Earthlings (trascrizione)

di Riccardo B.

earthlings_orizzont

Poiché tutti abitiamo la Terra
siamo tutti considerati terrestri.
Non vi è sessismo
né razzismo
o specismo
nel termine terrestre.
Esso comprende ciascuno di noi:
dal sangue caldo o freddo
mammifero, vertebrato o invertebrato
uccello, rettile
anfibio, pesce
e umano, allo stesso modo.
Noi umani quindi
non essendo l’unica specie sul pianeta
condividiamo questo mondo con milioni di altre creature viventi
e insieme ad esse evolviamo.
Nonostante ciò, è il terrestre umano che tende a dominare la Terra
spesso trattando gli altri terrestri e creature viventi come meri oggetti.
Questo è ciò che si intende per specismo.

Per analogia con il razzismo e il sessismo
il termine specismo
indica il pregiudizio o la tendenza
a favorire gli interessi dei membri della propria specie
a discapito dei membri di altre specie.
Se un essere soffre, non vi può essere alcuna giustificazione morale
nel rifiutarsi di prendere in considerazione quella sofferenza.
A prescindere dalla natura di quell’essere
il principio di uguaglianza vuole che la sua sofferenza sia considerata al pari
della stessa sofferenza
di qualunque altro essere.

I razzisti violano il principio di uguaglianza
attribuendo maggiore importanza agli interessi dei membri della propria razza
quando si verifica uno scontro fra i loro interessi
e gli interessi dei membri di un’altra razza.
I sessisti violano il principio di uguaglianza favorendo gli interessi del proprio sesso.
Allo stesso modo, gli specisti
permettono che gli interessi della propria specie
prevalgano sui più importanti interessi dei membri delle altre specie.
In ciascuno di questi casi, lo schema è identico.

Anche se fra i membri della famiglia umana riconosciamo l’imperativo morale del rispetto
secondo cui ogni umano è un qualcuno, e non un qualcosa
un trattamento moralmente irrispettoso si verifica
quando coloro che si trovano in una condizione di potere
trattano i meno potenti come se fossero meri oggetti.
Lo stupratore si comporta così con la vittima dello stupro.
Il molestatore di bambini con il bambino molestato.
Il padrone con lo schiavo.
In ognuno di questi casi
gli umani dotati di potere abusano su coloro che non ne hanno.
Potremmo dire che lo stesso vale per il modo in cui gli umani trattano gli animali
o le altre creature terrestri?

Senza dubbio vi sono delle differenze
poiché gli umani e gli animali non sono uguali sotto ogni aspetto.
Ma la questione dell’uguaglianza presenta un altro volto.
È vero che gli animali non hanno tutti i desideri di noi umani.
È vero che essi non comprendono tutto ciò che noi comprendiamo.
Resta il fatto che sia noi che loro abbiamo alcuni desideri in comune
e comprendiamo alcune cose allo stesso modo.
Il desiderio di cibo e acqua
protezione e compagnia
libertà di movimento e l’istinto a evitare il dolore.
Questi desideri sono condivisi dagli animali non umani e dagli esseri umani.
Quanto alla capacità di intendere, come gli umani
molti animali non umani comprendono il mondo in cui vivono e si muovono.
Altrimenti non potrebbero sopravvivere.

Quindi nonostante le molte differenze
vi sono anche delle somiglianze.
Come noi, questi animali incarnano il mistero e la meraviglia della coscienza.
Come noi, non solo essi esistono
ma ne sono consapevoli.
Come noi, essi sono i centri psicologici di una vita che appartiene unicamente a loro.
Sotto questi aspetti fondamentali
gli umani si muovono “a quattro zampe”, per così dire
come i maiali e le mucche, i polli e i tacchini.

Quale sia il giusto modo di trattare questi animali
come moralmente dovremmo considerarli
sono domande le cui risposte nascono
con il riconoscere le affinità psicologiche che ci accomunano a loro.
Questo film mostra i cinque modi
in cui gli animali hanno finito per servire l’umanità.
Affinché non ce ne dimentichiamo.

Il Premio Nobel, Isaac Bashevis Singer
nel suo romanzo best seller
Nemici, una storia d’amore
scrisse le seguenti parole:
«Ogni volta che Herman era testimone di macellazioni di animali e pesci
il suo pensiero era sempre lo stesso:
nel loro comportamento verso le altre creature
tutti gli uomini sono nazisti.
La mediocrità compiaciuta di sé con la quale l’uomo tratta le altre specie
era esemplificata nelle più estreme teorie razziste
nel principio che la forza è la base del diritto».

Questo paragone con l’Olocausto è sia intenzionale che ovvio:
un gruppo di esseri viventi viene tormentato sotto le mani di un altro.
Anche se alcuni sostengono che non sia possibile paragonare la sofferenza degli animali
a quella degli ebrei o degli schiavi
esiste invece un parallelo.
E per i prigionieri e vittime di questo massacro
il loro Olocausto è ben lontano dalla fine.

Nel suo libro, The Outermost House
l’autore Henry Beston scrisse:
«Abbiamo bisogno di un’altra concezione, più saggia
e forse più mistica, degli animali.
Lontano dalla natura universale e vivendo secondo complicati artifici
l’uomo civilizzato osserva le creature animali attraverso la lente delle proprie conoscenze
e ogni inezia ne risulta ingigantita
e l’intera immagine deformata.
Noi trattiamo gli animali con condiscendenza
come fossero creature incomplete alle quali un tragico destino
abbia imposto delle forme così inferiori alle nostre.
Ed è questo il nostro errore
il nostro grande errore.
Perché non si devono misurare gli animali col metro dell’uomo.
In un mondo più antico e più completo del nostro
essi si muovono finiti e completi
dotati di un’estensione dei sensi che noi abbiamo perso o non abbiamo mai raggiunto
vivendo seguendo voci che noi non udremo mai.
Non sono fratelli
non sono esseri inferiori
essi appartengono ad un altro mondo
presi, insieme a noi, nella rete della vita e del tempo
nostri compagni di prigionia nello splendore e nel travaglio della Terra».

