Biodizionario.it e Skin Deep: ci possiamo davvero fidare?

di Riccardo B.

 

In ambiente ecologista è frequente l’acquisto di cosmetici (make-up e prodotti per l’igiene personale) di tipo ecobio poichè si ritiene che contengano ingredienti non nocivi per la salute umana e l’ambiente (o, quantomeno, con un impatto molto basso), mentre, si sostiene a volte, nei cosmetici cruelty-free questo aspetto non sarebbe assicurato. Tra i consumatori di cosmetici ecobio, per la scelta dei prodotti spesso si fa riferimento  a siti web che offrono una valutazione dei singoli ingredienti. Ad esempio, in Italia, il sito più citato è Biodizionario.it [1], appartenente al circuito di Promiseland.it [2]. Tuttavia, potrebbe essere utile guardare con occhio critico le valutazioni offerte da questi siti per capire se e quanto effettivamente possano essere considerati affidabili.

Su Biodizionario.it, ad esempio, i criteri di valutazione non sono molto chiari e trasparenti. Il lavoro di catalogazione delle sostanze è stato svolto dal dottor Fabrizio Zago, chimico industriale e moderatore della sezione Biodizionario del forum di Promiseland.it. Come lui stesso afferma nella home del sito, «Attualmente sono conosciute esattamente 6205 sostanze che possono essere impiegate nella produzione di cosmetici. Io ne ho catalogate “solamente” 4947 […]».

Quale sia il criterio adottato dal dottor Zago per la valutazione degli ingredienti non è però noto. Su siti esteri simili vengono perlomeno indicate le fonti usate per la valutazione (vedere ad esempio il Sodium Lauryl Sulfate su Skin Deep). Su Biodizionario.it non è invece indicata alcun riferimento bibliografico. È ragionevole dunque sospettare che la valutazione delle 4947 sostanze si basi sulle sole conoscenze personali del dottor Zago. Questo d’altronde è proprio quanto afferma egli stesso, sempre nella home del sito: «quello che troverete interrogando la ricerca è il mio personalissimo punto di vista. […] Anche la mia visione del settore cambia e si evolve quindi è possibile che io intervenga cambiando alcuni giudizi […]». Ma è indubbio che valutare un così vasto numero di sostanze (sulle quali sono state effettuate decine di migliaia di studi) basandosi unicamente sulla propria conoscenza, per quanto questa possa essere vasta, non è un metodo di giudizio né scientifico né attendibile.

Più avanti, il dottor Zago afferma: «fino a qualche anno fa non avrei bocciato i derivati animali, oggi invece sì». Questa posizione è senz’altro da apprezzare per coloro che – come il sottoscritto – sono vegani e dunque hanno scelto di non usare prodotti di origine animale. Tuttavia, chi non fosse interessato a questo (importante) aspetto, potrebbe trovare superfluo questo criterio, che conduce a valutazioni negative di ingredienti pur se questi potrebbero non avere alcun effetto nocivo per la salute umana e l’ambiente.

In ogni caso, nonostante la dichiarazione del dottor Zago, su Biodizionario.it si possono facilmente trovare ingredienti di origine animale con valutazioni tutt’altro che negative. A titolo di esempio, il propolis cera (la comune cera di propoli) e il lactose (il lattosio del latte dei mammiferi) sono indicati con due bollini verdi (equivalente al giudizio più favorevole):

propolis

Forse, provo a supporre, nella sua affermazione il dottor Zago si riferiva solamente alle parti derivate dalla macellazione degli animali (ossa, midollo, grasso, ecc.) e non ai derivati di origine animale quali latte, uova e prodotti delle api. Anche se così fosse, tuttavia, bisogna osservare che, nonostante Promiseland.it si definisca “il punto di riferimento del vivere etico vegan”, su Biodizionario.it anche le esigenze dei vegani non vengono assolutamente rispettate.

Più avanti ancora, il dottor Zago afferma: «[…] il Bitrex (Denatonium Benzoate) è una brutta molecola, sintetica, ottenuta esclusivamente in laboratorio, ebbene, la sua funzione d’uso è talmente importante (impedisce l’ingestione dei prodotti da parte di bambini, non vedenti, ecc.) che io lo considero come una sostanza assolutamente da consigliare». Anche in questo caso si sottolinea un criterio di giudizio che esula completamente dal discorso salute-ambiente: una persona che non abbia alcuna esigenza di dover usare prodotti contenenti Bitrex, in quanto non ha bambini in casa, non è un non vedente e non ha altre necessità particolari, consultando Biodizionario.it si vedrebbe consigliare con ben due bollini verdi «una brutta molecola, sintetica, ottenuta esclusivamente in laboratorio», credendo che invece sia completamente innocua.

