Una breve panoramica sul circo e sulla situazione in Italia

di Riccardo B.

 

Gli spettacoli con animali tipicamente vengono promossi dall’industria del circo facendo appello alle emozioni più ricercate dagli spettatori: stupore, eccitazione, allegria. Il circo è sicuramente un luogo vibrante di emozioni: ma sono emozioni di ben altra natura. L’esibizione di un animale al circo risveglia, nell’occhio lucido, non annebbiato dal torpore empatico, compassione, tristezza, dolore. E tanta rabbia, quella rabbia che nasce dal cuore davanti alla vittima di un sopruso cui non si può prestare soccorso.

In tutto il mondo numerosi paesi, dall’Europa all’Asia, dal Nord America al Centro e Sud America, fino all’Oceania, hanno emesso divieti, totali o parziali, nazionali o locali, all’uso degli animali nei circhi [1]. Nel 2009, la Bolivia è stato il primo paese al mondo a vietare l’uso di qualsiasi animale nei circhi [2], con una legge che stabilisce che la detenzione degli animali nei circhi «costituisce un atto di crudeltà» [3] .

In Italia vige il divieto di detenzione di animali considerati pericolosi (leoni, tigri, elefanti, ecc.), ma, come spesso accade nel nostro paese, un trattamento speciale viene riservato alle attività di sfruttamento animale: per non ben precisate ragioni, infatti, tale divieto non si applica ai circhi [4]. Una speciale concessione legislativa che fa parte di un più ampio progetto del governo a sostegno dei circhi italiani: nell’antiquata legge sui circhi [5], risalente al 1968, al punto 1 si afferma chiaramente che lo stato riconosce alle imprese circensi una «funzione sociale» e «pertanto sostiene il consolidamento e lo sviluppo del settore». Da allora tale sostegno garantisce al mondo circense, ogni anno, un consistente prelievo dai contributi pubblici, erogati dal ministero per i beni e le attività culturali: il solo colosso Togni, nel 2009, ha usufruito di un fondo finanziario pari a ben 700.000 euro.

Un leone liberato da un circo della Bolivia, ospitato in una riserva per animali selvatici

Un leone liberato da un circo della Bolivia, ospitato in una riserva per animali selvatici

Nel decreto ministeriale 20 novembre 2007 [6], che stabilisce i criteri e le modalità di erogazione dei contributi in favore delle attività circensi, tra gli obiettivi da conseguire viene dichiarato che occorre «consentire ad un pubblico sempre più ampio di accedere alla cultura circense […], con particolare riguardo alle nuove generazioni ed alle categorie meno favorite […], sostenere la funzione sociale, ricreativa e pedagogica dell’attività circense […], incentivare la circolazione e la diffusione dell’attività circense [e] sostenere la promozione internazionale della tradizione circense italiana all’estero».

In un simile contesto, non stupisce che ogni anno la televisione di stato, durante i periodi di maggiore attività dei circhi (estate e festività natalizie), mandi in onda in prima serata programmi promozionali sui circhi. Lo stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in un messaggio al presidente dell’Ente Nazionale Circhi, ha dichiarato che «l’arte circense, nelle sue più alte espressioni, è una festosa sintesi di antiche tradizioni e suggestioni popolari» [7].

Nonostante ciò, in Italia sono sempre più numerose le amministrazioni comunali che approvano regolamenti restrittivi per l’attendamento dei circhi con animali. Nel corso degli anni, diverse città hanno anche tentato di imporre divieti formali alle esibizioni con animali, ma purtroppo, a seguito dei ricorsi avviati dalle imprese circensi, tali divieti sono poi stati annullati a causa di obsoleti obblighi legislativi nazionali. Tuttavia, se questo da una parte può risultare demoralizzante, dall’altra non si può però ignorare come i circhi italiani siano costretti a ricorrere agli avvocati nel penoso tentativo di esigere i permessi nonostante il chiaro rifiuto. Lo stesso rifiuto mostrato anche tra il pubblico italiano, più sensibile alla sofferenza animale rispetto ai decenni passati e sempre meno presente sotto i tendoni dei circhi con animali.

Sempre più diffusi e apprezzati in Italia come in tutto il mondo, sono invece gli spettacoli di circo contemporaneo: una nuova concezione del circo, rivoluzionario, poetico, lontano dallo stereotipo tradizionale, tra giocolieri, contorsionisti, equilibristi, acrobati e clown che, insieme a danzatori, attori e cantanti, danno vita a spettacoli emozionanti e innovativi, in un mondo onirico fatto di musica, suoni e luci. Il corpo, l’arte, la poesia, sono i protagonisti assoluti di questi spettacoli visionari, e solo poche compagnie usano qualche animale nelle loro esibizioni [8].