PARTE PRIMA: COMPAGNIA

Per la maggior parte di noi, il nostro rapporto con gli animali
consiste nel possedere uno o due animali domestici.
Ma da dove vengono questi animali?

Naturalmente, uno dei modi più ovvi in cui l’uomo si serve degli animali
è come compagnia.
Per questi animali, la vita inizia con un allevatore
anche se non tutti gli allevatori sono dei professionisti.
Infatti, in questa professione
praticamente chiunque può diventare allevatore.
Molti animali venduti nei negozi provengono da fabbriche di cuccioli
anche se il negoziante può non saperlo.
Le fabbriche di cuccioli sono imprese commerciali a basso costo
che allevano cani per venderli ai negozi di animali e ad altri clienti.
Spesso si tratta di gestioni domestiche che espongono gli animali a sporco
sovraffollamento, senza assistenza veterinaria né possibilità di socializzazione.
I cani allevati in questi posti
spesso manifestano problemi fisici e psicologici durante la crescita.

I cani randagi
se sono fortunati
verranno raccolti e portati in un rifugio o in un canile
dove possono solo sperare di trovare una nuova casa.
Si stima che ogni anno 25 milioni di animali finiscano per la strada.
E tra questi ben il 27% è di razza pura.
Di questi 25 milioni di animali senza casa
una media di 9 milioni muore per strada in seguito a malattie
denutrizione
assideramento
ferite
o per qualche altro pericolo della vita di strada.
Molti altri vivono in strada lasciati liberi di vagabondare dai propri proprietari.
I rimanenti 16 milioni muoiono nei rifugi o nei canili che non avendo spazio per tenerli
sono costretti ad ucciderli.
Purtroppo, oltre a tutto questo
quasi il 50% degli animali presenti nei rifugi viene portato lì dal proprio proprietario.

Molte persone dicono di non visitare i rifugi perché li trovano deprimenti.
Ma la ragione per cui gli animali sono ammassati in luoghi tristi come questi
è che la gente si rifiuta di sterilizzare i propri animali.
Molte persone credono
e in particolare gli uomini per qualche strana ragione
che sterilizzare un animale maschio lo privi di virilità
o vogliono semplicemente che i loro figli possano sperimentare
il “miracolo della vita”, per così dire.
In ogni caso
magari senza saperlo, i proprietari di questi animali partecipano all’eutanasia
di oltre 60.000 animali al giorno.

L’eutanasia
generalmente definita come un atto di uccisione indolore per misericordia
viene solitamente eseguita con una iniezione nella coscia del cane
e a volte nello stomaco nel caso dei gatti.
È una procedura veloce e indolore per gli animali
e senz’altro la più umana.
Ma non sempre la più accessibile.
A causa dell’aumento dell’eutanasia nei rifugi
e della sempre crescente richiesta di farmaci come l’Euthasol
alcuni rifugi con un budget ridotto sono obbligati a usare le camere a gas.
In una camera a gas
gli animali vengono ammassati gli uni sugli altri
e possono impiegare fino a 20 minuti per morire.
È senza dubbio la procedura meno pietosa
la più traumatica e dolorosa
ma è quella meno costosa.

Forse alcune delle domande più difficili che dovremmo porci
sugli animali che teniamo per compagnia sono:
siamo capaci di tenere animali come compagnia e rispondere alle loro esigenze?
Teniamo animali da compagnia nel loro interesse o li stiamo sfruttando?
Le risposte a queste domande
possono trovarsi nel comportamento dei proprietari di questi animali
e nella loro capacità di fornire agli animali condizioni di vita adeguate.

La maggior parte degli esseri umani è specista.
Questo film mostra come gli esseri umani comuni
e non quei pochi eccezionalmente crudeli o senza cuore
bensì la stragrande maggioranza delle persone
partecipa attivamente
accetta
e permette che le tasse che versa finanzino operazioni
che richiedono il sacrificio degli interessi più importanti dei membri di altre specie
così da favorire i più futili interessi della nostra specie.

La speranza di un futuro migliore per gli animali
è in una società umana che impari a prendere coscienza di ciò che esiste al di là di essa.
Dobbiamo imparare cosa sia l’empatia.
Dobbiamo imparare a guardare negli occhi degli animali
e sentire che la loro vita ha valore
perché sono esseri viventi.

PARTE SECONDA: CIBO

Quello che avviene nei macelli
è solo una variante del tema dello sfruttamento del debole da parte del più forte.
Più di 10.000 volte al minuto
più di 6 miliardi di volte l’anno
solo negli Stati Uniti
la vita viene letteralmente strappata dai cosiddetti animali da macello.
Avendo pieno potere
gli umani decidono quando questi animali moriranno
dove moriranno
e come moriranno.
Gli interessi di questi animali
non hanno alcun peso nella determinazione del loro destino.

L’atto di uccidere un animale è, di per sé, un atto inquietante.
È stato detto che se dovessimo uccidere la carne che mangiamo
saremmo tutti vegetariani.
Sono sicuramente poche le persone che hanno visitato i macelli
e i filmati che mostrano ciò che avviene al loro interno non sono popolari in TV.

La gente spera
che la carne che compra provenga da animali che sono morti senza soffrire.
Ma la verità è che non sono interessati a saperlo.
Coloro che
con i propri acquisti
richiedono che gli animali siano uccisi
non meritano di ignorare questa realtà
e ogni altro aspetto della produzione della carne che comprano.
Allora da dove viene il nostro cibo?
Per coloro che seguono una dieta carnivora
il processo a cui vengono sottoposti questi animali è il seguente.

