Leishmaniosi: conoscerla e prevenirla

di Riccardo B.

 

Il presente articolo, frutto di una mia ricerca in Rete congiuntamente ad alcune considerazioni personali, intende affrontare il problema della leishmaniosi e fornire alcuni consigli utili a chi convive con un cane. Si tratta di un articolo divulgativo, non scritto da un medico professionista. Il vostro medico veterinario di fiducia rimane pertanto in ogni caso la persona più adatta per fornirvi consigli e pareri ponderati.

Se intendete approfondire i diversi aspetti riportati nell’articolo, potete fare riferimento al sito Leishmania.org(it), da cui ho tratto la maggior parte delle informazioni. A chi invece non intenda leggere l’intero articolo, consiglio perlomeno la lettura del paragrafo Profilassi. Se avete dubbi o domande particolari potete rivolgervi al forum del suddetto sito [» visita il forum] (per la consultazione è richiesta la registrazione).

Cos’è la leishmaniosi

La leishmaniosi è una malattia infettiva che può colpire il cane (leishmaniosi canina) e altre specie animali, compreso l’essere umano (leishmaniosi umana), provocata da microrganismi di diverso genere detti leishmanie (in Italia il parassita responsabile delle forme di leishmaniosi umana e canina è il leishmania infantum).

La leishmaniosi viene veicolata da un organismo all’altro tramite un insetto che si nutre di sangue: l’insetto, pungendo un mammifero infetto, aspira insieme al sangue anche leishmanie, che rilascerà successivamente quando pungerà un nuovo mammifero che verrà così infettato. L’infezione dunque non avviene per contatto diretto tra un individuo malato e un individuo sano.

Tra questi insetti, i responsabili della diffusione della malattia nelle zone del Mediterraneo sono i flebotomi (detti anche pappataci). In Italia la specie principale di flebotomo responsabile della leishmaniosi è il Phlebotomus perniciosus, insieme al Phlebotomus perfiliewi e il Phlebotomus major.

Nella parte colpita da puntura può manifestarsi in alcuni casi una reazione cutanea locale, pruriginosa, con formazione di un piccolo rilievo duro e rossiccio che può persistere per alcune settimane. Conseguentemente alla puntura si può verificare anche una reazione allergica, che si presenta come un fenomeno più o meno generalizzato con febbre e cefalea.

Fino a pochi anni fa si credeva che in Italia la leishmaniosi canina fosse limitata solo a zone del centro-sud Italia e alle isole. Tuttavia, negli ultimi anni, le numerose segnalazioni di casi di leishmaniosi canina da aree tradizionalmente ritenute indenni, debbono portare alla conclusione che in Italia, sostanzialmente, non esistono zone comunemente abitate che possano essere considerate completamente sicure.

Il flebotomo

Un flebotomo

Un flebotomo

Il flebotomo è un insetto simile alla comune zanzara ma, contrariamente a quel che di solito si crede, non è un tipo di zanzara. Si presenta come un insetto piccolo, lungo circa 2-3 mm fino ad un massimo di 5 mm, con corpo peloso e di colore giallastro e ali grandi, anch’esse pelose e di forma ovale. Il torace e l’addome formano un angolo quasi retto, cosa che lo rende riconoscibile anche ad occhio nudo. Il volo è molto silenzioso.

La condizione ambientale ideale per i flebotomi è rappresentata da un’atmosfera piuttosto secca e soprattutto senza vento: il vento, infatti, li disturba e quindi li rende meno attivi, così come hanno lo stesso effetto le temperature al di sotto della media estiva. Durante il giorno questi insetti restano in luoghi oscuri e riparati, come abitazioni, cantine, stalle, grotte, crepe dei muri, delle rocce e del suolo, buchi degli alberi, tane di animali, nidi di uccelli, formicai e fitta vegetazione.

