Linee guida per il mantenimento degli animali nei circhi: inadeguate, inattuabili e irrispettate

di Riccardo B.

 

In Italia l’esibizione di circhi con animali selvatici è vietata. O meglio: sarebbe vietata. Il 16 aprile del 1998 la commissione scientifica CITES emanò dei criteri oggettivi per una corretta valutazione dell’idoneità alla detenzione degli animali definiti per legge pericolosi (leoni, tigri, elefanti, orsi, rinoceronti, ecc.). Basandosi su tali criteri, gli esperti conclusero che le strutture circensi non fossero in grado di assicurare i requisiti minimi richiesti, negando pertanto il rilascio dell’idoneità: una chiara conferma scientifica, se mai ce ne fosse bisogno, del livello di degrado e squallore in cui sono segregati gli animali nei circhi (italiani e non solo).

Tuttavia, uno scandaloso susseguirsi di circolari e di modifiche legislative permise ai circhi di continuare ad usare questi animali e, successivamente, al CITES fu richiesto di emanare specifici criteri (più permessivi) per i circhi [1]: in tal modo, non erano i circhi a doversi adeguare ai criteri del CITES, ma erano i criteri del CITES a doversi adeguare ai circhi.

Le linee guida determinate dal CITES stabiliscono, per quanto concerne la vita dell’animale, una serie di indicazioni sui requisiti minimi relativamente alle strutture di detenzione (dimensioni, arricchimento ambientale e altre caratteristiche) e sulla cura degli animali (nutrizione, salute e condizioni di trasporto).

Bisogna osservare che tali criteri, essendo concepiti per animali detenuti in strutture artificiali, non ne mettono in discussione il mantenimento in cattività [2], ma cercano solo di fornire delle indicazioni che dovrebbero favorire una condizione di benessere accettabile: il che, naturalmente, non significa che il rispetto di tali indicazioni assicuri agli animali una condizione di benessere ottimale. Tale condizione, infatti, per individui appartenenti a specie che in natura vivono in ambienti ricchi e complessi, che si spostano lungo percorsi di centinaia di chilometri e che instaurano rapporti sociali articolati, può essere sperimentata solo in una situazione di completa libertà nel proprio habitat originario.

Tuttavia, anche per il più convinto sostenitore della cattività, sarebbe difficile non riconoscere come i criteri imposti dalle linee guida siano assolutamente inadeguati per gli animali. Ad esempio, per quanto riguarda le dimensioni delle strutture interne, agli elefanti è riservato uno spazio di 3 x 5 metri per animale (ed è ammessa la possibilità dell’uso di catene, seppur limitato), ai felini è sufficiente una gabbia di 4 x 2 metri per animale e poco più alta di 2 metri, per i babbuini sono ritenute idonee gabbie di 10 x 3 metri per un gruppo di 5 soggetti (e un metro e mezzo quadrato per ogni animale in più), con a disposizione un’altezza di soli 3 metri.

In altri casi invece vengono indicate condizioni per i circhi oggettivamente molto difficili, se non impossibili, da realizzare, a causa della stessa loro natura di strutture itineranti. Ad esempio, per quanto riguarda le strutture esterne, per gli elefanti è prevista la possibilità di fare bagni nell’acqua e bagni di sabbia, gli orsi devono avere a disposizione tronchi su cui arrampicarsi e affilarsi le unghie, i babbuini devono poter disporre di installazioni su cui arrampicarsi, nascondersi e ritirarsi, mentre le giraffe devono avere la possibilità di afferrare il cibo da posizioni elevate.

Gli esperti del CITES, evidentemente ben consapevoli sia dell’inadeguatezza della maggior parte delle norme e sia dell’impossibilità di altre di essere rispettate, nelle stesse linee guida dichiarano che le indicazioni prescritte «non devono essere considerate come una giustificazione o un invito a mantenere determinate specie nei circhi». E aggiungono: «In particolare si raccomanda che in futuro non vengano più detenute le specie in via di estinzione o il cui modello gestionale non è compatibile con la detenzione in una struttura mobile quali, ed in particolare: primati, delfini, lupi, orsi, grandi felini, foche, elefanti, rinoceronti, ippopotami, giraffe, rapaci».

Vale la pena di notare che le norme, per la gran parte inadeguate, contenute nel documento del CITES, rappresentano le migliori condizioni possibili che, in via teorica, un circo dovrebbe essere in grado di assicurare agli animali detenuti. Purtroppo però, nella pratica quotidiana, la maggior parte di tali norme non viene osservata in modo rigoroso e costante e in molti casi il mancato rispetto è una prassi consolidata. Di fatto, la grande maggioranza dei circhi, compresi quelli condannati o sottoposti ad indagini proprio per le pessime condizioni di detenzione degli animali, svolgono i propri spettacoli senza la necessaria osservanza dei parametri contenuti nelle linee guida.

Le ispezioni, quando effettuate, sono svolte con disinvolta superficialità, le violazioni più comuni non vengono quasi mai prese in considerazione ma sono per lo più accettate come mancanze minori sulle quali si può sorvolare, e anche di fronte ad evidenti casi di gravi irregolarità i controlli si concludono quasi sempre con una valutazione positiva. Sebbene a volte può accadere che qualcuno degli addetti all’ispezione lasci delle prescrizioni, dato il ridotto tempo di attendamento del circo non ci si cura poi di verificare se la struttura si sia effettivamente adeguata.

