Un’eterna Treblinka

di Riccardo B.

 

Un’eterna Treblinka, di Charles Patterson, è decisamente uno dei testi più arditi nel panorama della letteratura sui diritti animali. Il legame tra l’oppressione degli esseri umani e l’oppressione degli altri animali, così evidente a qualunque difensore dei diritti animali, viene finalmente riconosciuto e messo nero su bianco nelle pagine di questo splendido libro.

Di fronte allo scetticismo di quanti troveranno tale collegamento irrispettoso e sconsiderato, Charles Patterson, studioso di storia dell’Olocausto, offre un numero tale di prove ed evidenze sulle connessioni tra l’attuale sfruttamento degli animali nella nostra società e lo sfruttamento degli esseri umani nel corso della storia, da risultare convincente per chiunque intenda lanciarsi in questa inedita sfida alla cieca morale e addentrarsi in un’analisi del disumano dell’umano.

L’opera si presenta dunque con una duplice valenza: chi si interessa di diritti animali troverà il testo indubbiamente molto interessante e di forte sostegno alle proprie convinzioni morali, per il “profano”, invece, la tesi esposta rappresenterà, in ogni caso, uno spunto sicuramente stimolante per una profonda riflessione, dovunque questa approdi.

Patterson inizia osservando come l’origine della sottomissione degli animali non umani all’essere umano (eufemisticamente definita domesticazione) avvenuta undicimila anni fa, nell’antico Vicino Oriente, per ricavarne carne, latte, pellame e lavoro, sia strettamente connessa alla nascita delle prime forme di crudeltà sugli animali stessi per ottenerne il pieno controllo, attraverso pratiche cruenti quali castrazione, legatura delle zampe, marchiatura, mozzatura delle orecchie, ed esercitato con l’impiego di strumenti come fruste, pungoli, catene e collari.

Da questo evento Patterson passa dunque alla connessa e successiva nascita della schiavitù umana, strutturata sul medesimo modello della domesticazione dell’animale non umano attraverso la riproduzione delle stesse tecniche e con l’utilizzo degli stessi strumenti di dominio. Nel corso della storia non sarà difficile per l’uomo intuire come sia sufficiente ridurre un gruppo di esseri umani allo stesso livello degli animali non umani per poterne ottenere la sottomissione e giustificarne il dominio. Un meccanismo  evidenziato dall’autore anche attraverso gli epiteti utilizzati di volta in volta dagli umani dominanti per la denigrazione degli umani dominati: scimmie gialle, maiali cinesi, scarafaggi iracheni…

La seconda parte del libro è la più interessante. L’autore ci mostra chiaramente come la macellazione industrializzata, nata negli Stati Uniti sul finire dell’Ottocento, abbia rappresentato il modello di ispirazione per lo sterminio degli ebrei al di là dell’Atlantico, trovando in Henry Ford (illuminato nell’ideazione della catena di montaggio per le sue vetture dai processi di macellazione automatizzati e forte sostenitore del genocidio degli ebrei) un ideale anello di collegamento.

Allo stesso modo, le tecniche di allevamento e di selezione degli animali, perfezionate attraverso i secoli, condussero, sempre negli Stati Uniti (e proprio all’interno dell’ABA, l’associazione degli allevatori americani), alla nascita dell’eugenetica, ovvero «la scienza del miglioramento della razza umana attraverso una migliore riproduzione» tramite la sterilizzazione forzata. Il testo prosegue analizzando il fondamentale contributo dell’eugenetica e dei suoi sostenitori alla “soluzione finale” nella Germania nazista, dove, dalla sterilizzazione forzata, si passò all’eutanasia e infine al genocidio.

Nell’ultimo capitolo della seconda parte Patterson traccia le inequivocabili analogie tra il trattamento degli ebrei durante la repressione nazista e l’attuale trattamento degli animali allevati e uccisi per l’alimentazione, tra il processo e le strutture di sterminio naziste e il processo e le strutture di sterminio degli animali nella nostra società. L’autore delinea infine l’atteggiamento del regime nazista e dei suoi maggiori esponenti verso gli animali stessi, smitizzando così, una volta per tutte, le molte leggende che dipingono Hitler e i suoi seguaci come appassionati zoofili e strenui sostenitori del vegetarianismo.

Nell’ultima parte del libro Patterson lascia spazio a coloro – ebrei o tedeschi – che hanno vissuto in prima persona, o attraverso le memorie dei loro cari, la tragedia dell’Olocausto, e che proprio da quell’esperienza drammatica sono stati influenzati nella loro opera in difesa degli animali. L’autore si sofferma in particolare sulla figura dello scrittore yiddish Isaac Bashevis Singer (a cui il libro è dedicato), premio Nobel per la letteratura e scampato all’Olocausto rifugiandosi negli Stati Uniti, e sulle sue opere, dense di riflessioni sull’ignobile trattamento che l’essere umano riserva agli altri animali: «Ciò che i nazisti hanno fatto agli ebrei, gli uomini lo stanno facendo agli animali».

Riccardo B.

 

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Ultima modifica: 9 gennaio 2014

 

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