Il successo internazionale del rinomato Cirque du Soleil conferma il profondo incanto che suscita il circo contemporaneo in tutto il mondo e  come sia possibile proporre un grande spettacolo senza necessità di esibire animali sottomessi. Chantal Côté, portavoce del Cirque du Soleil, ha affermato in un’intervista che il pubblico italiano «ci ha sempre riservato una eccellente accoglienza e apprezza moltissimo i nostri spettacoli» [9].

Molti circhi di altri paesi si sono già convertiti in spettacoli senza animali. Nel Regno Unito, dove già da qualche anno è in discussione una legge per vietare esibizioni di circhi con animali selvatici, l’impresario circense Gerry Cottle, per cinquant’anni tra i principali sostenitori dell’uso di animali selvatici nei circhi, pochi mesi fa ha dichiarato: «Per la questione degli animali i circhi hanno oggi una pessima fama. È triste per me doverlo dire, ma ora sostengo il bando. I tempi sono cambiati e questo problema richiede una decisione, in un modo o nell’altro». E ha aggiunto, con entusiasmo: «Ora al posto degli animali ho un fantastico numero di un trapezista ad occhi bendati, un contorsionista che si infila in un vaso di vetro, sei bellissimi tendoni, una troupe di acrobati, una ruota della morte e molto altro» [10].

In Italia invece i dirigenti circensi continuano ancora a difendere pateticamente lo sfruttamento impietoso degli animali nei loro tendoni, dimostrando una totale incapacità di cambiare e di evolversi, di mutare al mutare dei tempi, fossilizzati in un mondo lontano, un mondo dove agli altri animali non era riconosciuta alcuna dignità. Oggi le nostre conoscenze sul mondo animale sono cambiate: sappiamo che gli altri animali sono in grado di soffrire, che sono dotati di bisogni, sentimenti e desideri. La società, seppur lentamente e con difficoltà, inizia a guardare gli animali non umani in modo diverso. E benchè gli individui più emotivamente apatici rimangano incapaci di riconoscere quanta sofferenza causi la vita da circo ad un animale, le persone più sensibili, quando educatamente informate, riescono con facilità a cogliere la tragedia di questi animali.

Ma il pubblico preferito dei circhi rimane quello dei bambini, su cui è impostata gran parte della propaganda e dello spettacolo. Ed è proprio in questo legame con il mondo fanciullesco che il circo ostenta la sua innocenza quando si parla del triste trattamento riservato agli animali. Come già riferito, anche il governo italiano è impegnato per «consentire ad un pubblico sempre più ampio di accedere alla cultura circense […], con particolare riguardo alle nuove generazioni, [e a] sostenere la funzione […] pedagogica dell’attività circense».

Tuttavia, in un documento redatto e promosso dalla psicologa e psicoterapeuta Annamaria Manzoni (specializzata in psicologia dell’età evolutiva e per anni impegnata nell’ambito della tutela minorile) e sottoscritto da oltre seicento psicologi, tra cui nomi illustri del campo della psicologia italiana, si esprime «motivata preoccupazione rispetto alle conseguenze sul piano pedagogico, formativo, psicologico della frequentazione dei bambini di zoo, circhi e sagre in cui vengono impiegati animali. […] Tali contesti» – si legge ancora nel documento – «sono veicolo di una educazione al non rispetto per gli esseri viventi, […] ostacolano lo sviluppo dell’empatia […] in quanto sollecitano una risposta incongrua, divertita e allegra, alla pena, al disagio, all’ingiustizia» [11].

Camilla Pagani, ricercatrice dell’istituto di psicologia del CNR e autrice di un’indagine volta a evidenziare il rapporto tra bullismo e maltrattamento di animali, ha spiegato: «Assistere a certi spettacoli può rappresentare un serio pericolo per l’educazione dei più giovani. È per questo che abbiamo analizzato anche il fenomeno del circo e come psicologi ci siamo espressi in favore di una legge che vieti l’utilizzo degli animali in qualsiasi tipo di spettacolo. Sotto il tendone essi vengono caricaturizzati e ridicolizzati per divertire. E non c’è niente di peggio dell’ilarità dei grandi verso un sopruso, che viene già percepito come tale anche in età giovanissima: può avere un effetto devastante nell’interpretazione del mondo di una psiche ancora in via di maturazione» [12].