Per la carne bovina, tutti gli animali vengono marchiati.
In questo caso, sul muso.
Solitamente segue il taglio delle corna.
Mai con anestesia.
Ma piuttosto con un paio di grosse tenaglie.
Durante il trasporto
gli animali vengono ammassati nei camion
in maniera tale da trovarsi praticamente gli uni sugli altri.
Il caldo, le temperature gelide
la stanchezza, i traumi e le condizioni di salute
uccideranno alcuni di questi animali durante il viaggio verso il macello.

Le mucche da latte sono tenute incatenate nelle stalle per tutto il giorno
senza possibilità di movimento.
Pesticidi e antibiotici sono usati anche per incrementare la loro produzione di latte.
Alla fine le mucche da latte, come questa
collassano esauste.
In condizioni normali le mucche vivrebbero fino a 20 anni.
Ma le mucche sfruttate per il latte di solito muoiono a 4 anni.
Dopodiché, la loro carne è usata nei fast food.

In questo macello
il bestiame marchiato a fuoco e dalle corna tagliate viene portato in una stalla.
La pistola a proiettile captivo
pensata per ridurre gli animali all’incoscienza
senza causare loro dolore
spara un bullone d’acciaio
alimentato da aria compressa o da una cartuccia a salve
direttamente nel cervello dell’animale.

Anche se esistono diversi metodi per la macellazione
in questo stabilimento del Massachusetts
gli animali vengono appesi
e la loro gola tagliata.
Insieme alla carne
anche il loro sangue sarà utilizzato per il mercato.
Anche se l’animale ha ricevuto il colpo alla testa
che si suppone lo abbia reso incosciente
come potete vedere
l’animale è in realtà ancora cosciente.
Non è un caso isolato.
A volte sono ancora vivi anche dopo essersi dissanguati
fino ad arrivare alla “catena di smontaggio” dove saranno macellati.

Questo è il più grande stabilimento di carne glatt kosher degli Stati Uniti.
Glatt, che in Yiddish significa tranquillo
implica il più alto standard di pulizia.
E le regole per la macellazione kosher impongono la minima sofferenza.
L’uso di pungoli elettrici su animali immobilizzati è una violazione.
Il capovolgimento degli animali spaventati per semplificare le operazioni del macellatore
è anch’essa una violazione.
L’animale capovolto inspira il proprio sangue
durante la respirazione, dopo il taglio della gola.
Strappare via la trachea e l’esofago dalla loro gola
è un’altra grave violazione
poiché gli animali kosher non devono essere toccati
fino a che non hanno smesso di sanguinare.
E scaricare gli animali in fin di vita attraverso uno scivolo di metallo
su pavimenti ricoperti di sangue
con l’esofago e i canali respiratori che pendono dalle loro gole…
questo “compito sacro”
non è né pulito né compassionevole.
Incatenarli e sollevarli sono anch’esse considerate violazioni
non corrispondono al metodo kosher di trattare gli animali.
Se questo era kosher
la morte non è stata né rapida
né pietosa.

I vitelli
strappati alle madri a soli due giorni dalla nascita
vengono tenuti legati per il collo in spazi limitati per impedirne lo sviluppo muscolare.
Alimentati con una dieta liquida povera di ferro
privati di lettiera
acqua e luce
dopo quattro mesi di questa miserabile esistenza vengono uccisi.

Le scrofe negli allevamenti industriali sono usate come macchine da riproduzione
continuamente ingravidate tramite inseminazione artificiale.
I grandi allevamenti di maiali “fabbricano”
come si ama dire qui
dai 50.000 ai 600.000 maiali in un anno
in ogni allevamento.

L’amputazione della coda è praticata
a causa della mancanza di spazio e delle condizioni di vita stressanti
per impedire che i suini si mordano le code a vicenda.
Questo viene fatto senza anestesia.
Il taglio delle orecchie è una operazione simile
anch’essa eseguita senza anestesia.
Allo stesso modo viene effettuato il taglio dei denti.
Anche la castrazione viene eseguita senza analgesici o anestetici
e sembra che serva a produrre una carne più grassa.
I pungoli elettrici vengono usati per una ragione ovvia:
il controllo.

L’elettrocuzione è un altro metodo di uccisione
come vediamo qui.
Tuttavia il taglio della gola
rimane la pratica meno costosa per uccidere un animale.
Dopo essere stati sgozzati con un coltello
i maiali vengono incatenati
appesi a un carrello di scolo
e immersi in vasche di acqua bollente per la rimozione delle setole.
Molti di essi si divincolano ancora
quando vengono immersi a testa in giù nelle vasche fumanti
dove saranno sommersi dalle acque
e annegati.

Per quanto riguarda il pollame
oggi gli americani consumano in un solo giorno la stessa quantità di pollo
che riuscirono a consumare nell’intero corso del 1930.
Le più grandi aziende di pollame del mondo
macellano oltre 8,5 milioni di volatili in una sola settimana.

Lo sbeccamento evita che i polli stressati si becchino a vicenda fino al cannibalismo
a causa del sovraffollamento dove vivranno
in cui non saranno in grado di stabilire un ordine sociale.
Oggi, la procedura viene regolarmente eseguita sui pulcini appena nati, molto rapidamente
ad un ritmo di circa 15 uccelli al minuto.
Tale velocità porta ad una variazione della temperatura e del filo della lama
così che i tagli non riescono corretti
e gli uccelli rimangono gravemente feriti.

Quanto alle loro condizioni di vita
dai 60.000 ai 90.000 uccelli possono essere ammassati insieme in un unico capannone.
La sofferenza di questi animali è senza fine.
Ed è l’unica vita che conosceranno.
Nonostante il loro becco sia stato amputato
tenteranno lo stesso di beccarsi l’un l’altro.

Le galline ovaiole invece vivono in grandi capannoni
stipate dentro le cosiddette gabbie a batteria.
Molte di loro perdono le piume e sviluppano piaghe
per via dello sfregamento contro le gabbie metalliche.
L’affollamento impedisce loro di spiegare le proprie ali
e di soddisfare così anche i più elementari istinti naturali.