Solo le femmine sono responsabili dell’infezione, mentre i maschi sono innocui. Sono solo le femmine infatti a pungere la cute per nutrirsi di sostanze organiche, mentre i maschi si nutrono di succhi vegetali. Il pasto di sangue da parte delle femmine si compie generalmente durante le ore crepuscolari, con un picco immediatamente dopo il tramonto, e durante le ore notturne, con picchi intorno alla mezzanotte e un’ora prima del sorgere del sole.

L’infezione nell’essere umano

La leishmaniosi umana, nelle regioni italiane in cui è più diffusa, colpisce un soggetto ogni 200 mila abitanti (è pertanto classificata come una malattia rara), e in genere si tratta di individui immunodepressi (HIV positivi, trapiantati e altre situazioni di immunodeficienza). Probabilmente molte persone che vivono in zona endemica vengono punte da flebotomi infetti, ma solo una piccola percentuale contrae la malattia.

In seguito all’infezione spesso l’uomo non manifesta alcun sintomo. Comunque, nelle forme sintomatiche, di solito la terapia è efficace e si riesce a guarire completamente sia dal punto di vista sintomatologico che da quello parassitologico (diversamente da quanto avviene nel cane, dove il parassita rimane sempre presente). Nei soggetti immunodepressi gli insuccessi terapeutici e le ricadute sono invece frequenti.

Chi vive con un cane infetto naturalmente si chiederà quale sia il rischio di contagio tra l’animale e gli esseri umani che condividono lo stesso spazio. Se si vive in zona endemica non c’è alcuna ragione di temere il proprio cane infetto più di tutti quelli presenti nella stessa area. I flebotomi inoltre prediligono pungere i cani rispetto all’uomo e agiscono di preferenza all’esterno più che nelle abitazioni. In ogni caso, il fatto di avere in casa uno o più cani leishmaniotici non è mai stato messo in relazione con un aumentato rischio di infezione umana.

Anche su vasta scala non c’è una relazione diretta tra diffusione della malattia nel cane e diffusione della malattia nell’uomo: nei paesi mediterranei ci sono zone in cui la prevalenza dell’infezione nel cane è elevata ma l’incidenza nell’uomo è sporadica; anche nelle aree italiane con la più alta concentrazione di leishmaniosi canina non si registrano valori superiori di casi di leishmaniosi umana.

In alcuni casi (come ad esempio in Sicilia) si è ricorsi alla soppressione in massa degli animali infetti nell’intento di evitare la diffusione della malattia soprattutto nell’uomo, ma questo approccio non sembra risolvere il problema. Ad esempio, in Brasile, negli anni Novanta vennero soppressi 80 mila cani sieropositivi, ma nonostante ciò l’incidenza della malattia umana aumentò di quasi il 100%. Questo ed altri casi simili dimostrano come l’uccisione in massa degli animali infetti sia del tutto inutile – oltre ad essere, ovviamente, un ingiustificabile crimine morale.

È anche bene sapere che se ci si dovesse accidentalmente pungere con una siringa usata su un cane infetto, il rischio di contagio è inesistente.

L’infezione nel cane

Tra i cani, i soggetti che risultano più colpiti dall’infezione sono i cani adulti (la frequenza maggiore d’età va dai tre ai sette anni, ma con limiti da uno a undici anni), senza distinzione di sesso, razza e lunghezza del pelo. La maggior parte sono cani che passano tutta la giornata o comunque molte ore all’aperto, condizione che aumenta la possibilità di contatto con i flebotomi, soprattutto nelle ore notturne.

Il periodo di incubazione è molto variabile: può andare da un minimo di un mese fino ad un massimo di 4 anni. Molti dei segni clinici rilevabili in corso di leishmaniosi sono comuni anche ad altre patologie altrettanto frequenti nelle zone endemiche e che possono essere concomitanti con la leishmaniosi stessa.

Nella forma cronica (che si presenta più frequentemente) il quadro sintomatologico risulta abbastanza complesso e vario: dopo il periodo di incubazione, l’infezione può decorrere in forma asintomatica – cioè senza manifestazione di sintomi (più della metà dei cani leishmaniotici risulta asintomatica) – oppure con la comparsa dei sintomi, spesso molto gravi.