Eppure tutto questo sembra sfuggire agli impresari circensi italiani, già destinati a rivivere solo in raccapriccianti racconti di soprusi su animali tormentati. Essi difendono l’uso degli animali parlando di spettacolo, tradizione e persino di salvaguardia delle specie [13]. Ma la verità è un’altra, e ha ben poco a che fare con tali valori: gli animali attirano facilmente il pubblico pagante, un pubblico di umani incuriositi dalla diversità dell’animale esotico ed eccitato dalla messinscena del domatore. L’animale per di più non va retribuito: il suo lavoro è prestato forzosamente senza trarne vantaggi personali in nessuna forma. In altre parole, è mero sfruttamento. Dal dizionario Treccani:

Sfruttare: Giovarsi di una prestazione d’opera senza ricompensarla adeguatamente, approfittando della propria condizione privilegiata o dello stato di bisogno di chi presta l’opera. [14]

C’è dunque un solo argomento che un impresario circense onestamente potrebbe addurre per difendere l’(ab)uso degli animali, ed è il vile sfruttamento di esseri indifesi per meri fini economici.

Riccardo B.

 

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Ultima modifica: 23 gennaio 2014

Note:
1. Animal Defenders International, Worldwide circus bans.
2. A differenza di molti paesi che hanno approvato bandi all’uso degli animali nei circhi limitatamente agli animali selvatici oppure appartenenti a determinate specie, in Bolivia il divieto è stato imposto per qualsiasi animale, compresi gli animali domestici (equidi, bovidi e cani).
3. The Guardian, Bolivia bans all circus animals.
4. Così come stabilito dalla legge 7 febbraio 1992 n. 150 con riferimento al decreto del ministero dell’ambiente del 19 aprile 1996 per l’individuazione delle specie animali che possono costituire pericolo per la salute e l’incolumità pubblica e di cui è proibita la detenzione (allegato A). Sono inoltre esclusi dal divieto giardini zoologici, acquari, delfinari, mostre faunistiche, aree protette e parchi nazionali.
5. Legge 18 marzo 1968 n. 337 – Disposizioni sui circhi equestri e sullo spettacolo viaggiante.
6. Decreto ministeriale 20 novembre 2007 – Criteri e modalità di erogazione di contributi in favore delle attività circensi e di spettacolo viaggiante, in corrispondenza degli stanziamenti del Fondo Unico per lo Spettacolo, di cui alla legge 30 aprile 1985, n. 163.
7. Circo.it, Il messaggio del capo dello Stato al circo italiano [http://www.circo.it/il-circo-se-desta].
8. Spesso gli attivisti, per motivi che ovviamente comprendo e condivido, si riferiscono al circo contemporaneo parlando di “circo senza animali”. In realtà, come ho riferito, l’assenza di animali in questi spettacoli non è una prerogativa stabile. Infatti, almeno da quanto ho potuto appurare, alcune compagnie usano qualche animale, anche se si tratta sempre di casi molto limitati. Parlare inoltre di “circo senza animali” pone l’attenzione su un aspetto che gli artisti di questi spettacoli non riconoscono come essenziale: il rifiuto di queste compagnie di usare animali non è dettato (purtroppo) da motivazioni etiche, ma è parte della loro concezione rivoluzionaria di arte circense, dove le performance dell’artista sono il fulcro dello spettacolo. Chantal Côté, portavoce del Cirque du Soleil, in un’intervista su Circo.it [http://www.circo.it/cirque-du-soleil-senza-animali-solo-per-scelta-artistica] (sito dell’Ente Nazionale Circhi) ha affermato: «La decisione di non utilizzare gli animali negli spettacoli del Cirque du Soleil non ha altre motivazioni se non quelle artistiche», aggiungendo che il Cirque du Soleil «non prende alcuna posizione in favore né contro chi ha fatto altre scelte». Naturalmente, non sorprenderebbe che molti di questi artisti possano avere opinioni critiche all’uso degli animali nei circhi, ma questa è un’altra questione.
9. Circo.it, Cirque du Soleil: «Senza animali solo per scelta artistica» [http://www.circo.it/cirque-du-soleil-senza-animali-solo-per-scelta-artistica].
10. London Evening Standard, Circus master Cottle backs ban on wild animals after 50 years.
11. Gruppo di studio sulle tradizioni violente, Dichiarazione degli psicologi.
12. Liberazione.it, Chi maltratta gli animali può diventare un serial killer.
13. Circus Fans Italia, Berlato tra tigri, leoni e leopardi per spiegare che «allevare è proteggere» [http://www.circusfans.net/news/?view=10565].
14. Treccani.it: Sfruttare.

Fonti consultate:
– Lav, Come è garantita l’impunità ai circhi.
– Lav, Liberiamo gli animali dai circhi.
– Lav, Indagine sui circhi in Italia.
– Enpa, Il circo: prigione per animali.

 

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