Durante il trasporto
tutti gli animali soffrono
e molti muoiono.
E muoiono soffocati quando si ammassano gli uni sopra gli altri
nelle gabbie sovraffollate, caricate senza cura.

Polli e tacchini vengono uccisi in diversi modi.
Alcuni possono essere bastonati a morte o decapitati.
Ma la maggior parte di loro arriva alle “catene di smontaggio”.
Vengono appesi a testa in giù su un nastro trasportatore
le loro gole tagliate
e lasciati dissanguare fino alla morte.
Altri vengono infilati a testa in giù in tubi che ne limitano i movimenti
mentre lentamente si dissanguano fino alla morte.

Senza dubbio, se i mattatoi avessero pareti di vetro
non saremmo forse tutti vegetariani?
Ma i mattatoi non hanno pareti di vetro.
La loro struttura è opaca
pensata per nascondere
così che non potremmo vedere anche se lo volessimo.
E chi mai vorrebbe guardare?

Fu Emerson ad osservare più di 100 anni fa:
«Avete cenato, e per quanto i mattatoi siano scrupolosamente nascosti
a chilometri di distanza
vi è complicità».

E per coloro che pensano che mangiare pesce
sia più salutare del mangiare gli altri animali
basta solo far presente la quantità di rifiuti irrecuperabili e di sostanze contaminate
scaricati nei nostri oceani.
In passato
le industrie petrolifere, nucleari e chimiche
hanno fatto ben poco per salvaguardare l’ambiente marino
e lo scarico dei rifiuti sopra o sotto il fondo del mare
si è sempre dimostrato la via più comoda
per disfarsi dei rifiuti più scomodi.

La pesca intensiva praticata oggi aggrava esponenzialmente la situazione.
Vengono usati enormi pescherecci industriali delle dimensioni di un campo da football
e sofisticate apparecchiature elettroniche per localizzare e catturare i pesci.
Reti enormi vengono stese in tutto l’oceano
ingoiando tutto ciò che incontrano.
Questi pescherecci industriali
insieme al nostro crescente appetito per il pesce
stanno svuotando gli oceani della vita marina ad un ritmo preoccupante.
Già oggi 13 delle 17 maggiori aree mondiali di pesca
si stanno esaurendo o sono in serio declino.
Le altre quattro sono eccessivamente o completamente sfruttate.

La recente diffusione di Pfiesteria
un microrganismo mille volte più tossico del cianuro
sviluppatosi dai milioni di chili di feci e urine suine
riversati nei fiumi
laghi e oceani
trasformati in latrine stagnanti
si sta dimostrando un grave pericolo.
Minacciando sia la vita marina che quella umana
la Pfiesteria ha sterminato oltre un miliardo di pesci.
Il più grande massacro di pesci nel Sud-est degli Stati Uniti.
E si sta diffondendo.
Tracce di Pfiesteria sono già state trovate da Long Island
al Golfo della Florida
a distanze di oltre 1.000 miglia.
Non a caso, questa invasione marina di Pfiesteria
si classifica come una delle peggiori epidemie di microrganismi virulenti
nella storia degli Stati Uniti.
È una minaccia biologica di livello tre.
L’Ebola è di livello quattro.
L’AIDS di livello due.
E questo virus mutato è il risultato diretto del nostro massiccio consumo di animali
in particolare del maiale.
Negli allevamenti ingrassiamo milioni di maiali per poi ucciderli.
Entra grano
ed escono rifiuti.
Questi rifiuti finiscono nei nostri oceani e nei nostri sistemi idrici
contaminando sia gli animali che vi abitano
sia coloro che di essi si nutrono.

Infine la caccia alle balene.
Anche se l’International Whaling Commission
ha proibito la caccia commerciale di questi animali già nel 1985
molti paesi continuano a uccidere balene per la loro “carne esotica”.
Vengono usati arpioni
armi da fuoco
uncini a punta piatta
persino esplosivi
o le guidano verso baie autorizzate alla caccia alle balene
dove vengono fatte arenare nelle acque più basse e poi colpite e uccise.

Ogni inverno, nei mesi da ottobre a marzo
migliaia di delfini vengono confinati e brutalmente uccisi
nelle piccole città di tutto il Giappone.
Aste di scandaglio vengono usate per interferire sotto le acque con il sonar dei delfini.
Una volta disorientati e chiusi dalle reti
i delfini entrano in panico.
Spesso i pescatori feriscono alcuni dei delfini catturati
colpendoli con arpioni o coltelli
poiché i delfini non abbandonano mai i membri della famiglia feriti.
Le madri e i loro piccoli si chiamano angosciati quando vengono separati
sollevati e trascinati via
per essere di lì a poco fatti a pezzi senza pietà.
Sono creature innocenti e pacifiche
e non meritano tutto ciò.

Ancora, mentre giacciono feriti e inermi
dibattendosi indifesi su pavimenti in cemento
vengono squartati con machete
e lasciati soffocare lentamente
contorcendosi tra le convulsioni e gli spasmi dell’agonia
mentre i bambini passano accanto andando a scuola.

Immagini di carneficina come queste
e di acque colorate del rosso del sangue
dimostrano chiaramente che il governo giapponese
non ha alcun rispetto per gli oceani della Terra
con metodi disumani di pesca
spesso in violazione dei trattati internazionali
leggi e convenzioni concepiti per proteggere gli oceani dallo sfruttamento massiccio
e le creature che vi vivono.
La carne di delfino viene poi venduta nei mercati e nei ristoranti
spesso sotto l’etichetta contraffatta di carne di balena.