I possibili sintomi della malattia sono numerosissimi, ma spesso ne sono presenti solamente alcuni. Inizialmente possono essere estremamente vaghi, per poi divenire via via più gravi. Il segno più evidente della malattia è comunque il caratteristico aspetto di “cane vecchio” che assume il soggetto malato. In ordine di frequenza, i principali sintomi riscontrabili sono:

– ingrossamento dei linfonodi;
– lesioni cutanee di diverso tipo: perdita del pelo con possibilità di passare dalla semplice rarefazione all’alopecia più o meno diffusa con zone colpite sempre più estese (anche se può essere diffusa in tutto il corpo, si presenta di preferenza su alcune determinate aree: padiglioni auricolari, bordi degli occhi, dorso del naso, collo, gomiti, garretti, anche, base e punta della coda), produzione di piccole squame biancastre (più evidente nei cani a mantello scuro), ulcere, noduli non ulcerati di vario diametro (1-10 cm);
– crescita abnorme delle unghie, quasi a forma di artiglio;
– mucose pallide;
– dimagrimento progressivo;
– febbre;
– abbattimento generale e sonnolenza;
– perdita d’appetito;
– ingrossamento della milza e del fegato;
– insufficienza renale;
– lesioni oculari;
– fuoriuscita di sangue dalle narici;
– patologie articolari quali zoppie più o meno evidenti.

Nelle forme acute (più rare) il quadro clinico è invece decisamente più grave: inizialmente la malattia si manifesta con febbre elevata e discontinua, perdita d’appetito e abbattimento generale, seguono la comparsa di lesioni cutanee, rapido dimagrimento e infine fenomeni di paralisi seguiti dalla morte in pochi giorni.

Durante la gravidanza l’infezione può trasmettersi dalla madre al feto. Inoltre è altamente sconsigliato far accoppiare una cagna infetta, poichè lo stress della gravidanza può disturbare il sistema immunitario della cagna e condurre rapidamente ad una degenerazione della malattia, anche nel caso in cui questa sia stata placata. Anche se non vi sono prove certe su una possibile trasmissione della malattia nell’atto sessuale, è comunque consigliabile evitare l’accoppiamento di cani leishmaniotici. Se si convive con un cane infetto e non si è già provveduto alla sterilizzazione quale buona norma contro il randagismo, il buon senso ci suggerisce pertanto di provvedere quanto prima a sterilizzare l’animale.

Se temete che il vostro cane sano possa correre dei rischi di contagio convivendo o anche solo passeggiando o giocando occasionalmente con un cane infetto, come già si è detto per le preoccupazioni riguardo al contagio nell’uomo, se si vive in zona endemica non c’è alcuna ragione di temere un qualsiasi cane infetto più di tutti quelli presenti nella stessa area.

Diagnosi e terapia

Come già si è detto, molti dei segni clinici rilevabili in corso di leishmaniosi possono essere facilmente confusi con quelli di altre patologie: per questo e per altri motivi la diagnosi è complicata e spesso solo presunta. Ai fini della diagnosi certa risultano fondamentali gli esami di laboratorio, alcuni dei quali possono essere eseguiti direttamente in ambulatorio, mentre altri, più sensibili e precisi, richiedono l’intervento di centri specializzati ed attrezzati.

Per quanto riguarda la terapia, a tutt’oggi i trattamenti sono spesso lunghi, costosi e poco efficaci, e la risposta alla terapia si realizza con una marcata variabilità individuale. Comunque la maggior parte dei pazienti mostra un miglioramento clinico, e anche se difficilmente è possibile ottenere l’eliminazione completa dei parassiti, si può però realizzare la scomparsa dei sintomi.

La risposta alla terapia è certamente migliore quando il cane è ancora asintomatico, per cui sarebbe auspicabile iniziare la terapia quando gli animali non presentano segni clinici. In questi casi frequentemente l’animale riesce a condurre, anche per lungo tempo, un’esistenza soddisfacente. Per tale motivo è dunque fondamentale il controllo preventivo del cane tramite IFI (v. più avanti).

