Fabbriche di carne

di Riccardo B.

 

Nel periodo tra settembre 2011 e maggio 2012 gli attivisti di Nemesi Animale sono entrati in più di cinquanta allevamenti italiani di maiali per documentare le condizioni in cui questi animali vivono e vengono sfruttati, presentando il materiale video e fotografico raccolto nel sito www.fabbrichedicarne.net. Si tratta di una nuova importante investigazione sulla realtà degli allevamenti in Italia, sulle terribili condizioni di vita degli animali sfruttati dalla comunità umana, nel suo arrogarsi il diritto di decidere della sorte di un essere senziente obbligandolo ad una vita di miseria e ad una morte indicibile nel suo orrore.

Oggi, nella nostra società, pochi, davvero pochi di noi, solo coloro intimamente più crudeli e mentalmente più squilibrati, troverebbero giustificabile un tale destino per un proprio simile umano. La maggior parte di noi non sarebbe in grado di chiedere tanto anche per il più spietato degli assassini. Eppure, la nostra profonda empatia umana verso la sofferenza e la vita altrui, viene annebbiata, celata al nostro cuore e offuscata – benchè solo superficialmente – alla nostra coscienza, quando, tramite le nostre scelte, dobbiamo riservare un trattamento crudele ad un nostro simile differente da noi solo nella specie di appartenenza.

Così sorge in noi la necessità di razionalizzare questo nostro comportamento dis-umano, adducendo al nostro intelletto spiegazioni di ordine naturale, evoluzionistico, biologico, ecc. E nella banalizzazione della vita e della complessità animale, riusciamo a ridurre un individuo suino ad un elemento di una catena di produzione il cui unico obiettivo di nascita, vita e morte è fornire pietanze per banchetti di carni. Così, all’interno dei moderni allevamenti in dantesco stile infernale, il suino trova rinnovato splendore nella sua trasmutazione in biologica macchina produttiva.

Il suino ingrassato oltremodo viene ammirato dai tecnici per la sua efficienza in peso prodotto. Le femmine suine diventano invece macchine produttrici all’infinito di vita destinata a morte, in un ricambio continuo di partorienti sempre al massimo dell’efficienza, organismi meccanici ad elevate prestazioni con performance produttive in p/s/y (pigs/sow/year, ovvero: maiali nati per scrofa all’anno): «Nel 1990, quasi tutti gli allevamenti di riproduzione stavano raggiungendo i 20 p/s/y. Oggi, molti sistemi stanno arrivando a 25 p/s/y, ed alcuni sono sulla soglia dei 30 p/s/y, mantenendo questo livello per settimane, e alcune scrofe stanno arrivando ai 40 p/s/y» [1]. Per produrre di più, basta solo spingere il piede più a fondo sulla dignità dell’animale. Ma gli animali non sono macchine, e scavando in profondità nella nostra coscienza, possiamo avvertire quel senso di umana solidarietà con il resto dei viventi, e smettere così di abusare con la violenza e la forza sulla loro esistenza.

Note:
1. National Hog Farmer, Making the 30 P/S/Y Dream Come True.

 

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