Solo per qualche sorso di latte

di Riccardo B.

 

Proprio alcuni giorni fa, durante un TG incidentalmente finito davanti ai miei occhi, mi è capitato di vedere l’ennesimo servizio promozionale sul latte, decantandone le mille combinazioni  per il palato e le tanto propagandate qualità, con un’intervista a un esperto del settore per elogiare il cosiddetto made in Italy, come se una mucca schiavizzata, seviziata e uccisa in Italia fosse migliore di una mucca schiavizzata, seviziata e uccisa in qualche altra parte del mondo. E mentre assistevo a questa mistificazione tele-visiva, dentro di me si ripresentavano prepotenti le crude immagini del video in apertura visto solo qualche giorno prima, lasciandomi constatare ancora una volta quanto ciò che viene mostrato sullo schermo sia tanto lontano dalla realtà vissuta dagli animali schiavizzati: una realtà fatta di sofferenza, angoscia e terrore.

Molte delle persone che hanno assistito a questo video senza dubbio saranno rimaste indignate e scioccate dalla violenza degli operai sulle loro vittime non umane. Eppure non sono stati questi operai a decidere di rinchiudere quegli animali in un tal luogo infernale. Quegli animali si trovano lì per una sola ragione: riempire un bicchiere di latte.

Non ci si può ancora illudere che sia possibile allevare milioni di animali in stalle industriali e trattarli in modo “umano”, garantendo la loro sicurezza con leggi palliative e ipocrite. Poiché questi animali, una volta nati, sono considerati nient’altro che macchine, e come macchine vengono trattate. Anche credere che basti scegliere prodotti da allevamenti biologici per assicurare agli animali una vita dignitosa è parimenti illusorio, poiché gli attuali consumi di carni, latte e uova possono essere soddisfatti solo con tecniche di allevamento intensivo. E anche se le condizioni degli allevamenti biologici sono per alcuni versi migliori delle strutture intensive, nulla impedisce ai lavoratori di commettere sugli animali le stesse crudeltà mostrate in questo video.

E certamente molti penseranno che simili episodi di violenza accadano solo negli Stati Uniti ma non Italia, dove nell’immaginario collettivo regna ancora la figura del mite allevatore che amorevolmente accarezza i suoi animali: ma la situazione  reale è ben diversa. E dopotutto si tratta sempre di esseri umani a contatto con animali sottomessi e indifesi: forse che negli Stati Uniti gli operai degli allevamenti vengono preparati con corsi speciali di crudeltà?

Certamente non tutti i lavoratori degli allevamenti commettono sistematicamente simili crudeltà. Si tratta senz’altro di casi minoritari. Tuttavia, nessuno può assicurarci che il latte che abbiamo versato nella nostra tazza non provenga da una mucca che sia stata presa a calci. Anche solo una volta. Presa a calci anche solo una volta affinché qualcuno potesse assaporare il suo latte. Latte che sarebbe invece servito a crescere il suo piccolo, strappatogli via con la violenza a pochi giorni dalla nascita. Forse anche il suo piccolo è stato preso a bastonate. Forse anche solo una volta, solo perchè impietrito dal terrore non riusciva a camminare. E infine il destino inevitabile di entrambi, appesi a testa in giù in un macello dalle pareti sporche del rosso torbido.

Dopotutto, la crudeltà mostrata in questo video è solo una infinitesima parte della sistematica e ben più vasta crudeltà di quell’immenso e razionale sistema di sfruttamento e morte che è la moderna zootecnia. E tutto questo solo per qualche sorso di latte. Servono davvero altre ragioni per diventare vegan?

 

Annunci