Purtroppo spesso l’animale malato va incontro a ricadute, che richiedono una nuova terapia, per cui i soggetti clinicamente guariti debbono essere controllati periodicamente. Nella mia personale ricerca in Rete ho inoltre letto che tra le terapie disponibili è possibile anche ricorrere a trattamenti omeopatici, ma per maggiori informazioni rivolgetevi ad un veterinario omeopata.

Profilassi

Norme generali

Il vaccino contro la leishmaniosi è stato immesso sul mercato per la prima volta nel 2004 in Brasile, e dal 2012 è stato reso disponibile anche in Italia. Bisogna tuttavia osservare che il vaccino non garantisce una protezione completa contro la malattia: in altre parole, anche un cane vaccinato può infettarsi e persino manifestare i sintomi [3]. In ogni caso, il mio consiglio è quello di informarvi attentamente prima di ricorrere alla vaccinazione.

Per chi decidesse di non vaccinare il cane, è bene sapere che è tuttavia possibile adottare una serie di precauzioni che, seppur non garantiscono una protezione completa e sicura, riescono comunque a ridurre anche considerevolmente il rischio di contagio nel cane. Tali precauzioni vanno adottate nei mesi di maggiore attività del flebotomo. In Italia si possono individuare tre periodi critici: dalla metà di maggio alla fine di settembre per il nord; dalla metà di maggio alla metà di ottobre per il centro; dall’inizio di maggio alla metà di novembre per il sud [2]. Data la non completa copertura del vaccino, le norme di profilassi sono comunque consigliate anche nel caso di un cane vaccinato (così come consigliato anche dalla stessa azienda produttrice del vaccino [3]).

È importante evitare di lasciare il cane fuori casa durante le ore della giornata di maggiore attività dei flebotomi (ovvero le ore crepuscolari, con un picco immediatamente dopo il tramonto, e le ore notturne, con picchi intorno alla mezzanotte e un’ora prima del sorgere del sole) o, quantomeno, di far dormire il cane all’aperto durante la notte. Per lo stesso motivo, anche le passeggiate serali rappresentano un potenziale pericolo, pur se durante il movimento è più difficile che il cane venga punto. Eventualmente l’uso di un prodotto spray repellente (v. più avanti) sul cane prima di uscire può ridurre il rischio.

Le finestre delle abitazioni dovrebbero essere dotate di zanzariere a maglia fitta (con lato non superiore ai 2 mm). In commercio sono disponibili anche repellenti spray per ambiente, che possono essere usati su zanzariere, tende, cuccia e sull’abituale sito di riposo del cane in casa (non bisognerebbe comunque ignorare la tossicità residua nell’ambiente domestico a seguito dell’uso di tali prodotti).

Inoltre i flebotomi, come altri insetti, sono attratti da sorgenti luminose deboli, che durante le ore notturne rappresentano un pericoloso invito per questi insetti.

Antiparassitari: uso e precauzioni

Il ruolo principale nella profilassi spetta tuttavia alle sostanze da applicare direttamente sul cane – disponibili in spot-on (pipette), collare e spray – per ridurre il rischio che i flebotomi possano pungere l’animale (pertanto non eliminano ogni possibilità di infezione). Tali sostanze generalmente sono dotate di effetto repellente (ovvero in grado di tenere lontani gli insetti), anti-feeding (contro il pasto di sangue) e insetticida (uccidono l’insetto).

Per contrastare la diffusione della malattia questi prodotti andrebbero usati non solo come protezione sui cani sani, ma anche su cani leishmaniotici, in modo da impedire che flebotomi non infetti possano assumere (e diffondere) il parassita pungendo cani infetti. Inoltre anche il cane già infetto trae giovamento dall’applicazione di questi prodotti, poichè si riduce il rischio che nuove reinfezioni aumentino la sua carica parassitaria aggravandone la situazione clinica.

