffrire per le stesse limitazioni.

Riccardo B.

 

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Ultima modifica: 24 gennaio 2014

Note:
1. Riporto di seguito dieci tra le innumerevoli fughe di animali dai circhi avvenute in Italia negli ultimi dieci anni: Circo Moira Orfei: un elefante scappato a Torino (maggio 2002); Circo Lina Orfei: due zebù scappate a Osimo (luglio 2002); Circo Togni: un canguro scappato a Milano (settembre 2002); Circo Magyar: tre tigri scappate a Oristano (novembre 2002); Circo Serio:  un ippopotamo scappato a  Matera (luglio 2003); Circo Roney Rolley: tre tigri scappate a Bari (dicembre  2003); Circo Niemen: un ippopotamo scappato a Thiene (Vicenza) (dicembre 2003); Circo Togni: tre antilopi, di cui una morta durante la cattura, scappate a Rio Saliceto (Reggio Emilia) (luglio 2004); Circo Royal: un ippopotamo scappato a Matera (dicembre 2004); Circo Armando Orfei: un elefante scappato a Bassano del Grappa (Vicenza) (aprile 2010).
2. Corriere del Veneto, Apre la porta e vede un elefante in giardino.
3. Solo al circo Moira Orfei, dal 2000 al 2010, vi sono state quattro persone ferite da grandi felini, un domatore di settant’anni ucciso dalle tigri nel 2000, un secondo domatore di 24 anni ucciso nel 2006, quando anche il figlio della signora Moira Orfei, Stefano Nones, fu aggredito dalle sue tigri e rischiò una gamba, un incidente al quale ne seguì un secondo nel dicembre 2009 in cui venne aggredito da una tigre.
4. Animale senz’altro, Striscia la notizia tra esperti di circhi e zoo.
5. GeaPress, Osimo (AN) – Elefante in fuga. Cosa può succedere con un elefante nel circo.
6. Iossa et al., Are wild animals suited to a travelling circus life?.

Fonti consultate:
– Lav, Come è garantita l’impunità ai circhi.
– Lav, Liberiamo gli animali dai circhi.
– Lav, Indagine sui circhi in Italia.
– Enpa, Il circo: prigione per animali.

 

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