I diritti animali

di Riccardo B.

 

I diritti animali, pubblicato la prima volta nel 1983, è indubbiamente uno dei testi più noti di filosofia sui diritti animali. In questo voluminoso saggio (oltre 500 pagine) Tom Regan – considerato uno dei padri fondatori del movimento di liberazione animale – ci presenta, con argomentazioni ben strutturate e lineari, quella che sarà un’idea tra le più rivoluzionarie, discusse e criticate dei nostri tempi: il riconoscimento di diritti agli animali.

Partendo dagli animali-macchina del pensiero cartesiano, Tom Regan ci conduce fin dalle prime pagine in una inedita riflessione sulla complessità della vita mentale degli animali non umani: gli animali non sono macchine mosse da ingranaggi, «bruti privi di pensiero», ma soggetti-di-una-vita dotati di consapevolezza, credenze, scopi, desideri, preferenze e altro ancora. L’opera prosegue con una rigorosa analisi critica delle principali teorie dei doveri verso gli animali, passando per Kant fino ad arrivare all’utilitarismo e quindi alle idee di Peter Singer.

Solo nell’ultima parte dell’opera Regan presenta la sua teoria dei diritti, incentrata sull’uguale valore inerente degli individui: secondo il principio del rispetto, noi abbiamo l’obbligo di trattare gli individui dotati di valore inerente – il valore che un individuo ha in se stesso – con il rispetto a loro dovuto. Tra gli individui dotati di valore inerente, Tom Regan identifica non solo gli agenti morali – coloro dotati della capacità di agire secondo dei precisi principi morali, quali sono gli esseri umani adulti e normali –, ma anche i pazienti morali, ovvero coloro privi della capacità di formulare principi morali nonché di ispirarvisi nel determinare quali siano le azioni moralmente  giuste o sbagliate.

Quest’ultimo gruppo comprende gli infanti, i bambini piccoli e gli esseri umani di qualsiasi età che presentino deficienze mentali. E gli animali. Che nella definizione elaborata da Regan presentano le stesse caratteristiche dei pazienti morali umani. Ed è forse questa la sfida più grande lanciata da Regan: chi si oppone ad un riconoscimento dei diritti agli animali non umani, come può argomentare la difesa dei diritti di quegli esseri umani che, come gli infanti, i bambini piccoli e gli esseri umani di qualsiasi età che presentino deficienze mentali, non differiscono dagli animali non umani sotto gli aspetti moralmente rilevanti?

La teoria filosofica elaborata da Regan è una teoria dei diritti nel senso più vasto, dove le considerazioni morali nei confronti degli altri animali rappresentano solo una parte delle considerazioni morali nei confronti degli altri, umani o non umani che essi siano. È una teoria in cui trovano posto non solo i nostri interrogativi circa il modo di giudicare gli animali, ma anche considerazioni sulla condizione dei pazienti morali umani, oltre a riflessioni su diverse situazioni critiche intraumane, quali l’autodifesa da parte dell’innocente, l’aborto o il “caso della scialuppa di salvataggio”. Al contrario di quanto sostengono i detrattori dei diritti animali (e dei nostri doveri nei loro confronti), l’opera di Regan dimostra chiaramente che «essere “per” gli animali non significa  essere “contro” gli umani».

Dall’accettazione della teoria dei diritti reganiana derivano profonde implicazioni sul nostro modo di considerare pratiche sociali comuni, alcune delle principali illustrate da Regan nell’ultimo capitolo: l’allevamento degli animali per l’alimentazione umana, la caccia e la cattura di animali con l’ausilio di trappole, l’uso degli animali nella didattica e la sperimentazione sugli animali. In questi, come negli altri casi di sfruttamento degli animali, Regan ritiene che tali pratiche siano profondamente ingiuste perché considerano l’animale come una risorsa e non come un individuo dotato di valore inerente. Secondo Regan, gli animali «vanno sempre trattati con il rispetto dovuto al loro valore indipendente, non per bontà d’animo o per compassione, ma per strette ragioni di giustizia».

In polemica con l’utilitarismo di Singer, orientato più verso una pratica riformista per un “trattamento umano” degli animali, la teoria di Regan è genuinamente abolizionista: qualsiasi forma di sfruttamento degli animali deve essere abolita. Nella visione di Regan, il riconoscimento di diritti agli animali implica inoltre dei precisi doveri da parte nostra: «il principio del rispetto non si limita a vietarci di danneggiare degli individui […], ci impone anche il dovere prima facie di soccorrere le vittime di ingiustizie compiute da altri». La teoria dei diritti, dunque, non solo pone l’obbligo morale del veganismo e dell’astenersi dalla partecipazione e dal sostegno a quelle attività che violano i diritti degli animali, ma ci impone anche un ruolo attivo. Per Regan «riconoscere i diritti degli animali vuol dire riconoscere il relativo dovere di difenderli da coloro che violano i loro diritti, e per adempiere questo dovere non basta astenersi individualmente dalla carne. Occorre agire per determinare i cambiamenti necessari a un effettivo rispetto dei diritti degli animali. Accontentarsi di astenersi personalmente dalle carni vorrebbe dire diventare un elemento del problema, anzichè un elemento della soluzione».

I diritti animali è un testo fondamentale nella biblioteca personale di ogni attivista per la liberazione animale. La lettura dell’opera, contrariamente da quel che ci si potrebbe aspettare da un testo di filosofia, si presenta chiara e mai troppo tortuosa, seppur inserita in un saggio tanto vasto quanto preciso nella sua esposizione degli argomenti via via affrontati  e discussi. I diritti animali rappresenta uno strumento indispensabile per ogni attivista impegnato nella difesa degli altri animali, un prezioso supporto teorico alle proprie convinzioni e al proprio lavoro di attivista. E anche chi respinge fermamente l’idea che agli animali vadano riconosciuti diritti di tale portata tanto da renderli legittimamente partecipi della nostra comunità morale, troverà nell’opera di Regan uno strumento stimolante con cui sfidarsi per riflettere sulle proprie convinzioni e le proprie abitudini e, nel caso, sulla necessità di adottare un nuovo punto di vista. Un nuovo sguardo sul mondo animale.

Riccardo B.

 

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Ultima modifica: 15 gennaio 2014

 

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