E come se la crudeltà verso gli animali allevati per l’alimentazione non bastasse
abbiamo anche trovato il modo di usarli per il nostro abbigliamento:
giacche, scarpe, cinture, guanti, pantaloni, portafogli, borse e così via.
La prossima domanda è ovviamente:
da dove vengono i nostri vestiti?

PARTE TERZA: VESTIARIO

La richiesta di pelle proviene principalmente da Stati Uniti, Germania e Inghilterra.
Praticamente tutti la indossano
fermandosi ben poco a riflettere sulla sua provenienza.

Migliaia di mucche indiane vengono sterminate ogni settimana per la loro pelle
cedute da famiglie povere dell’India rurale che le vendono dopo essere state assicurate
che gli animali trascorreranno il resto della loro vita in fattoria.
Per trasferire gli animali in paesi dove possano essere legalmente uccisi
visto che in quasi tutta l’India uccidere bovini è proibito
gli animali devono essere ferrati e legati insieme con corde
per affrontare una straziante “marcia della morte”
che potrebbe protrarsi per diversi giorni.

Obbligati a marciare sotto il caldo e nella polvere senza cibo né acqua
e fortemente stressati per questa terrificante esperienza
numerosi animali collassano e non sono più in grado di proseguire.
Tenete presente che molti degli animali salgono su un camion
per la prima volta nella loro vita ed è probabile che ciò li terrorizzi
specialmente se vengono trattati bruscamente e con rudezza da chi li carica nei rimorchi.
Il rumore e il movimento del camion sono di per sé già una nuova esperienza
una triste esperienza.

Dopo uno o due giorni nel camion senza cibo né acqua
finiscono per essere terribilmente assetati e affamati
sopratutto perché si tratta di mucche abituate a mangiare continuamente durante tutta la giornata.
Ma quando gli animali iniziano ad essere esausti e stremati
vengono loro spezzate le ossa della coda nel tentativo di rimetterli in piedi.
Ciò viene fatto torcendogli ripetutamente la coda in diversi punti.
Gli accompagnatori devono mantenere gli animali costantemente in movimento
tirandoli con corde legate al naso
torcendogli il collo
le corna
o la coda.
Guidano, o meglio costringono, gli animali a scendere su terrapieni
e dentro e fuori da camion senza rampe
procurando loro lesioni quali fratture al bacino, alle zampe, alle costole e alle corna.
Per mantenere gli animali in marcia vengono usati anche peperoncino e tabacco.
Questa pratica viene eseguita sfregando del peperoncino direttamente nei loro occhi
per spronarli a rialzarsi in piedi.
E tutto questo prima di ucciderli.

Ben la metà degli animali sarà già deceduta al momento dell’arrivo al macello.
Ma per rendere l’esperienza ancora più traumatica
e terrificante
spesso gli animali vengono uccisi sotto gli occhi dei loro compagni.
E invece di un taglio netto della gola con un coltello affilato come sarebbe necessario
di solito vengono uccisi tranciando e segando con lame smussate.

Dopodiché
le pelli di questi animali giungono nelle concerie dove sostanze tossiche
come il cromo e altre tossine vengono usate per impedire la decomposizione.
Non dimentichiamocelo, la pelle è carne morta.
È pelle morta
e quindi è naturale che si decomponga e marcisca
a meno che non venga trattata con sostanze potenti come queste.
E per le persone
gli effetti sulla salute di queste sostanze chimiche usate nelle concerie
a causa della crescente domanda di prodotti in pelle
è un altro grave problema.

Infine, la pelle degli animali indiani
giunge nei negozi di abbigliamento di tutto il mondo.
La maggior parte delle grandi catene di abbigliamento vende pelle indiana
pelle che non proviene dalle mucche che mangiamo.
E per quanto riguarda le pellicce?

Oltre 100 milioni di animali selvatici vengono uccisi ogni anno per il loro manto.
25 milioni
solo negli Stati Uniti.
Questi animali, braccati e catturati per mezzo di trappole
vengono tenuti in allevamenti in condizioni come queste.
Naturalmente, animali selvatici come questi
non addomesticati, non sono abituati alla vita in gabbia.
E la pazzia da reclusione insorge quando gli animali spaventati e stressati
vengono sopraffatti dalla disperazione della prigionia.
Questi animali, selvatici e nati liberi, e i loro cuccioli
privati per sempre di una vita naturale
non possono fare più di qualche passo né sentire la terra sotto le loro zampe.
Sono invece ridotti a sfregarsi contro le gabbie, girare in circolo
e muoversi a piccoli passi senza sosta.
Le lesioni fisiche sofferte dagli animali in questi allevamenti
includono fratture e ossa esposte
cecità
infezioni alle orecchie
disidratazione e malnutrizione
esposizione a temperature gelide
assenza di cure veterinarie
e morte lenta.

Negli USA non vi sono leggi che regolano l’uccisione degli animali negli allevamenti per pellicce.
Pertanto, le procedure meno costose sono quelle più invitanti.
Avvelenamento da monossido di carbonio
stricnina
soffocamento
rottura del collo
ed elettrocuzione anale sono alcuni dei metodi più comuni.
Una volta estratto dalla sua gabbia con una robusta pinza da collo
l’animale viene fatto passare tra file di corpi senza vita di volpi
zibellini, procioni
e lupi, tra i tanti.
La morte per elettrocuzione anale è una procedura crudele
che richiede l’inserimento di una sonda nel retto
mentre l’animale stringe con i denti un conduttore metallico.
Spesso questa procedura inadeguata deve essere ripetuta affinché l’animale muoia.
E le carcasse scuoiate qui mostrate
verranno poi tritate e date in pasto agli animali ancora in gabbia.

PARTE QUARTA: INTRATTENIMENTO

E così passiamo all’intrattenimento.
Una volta Mark Twain disse:
«Di tutte le creature mai esistite, lui, l’uomo, è la più detestabile.
È l’unica creatura che infligge sofferenza per sport
ed è consapevole di questa sofferenza».