denatonium

Paradossalmente, alcuni ingredienti completamente vegetali hanno invece una inspiegabile valutazione negativa, fino ad arrivare ai due bollini rossi (ovvero, come definito dalla scala di giudizio: inaccettabile). È il caso ad esempio del Juniperus Oxycedrus, pianta dai molteplici usi che da altre fonti viene sconsigliata in caso di uso prolungato o sovradosaggio, e in particolare per le donne in gravidanza: ma è indubbio che usare uno shampoo contenente questo ingrediente non potrà avere alcun effetto pericoloso per la salute. Nè, tanto meno, essendo un ingrediente vegetale, potrà avere effetti nocivi per l’ambiente.

juniperus

Se comunque su Biodizionario.it c’è molta confusione sui criteri adottati, sul più noto Skin Deep vengono riportate minuziosamente, per ogni ingrediente, le fonti di riferimento usate per la valutazione. Ma è sufficiente una rapida occhiata per notare che tra le fonti citate sono presenti anche molti studi su animali e, in molti casi, sono indicati solo studi su animali. Ad esempio, consultando la pagina del già citato Sodium Lauryl Sulfate, troviamo indicati, insieme a studi su esseri umani, anche un gran numero di studi su conigli, ratti e topi:

skeendeep_animalstudies

E, come è noto da un’ampia casistica di studi su animali, una stessa sostanza può rivelarsi innocua per una specie animale ma tossica per l’uomo, o, al contrario, tossica per una specie animale ma innocua per l’uomo. Così, nonostante l’attento lavoro dei curatori di Skin Deep – il più popolare sito di riferimento per l’analisi degli ingredienti cosmetici –, la valutazione delle sostanze rimane anche in questo caso molto dubbia.

Non è infatti infrequente osservare come, a distanza di qualche mese, le valutazioni per taluni ingredienti possano cambiare in meglio o in peggio, per cui non è escluso che su intervalli di tempo più lunghi una sostanza precedentemente valutata come tossica possa risultare in seguito innocua, o viceversa. Certamente cambiamenti di opinioni nel campo della scienza sono normali e necessari al progresso della conoscenza, in quanto vanno di pari passo con le nuove ricerche condotte. Tuttavia, se come riferimento vengono usati studi su animali, il cambiamento di opinione che ne deriva è probabilmente generato solo da confusione e non da nuovi dati attendibili.

Quanto detto fin qui è sufficiente per comprendere come anche strumenti quali Biodizionario.it e Skin Deep, da molti ritenuti validi e affidabili punti di riferimento per acquisti consapevoli, in realtà ad una più attenta analisi si presentano come confusi, poco chiari e inattendibili. A conferma di ciò, possiamo osservare come nei due siti in molte occasioni le valutazioni per gli stessi ingredienti siano diverse, fino ad arrivare ad essere in alcuni casi completamente opposte. Qualche esempio? Ecco tre ingredienti che secondo Skin Deep sono considerati a rischio nullo (valore 0 sulla scala di valutazione 0 – 10), mentre su Biodizionario.it sono classificati come “inaccettabili” (due bollini rossi):

Il Betula Alba su Skin Deep (in alto) e su Biodizionario.it (in basso)

Il Calcium Disodium EDTA su Skin Deep (in alto) e su Biodizionario.it (in basso)

Il Soluble Collagen su Skin Deep (in alto) e su Biodizionario.it (in basso)

Un giro sui due siti mostrerebbe molte altre valutazioni differenti, lasciando il lettore ancor più confuso e disorientato di quanto non fosse inizialmente.

Con quanto detto fin qui non intendo suggerire che l’acquisto di prodotti ecobio sia inutile, anzi, credo sia una scelta da apprezzare, in quanto favorisce la salvaguardia degli spazi vitali degli altri terrestri non umani. Ho voluto invece solo mettere in evidenza come, al momento, non siano disponibili strumenti sicuri e affidabili con cui identificare con certezza prodotti di questo tipo.

E sebbene molti cosmetici cruelty-free possono presentare tra gli ingredienti alcune sostanze indicate con valutazioni negative su siti come quelli qui discussi, ad una analisi critica molti di questi prodotti possono essere probabilmente ritenuti equiparabili a prodotti scelti sui criteri di questi stessi siti. Oltretutto, molti cosmetici cruelty-free aderiscono a qualificati standard per la certificazione ecobio, e anche quando valutati con Biodizionario.it e Skin Deep dimostrano di avere profili ecobio molto favorevoli (una lista di cosmetici cruelty-free con buoni profili ecobio è disponibile su Cruelty Free Shops Links » qui).

Riccardo B.

 

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Ultima modifica: 15 gennaio 2014

Note
1. URL: http://www.biodizionario.it
2. URL: http://www.promiseland.it

 

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