Per comprendere le ragioni di questa singolare situazione, va notato che i criteri proposti dal CITES sono in effetti delle linee guida, ovvero costituiscono solo delle raccomandazioni, dei consigli, non delle norme inderogabili. Nello stesso documento del CITES si afferma infatti che «il mancato rispetto di uno o più dei suddetti requisiti non integra automaticamente il reato di maltrattamento animale, la cui valutazione spetta comunque a personale qualificato e incaricato dall’autorità competente». Pertanto, il giudizio sulle condizioni degli animali resta molto soggettivo.

Si consideri a tal proposito che solitamente le ispezioni vengono eseguite dal servizio veterinario Asl, la cui inaffidabilità è stata comprovata più e più volte. Basti citare il recente caso dell’allevamento Green Hill, conclusosi con il sequestro della struttura a seguito dell’operazione di polizia che ha condotto al rinvenimento dei corpi di cento cani nei congelatori dell’azienda e di ben quattrocento animali senza identificazione: eppure la Asl locale aveva più volte sostenuto che nei controlli effettuati tutto era risultato sempre in regola [3].

A dimostrazione della totale inadempienza dei circhi per il rispetto dei criteri del CITES, basti osservare che in Italia, pur non essendo permesso ai sindaci imporre divieti per l’attendamento ai circhi sul proprio territorio, i comuni possono tuttavia definire alcune norme, basate sulle raccomandazioni del CITES, che i circhi sono tenuti obbligatoriamente a rispettare: un espediente che, di fatto, viene usato per impedire ai circhi l’attendamento, poiché nessun circo è in grado di adeguarsi anche alle più elementari delle norme del CITES [4].

Alcuni degli uccelli detenuti nelle squallide gabbie del circo Victor

Alcuni degli uccelli detenuti nelle squallide gabbie del circo Victor

Un caso particolarmente significativo per illustrare quanto fin qui detto ha avuto come protagonista il circo “Victor, lo spettacolo delle meraviglie” [5]. In questa struttura da incubo gli animali, come più volte documentato, venivano detenuti in condizioni di prigionia terribili [6], ma nonostante i numerosi solleciti della Lav alle istituzioni preposte al controllo, nulla viene mai contestato al circo.

Il 18 marzo del 2009 però, in un servizio sul circo Victor trasmesso dalla popolare trasmissione televisiva Striscia la notizia vengono denunciate le gravissime condizioni di detenzione degli animali detenuti e l’evidente stato di sofferenza [7]. A seguito del servizio la vicenda assume una forte rilevanza nazionale tanto che, dopo solo due mesi, all’attendamento del circo a Montecatini Terme la Asl, evidentemente solo perchè costretta dal clamore sollevatosi, interviene per procedere al sequestro preventivo di tutti gli animali, ravvisando gli estremi di maltrattamento animale.

Ma il proprietario del circo ricorre in appello e in meno di un mese dal sequestro riesce ad ottenere il dissequestro di 17 animali (fortunatamente gli 82 uccelli vengono invece trasferiti in centri di accoglienza). Poco dopo, con processo di maltrattamento ancora in corso, il circo riprende la sua attività con i pochi animali, e in breve riappaiono negli spettacoli i primi uccelli. La vicenda si è conclusa solo nel luglio del 2012, quando è stato confermato il sequestro degli animali e ordinato il ritiro dei mezzi di trasporto per evitare il ripetersi del reato [8]. Tutto ciò è avvenuto solo per uno scalpore mediatico, nonostante l’evidente stato di degradazione in cui vivevano gli animali: ma quanti altri circhi continuano ancora a girare impunemente per l’Italia?

Riccardo B.

 

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Ultima modifica: 23 gennaio 2014

Note:
1. Commissione Scientifica CITES, Linee guida per il mantenimento degli animali nei circhi e nelle mostre itineranti.
2. L’unica perplessità viene espressa per l’orso polare, per cui si rileva «l’assoluta impossibilità di detenere nei circhi» tale animale.
3. Salviamo i cani di Green Hill, I segreti sporchi di Green Hill.
4. AgireOra Network, http://www.agireora.org/circhi/proteste.html .
5. Questa struttura in realtà non è propriamente un circo, in quanto gli animali detenuti vengono solo esposti e non esibiti in esercizi di ammaestramento. Tuttavia, anche per questo genere di attività le norme previste per il mantenimento degli animali sono le stesse che si applicano al circo comunemente inteso.
6. Un centinaio di uccelli, tra cui grandi rapaci, avvoltoi e pellicani, erano costretti in anguste e spoglie gabbie, prive persino di trespoli, in cui i volatili non solo non potevano volare, ma non potevano nemmeno compiere i normali movimenti di estensione delle ali, e venivano fatti uscire solo per una breve esibizione e poi rimessi subito in gabbia. La struttura aveva anche delle squallide vasche con rinchiusi anaconda, alligatori, un leone marino di quattrocento chili e due squali.
7. Durante il servizio, Vittorio Calvaruso, proprietario del circo, in un accesso d’ira esemplare della comunità circense, inveisce aggressivo contro l’inviato e fa volare in aria la telecamera. Bisognerebbe riflettere su questi episodi e chiedersi se un uomo è capace di un simile comportamento davanti ad una telecamera e contro altri esseri umani, quale può essere, al nascosto del pubblico, il trattamento che riserva ad esseri di altre specie assoggettati al suo completo dominio.
8. Lav, Circo Victor, la Cassazione conferma il sequestro.

Fonti consultate:
– Lav, Come è garantita l’impunità ai circhi.
– Lav, Liberiamo gli animali dai circhi.
– Lav, Indagine sui circhi in Italia.
– Enpa, Il circo: prigione per animali.

 

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