Nei rodei, i tori e i cavalli non sgroppano perché sono selvatici
ma perché stanno soffrendo.
Una cintura, detta cinghia da fianco o da sgroppata
viene stretta intorno al corpo dell’animale sopra l’area genitale.
Non appena l’animale sta per essere liberato
è sufficiente uno strattone secco alla cinghia perché inizi a sgroppare dal dolore.
Oltre alle altre lesioni subite dagli animali durante i rodei
come fratture alle zampe
essi vengono aizzati con colpi
seviziandoli
usando pungoli elettrici
e tormentati in altro modo
affinché escano dal recinto scalpitando in maniera sfrenata.

Il tiro del lazo, come vediamo qui
consiste nel lancio di una corda intorno al collo di un animale spaventato e in folle corsa
che frena la povera creatura con uno strattone
scaraventandola al suolo.

Come ogni altro business
le corse dei cani e dei cavalli sono industrie motivate da un unico fattore:
il profitto.

Nei parchi divertimento da una parte all’altra degli Stati Uniti
gli animali vengono usati nelle corse
per le scommesse
e per attirare il pubblico.
L’addestramento per tali eventi si ottiene
privando gli animali del cibo e a volte anche dell’acqua.
Questi animali
estranei a ciò che li circonda
al chiasso
alla folla
persino a ciò che devono fare
troppo spesso si feriscono per poi essere abbandonati
partecipando a queste stupide, bizzarre
competizioni senza senso
pensate solo per profitti e divertimento.

Oltre alla scomparsa degli habitat naturali
la caccia è oggi la principale minaccia per la vita selvatica.
I cacciatori uccidono oltre 200 milioni di animali ogni anno.
Cervi, conigli e scoiattoli sono in cima alla lista dei bersagli prediletti.
Una cosa è certa:
se la caccia è uno sport
è uno sport sanguinario.
I bersagli sono vivi
e sottoposti a morte violenta.

La pesca è un altro sport sanguinario
in cui un animale non umano soffre.
I ricercatori hanno dimostrato
che nei pesci la risposta al dolore è analoga a quella dei mammiferi.
Anatomicamente
fisiologicamente e biologicamente
la percezione del dolore nei pesci è di fatto identica a quella degli uccelli e dei mammiferi.
In altre parole
i pesci sono organismi senzienti
e pertanto provano dolore.
Per coloro che pensano che i pesci muoiano di una morte “più dolce”
si deve tenere presente che i loro organi di senso sono altamente sviluppati
sono esseri dotati di un sistema nervoso complesso
le loro cellule nervose sono molto simili alle nostre
e le loro risposte a certi stimoli sono immediate e vigorose.

Quando andiamo al circo
difficilmente ci fermiamo a pensare per chiederci:
cosa spinge un animale a fare qualcosa di innaturale
o anche pericoloso, come saltare attraverso le fiamme
rimanere in equilibrio su un piede
o tuffarsi nell’acqua da piattaforme traballanti sospese nell’aria?

I domatori vorrebbero far credere al pubblico
che questi animali eseguano gli esercizi aiutati da un premio.
Ma la verità è che gli animali obbediscono per paura di essere puniti.
In sostanza, i circhi condannano gli animali, per loro natura selvatici
a vivere i loro giorni
isolati
in piccole gabbie spoglie
privati di un normale esercizio fisico
e della socializzazione
viaggiando continuamente da un posto all’altro
e legati a catene anche fino al 95% della loro vita.
Dominio, sottomissione
e sofferenza sono parte integrante del processo di addestramento.

Sappiamo che gli animali sono esseri senzienti.
Provano paura
solitudine e dolore, proprio come gli umani.
Quale animale mai sceglierebbe di passare l’intera esistenza in cattività
se potesse scegliere?

Gli zoo.
Gli zoo sarebbero preziose istituzioni educative e di conservazione delle specie?
Certamente gli zoo sono interessanti
ma sono educativi soltanto nel senso che insegnano ad ignorare
la vera natura degli altri esseri viventi.
Inoltre
cosa possiamo imparare sugli animali selvatici
osservandoli in cattività?
Gli zoo esistono perché siamo affascinati dalle cose esotiche.
E per coloro che vanno agli zoo
gli animali lì rinchiusi sono solo questo:
cose.

In entrambi i casi
nei circhi o negli zoo
animali esotici e selvatici vengono catturati
imprigionati, trasportati e obbligati
a fare ciò che gli umani vogliono che facciano.

Al più, il termine tauromachia è quanto meno inappropriato
poiché c’è ben poca competizione tra la spada di un agile matador
termine spagnolo per assassino
e un toro confuso, mutilato, psicologicamente straziato e fisicamente debilitato.
Molti famosi ex toreri
hanno confessato che i tori vengono intenzionalmente debilitati
con tranquillanti e lassativi
con percosse alle reni e grossi pesi fissati intorno al collo
per diverse settimane prima dello spettacolo.
Alcuni di questi animali vengono rinchiusi al buio per 48 ore prima dello scontro
per poi essere liberati nell’arena accecati dalla luce splendente.

Nella tradizionale corrida
il toro entra nell’arena e viene avvicinato da uomini che lo esasperano e lo tormentano
correndogli intorno
e incitandolo allo scontro.
Quando il toro è esausto e senza più fiato
viene avvicinato dai picadores
che gli infilano delle lance nella schiena e nei muscoli del collo
torcendole ed estraendole in modo da procurargli una significativa perdita di sangue
e da impedirgli di sollevare la testa.
Poi è il turno dei banderilleros
che confondono il toro saltandogli intorno mentre gli infilano altre lance nel corpo.
Indebolito dalla perdita di sangue
il toro viene fatto girare più e più volte finché, stordito
cessa l’inseguimento.
Alla fine, il matador
questo “assassino”
si mostra e dopo aver provocato l’animale morente a qualche debole carica
tenta di ucciderlo con la propria spada.
E questa sanguinaria forma di divertimento
è la corrida.

Il piacere che nasce da tutte queste attività e sport
«una comunione con la natura», come qualcuno dice
potrebbe essere ottenuto senza la sofferenza o la morte degli animali.
Lo sfruttamento commerciale della vita selvatica
suppone in errore che il valore degli animali selvatici
sia riducibile alla loro utilità in relazione agli interessi umani
specialmente gli interessi economici.
Ma gli animali selvatici non sono risorse rinnovabili
che hanno un valore solo in relazione agli interessi umani.
Quella percezione, non può che essere quella di uno specista.
Nonostante ciò
queste pratiche esistono
solo perché non ci preoccupiamo seriamente degli interessi degli altri animali.
Alla luce di questo
gli umani non sono forse degli specisti enormemente crudeli?

PARTE QUINTA: SCIENZA

Il termine vivisezione
si riferisce a tutti quegli esperimenti effettuati su animali vivi
e si dice che sia una forma di scienza medica.
La ragione di sperimentazioni di questo tipo
è in teoria quella di trarvi delle cure per i disturbi e le malattie umane.
Ma coloro che sperano di trovare rimedi ai mali umani
infliggendo deliberatamente sofferenze agli animali
commettono due errori fondamentali.
Il primo è il presupporre che i risultati ottenuti sugli animali
siano applicabili alla specie umana.
Il secondo concerne l’inevitabile errore delle scienze sperimentali
per quel che riguarda la vita organica.
Poiché gli animali reagiscono diversamente dagli esseri umani
ogni nuova sostanza o metodo testato su animali
deve essere testato nuovamente sull’uomo
attraverso test clinici accurati
prima che possa essere considerato sicuro.
Questa regola non conosce eccezioni.
I test sugli animali non soltanto sono pericolosi poiché portano a conclusioni errate
ma anche perché
ritardano gli accertamenti clinici
che sono gli unici test davvero validi.
Tenete presente che qualsiasi malattia artificialmente indotta
è diversa dalla malattia che insorge spontaneamente.
Purtroppo
tali pratiche vengono ancora eseguite in nome della scienza
e questo è un insulto alla vera scienza
così come all’intelligenza umana.

E così
la vivisezione viene applicata nella sperimentazione medica
con somministrazione di sostanze nocive
shock elettrici o traumatici
operazioni senza anestesia
ustioni
deprivazione prolungata di acqua e cibo
torture fisiche e psicologiche
fino a squilibrio mentale
infezioni, e così via.

Per lo studio delle lesioni cerebrali
possono essere usati babbuini parzialmente o pienamente coscienti, saldamente legati
e con la testa cementata in un casco metallico
che verrà spinta ad un angolo di 60 gradi
con una forza fino a 1.000 volte superiore a quella di gravità.
Lo scopo di questo esperimento
è quello di simulare incidenti automobilistici
traumi caratteristici del football, della boxe
e altre lesioni alla testa.
E spesso questa procedura viene ripetuta più e più volte sullo stesso animale.

E infine, la ricerca militare.
Questa non ha bisogno di commenti.
Dall’invio di scimmie nello spazio
e test atomici su cani indifesi
all’esposizione di primati alle radiazioni nucleari.

Venti anni fa
il numero degli animali morti per torture nella pratica della vivisezione era astronomico
stimato in 400.000 al giorno a livello mondiale
con un ritmo di crescita annuale del 5%.
Oggi le cifre vanno quasi oltre l’immaginabile.
19.000 al minuto.
10 miliardi all’anno.

Alcune persone ignoranti sostengono che gli animali
essendo meno intelligenti non provano dolore come noi.
La verità
è che sappiamo ben poco di come ciascun animale possa “sentire”
ma possiamo dire con certezza che anche per loro vale la legge universale
che porta ogni organismo che muore di una morte non naturale
a soffrire enormemente prima della liberazione finale.
Ma non ha alcun senso dire che gli animali non soffrono
perché hanno un’intelligenza inferiore alla nostra.

Il dolore è dolore
trasmesso dai nervi al cervello.
E attraverso i nervi non viaggia solo l’intelligenza
ma anche le informazioni della vista
dell’olfatto, del tatto
e dell’udito.
E in alcuni animali questi sensi sono molto più sviluppati che nell’uomo.

Sappiamo che non vi è mai stata un’epoca
in cui abbiamo potuto imparare qualcosa sulla fisiologia umana
tramite la tortura di animali.
Abbiamo solo imparato qualcosa sugli animali.
E se c’è qualcosa che possiamo imparare da loro a livello psicologico
non lo scopriremo con l’acciaio o l’elettricità
né tantomeno con la violenza psichica.
La tortura sistematica di esseri senzienti
qualunque ne sia il pretesto e in qualunque forma
non può portarci oltre di quanto non abbia già fatto:
mostrarci
fino a che punto
l’uomo possa scendere in basso.
Se è questo quello che vogliamo sapere.

L’ignoranza è la principale linea di difesa dello specista.
Ad ogni modo, essa può essere facilmente infranta
da chiunque abbia il tempo e la determinazione di scoprire la verità.
L’ignoranza ha prevalso così a lungo
solo perché la gente non vuole scoprire la verità.
«Non dirmelo, mi rovineresti la cena»
è la risposta più comune al semplice tentativo
di spiegare a qualcuno l’origine della sua cena.
Anche coloro che sono consapevoli
che la tradizionale fattoria è stata soppressa dagli interessi della grande industria
che i loro vestiti provengono da mucche macellate
che il loro divertimento significa sofferenza e morte per milioni di animali
e che alcuni discutibili esperimenti vengono condotti nei laboratori
si rifugiano ancora nella vaga convinzione che le condizioni non siano così tragiche
poiché altrimenti il governo o le associazioni a difesa del benessere animale
avrebbero fatto qualcosa.
Ma ciò non dipende dall’impossibilità di sapere come stanno realmente le cose
bensì dal desiderio di non voler conoscere ciò che potrebbe pesare sulla nostra coscienza
desiderio responsabile di questa mancanza di consapevolezza.
Dopotutto
le vittime di qualunque cosa stia accadendo in questi luoghi orribili
non sono membri del nostro stesso gruppo.

Si tratta di dolore e sofferenza.
Non di intelligenza
né di forza
né di classi sociali o diritti civili.
Dolore e sofferenza sono di per sé un male e dovrebbero essere impediti o limitati
indipendentemente da razza, sesso o specie dell’essere che soffre.
Noi tutti siamo animali di questo pianeta.
Siamo tutti creature.
E gli animali non umani provano sensazioni proprio come noi.
Anche loro sono forti
intelligenti, ingegnosi
in grado di muoversi, ed evoluti.
Anche loro sono capaci di crescere e adattarsi.
Come noi, prima di tutto
sono creature terrestri.
E come noi, stanno sopravvivendo.
Come noi, anche loro cercano serenità e non disagio.
E come noi, esprimono diversi gradi di emozione.
In breve
come noi
loro sono vivi.
E infatti la maggior parte di loro
sono vertebrati
proprio… come noi.

Se pensiamo a quanto gli animali siano essenziali alla sopravvivenza umana
e nonostante la nostra assoluta dipendenza da loro
come compagnia
cibo
vestiario
sport e intrattenimento
così come per la ricerca medico-scientifica
è ironico pensare
come nel genere umano possiamo solo vedere una totale mancanza di rispetto
per questi “fornitori” non umani.
Senza dubbio
questo deve essere ciò che si intende quando si dice:
«mordere la mano che ci dà da mangiare».
Infatti
l’abbiamo calpestata e ci abbiamo sputato sopra.

Adesso ci troviamo di fronte alle inevitabili conseguenze.
Questo è chiaro nei rapporti sulla salute
che ci mostrano chiaramente dove il nostro eccessivo consumo di animali ci ha portato.
Cancro
malattie cardiache
osteoporosi
ictus
calcoli renali
anemia
diabete e altro ancora.

Anche il nostro cibo è oggi contaminato
e alla sua stessa fonte.
Antibiotici usati per incrementare il peso degli animali
che per via delle condizioni stressanti di vita
negli affollati allevamenti industriali, non riescono ad ingrassare
abuso di pesticidi e insetticidi
ormoni artificiali
studiati per incrementare la produzione di latte
il numero dei nati e la frequenza dei parti
coloranti artificiali
erbicidi
larvicidi
fertilizzanti sintetici
tranquillanti
stimolatori della crescita e dell’appetito…

Non dobbiamo sorprenderci che
il morbo della Mucca Pazza
l’afta epizootica
la Pfiesteria
e molte altre anomalie legate agli animali
siano state riscontrate nella specie umana.
La Natura non è responsabile di tutto questo.
Noi lo siamo.

Un cambiamento è inevitabile.
O lo faremo di nostra volontà
o la Natura stessa ci obbligherà a farlo.
È giunto il momento che ognuno di noi riconsideri le proprie abitudini alimentari
le proprie tradizioni
lo stile di vita e le abitudini.
E sopratutto
il proprio modo di pensare.

Dunque se c’è qualcosa di vero nel vecchio detto
«ciò che è fatto è reso»
allora cosa hanno fatto loro per meritare tanta sofferenza?
Ci abbiamo forse mai pensato?
Se ciò che è fatto è reso
cosa avranno loro in cambio di tutta questa sofferenza?
Sono creature terrestri.
Hanno lo stesso diritto di essere qui come lo hanno gli esseri umani.

Forse
la risposta giace in un altro vecchio detto
e altrettanto veritiero:
«raccoglieremo
ciò che abbiamo seminato».

Quindi naturalmente, gli animali provano sensazioni
e naturalmente avvertono dolore.
Dopotutto
la Natura ha dotato questi meravigliosi animali delle fonti del sentimento
perché non sentano?
O forse gli animali hanno dei nervi per essere impassibili?
La ragione esige una risposta migliore.
Ma vi è qualcosa di assolutamente certo:
gli animali usati come cibo
usati come vestiario
usati come intrattenimento
e per esperimenti scientifici
e gli animali schiacciati da tutte le oppressioni inflitte alla luce del sole
loro tutti muoiono soffrendo.
Ciascuno di loro.

Non è già abbastanza che gli animali di tutto il mondo
vivano fuggendo costantemente dal progresso e dall’espansione umana?
E per molte specie
semplicemente non rimane alcun posto dove andare.
Sembra che il destino di molti animali sia quello o di essere indesiderati all’uomo
o di essere troppo desiderati.

Ci poniamo come signori della Terra
dotati di strani poteri di terrore e misericordia.
Ma gli esseri umani dovrebbero amare gli animali come il saggio ama l’innocente
e il forte ama il vulnerabile.

Quando sussultiamo di fronte alla sofferenza degli animali
quella sensazione parla bene di noi
anche se lo ignoriamo.
E coloro che disprezzano l’amore per le creature nostre compagne
come mero sentimentalismo
trascurano una parte virtuosa e importante della nostra umanità.
Ma in nessun modo la nostra natura di umani viene svilita
dal mostrarsi amorevoli verso un animale.
E in realtà è dentro tutti noi il concedere loro una vita felice
e lunga.

Nella brughiera
il Re Lear chiese a Gloucester:
«Come vedi il mondo?»
E Gloucester
che è cieco
gli rispose:
«Lo vedo col sentimento.»
«Lo vedo col sentimento.»

Vi sono tre forze di vita primaria su questo pianeta.
La Natura.
Gli Animali.
E l’Umanità.
Siamo tutti Terrestri.
Fate il collegamento.

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