Con le applicazioni spot-on, frequentemente usate, è bene limitare i bagni al mare o quantomeno evitare bagni prolungati, per non comprometterne l’efficacia e la durata, poichè solitamente l’applicazione di tali prodotti va ripetuta a lunghi intervalli (15-30 giorni).

Se invece si intende usare un collare antiparassitario bisogna fare attenzione che il cane non tenti di toglierselo o che accidentalmente non gli esca dal collo, perchè giocandoci o mordendolo potrebbe rimanere intossicato. Lo stesso rischio sussiste se si hanno cani che usualmente giocano tra loro (spesso nel gioco i cani si mordono sul collo). Pertanto è buona norma assicurarsi che il collare sia saldamente fissato al collo dell’animale e correttamente allacciato, che non sia troppo lento (ma non deve essere neppure troppo stretto altrimenti potrebbe rendere difficile la corretta respirazione o la deglutizione) e che non abbia punti eccessivamente usurati o danneggiati tali da poterne determinare la rottura.

Bisogna poi prestare particolare attenzione al fatto che alcuni di questi antiparassitari, e in particolare quelli a base chimica, possono essere estremamente tossici per altri animali che convivono con il cane, come gatti o conigli. Ad esempio, la permetrina, principio attivo degli spot-on Advantix e Exspot, è altamente tossico per il gatto. Pertanto questi prodotti vanno usati solo ed esclusivamente su cani e mai su altri animali se non chiaramente indicato. Bisogna inoltre stare attenti anche che gli altri animali che convivono con il cane non ne vengano a contatto almeno nelle prime ore successive all’applicazione del prodotto.

Solitamente, se il prodotto costituisce un eventuale pericolo per altri animali, questo viene comunque segnalato nel foglietto illustrativo, anche se potrebbe non essere indicato sulla confezione esterna, dunque è importante leggere con attenzione le indicazioni interne. Se si posseggono animali che comunque non sono citati nel foglietto illustrativo, per precauzione sarebbe bene in ogni caso evitare il contatto con il cane appena trattato.

Antiparassitari disponibili in commercio

In commercio esiste una vasta gamma di prodotti antiparassitari progettati per proteggere il cane dai flebotomi. I più diffusi sono i prodotti di sintesi, dotati naturalmente di un certo grado di tossicità anche per l’animale [1], mentre i prodotti naturali possono presentare una tossicità ridotta, essere privi di effetti collaterali per il cane e non nocivi per altri animali (in ogni caso leggere sempre le avvertenze del prodotto).

Pertanto, solo una attenta valutazione personale che terrà conto dei diversi fattori decisivi (sicurezza per il cane e altri eventuali animali conviventi, efficacia, costo, praticità d’uso, ecc.) potrà condurre alla scelta del prodotto, o dei diversi prodotti da abbinare fra loro, che si ritiene più idonea: spot-on, collare o spray, di sintesi o naturale.

Tra i prodotti di sintesi, i più noti e diffusi sono i seguenti:
– Advantix: L’Advantix è un’applicazione spot-on (in pipetta) contro flebotomi, zecche, pulci, zanzare e mosca cavallina. Per ottenere una protezione ottimale l’applicazione va ripetuta ogni tre settimane. Non va assolutamente usato sui gatti, sui quali risulta altamente tossico, e per lo stesso motivo occorre evitare che i gatti vengano a contatto con il cane trattato di recente.
– Scalibor Protector Band: Lo Scalibor Protector Band è un collare antiparassitario contro flebotomi, zecche e pulci, a rilascio graduale di deltametrina. Per ottenere una protezione ottimale il collare va sostituito dopo quattro mesi dalla prima applicazione. Non va assolutamente usato sui gatti, per i quali risulta altamente tossico, e per lo stesso motivo occorre evitare che i gatti vengano a contatto con il cane dotato di collare.
– Exspot: L’Exspot è un’applicazione spot-on (in pipetta) contro flebotomi, zecche, pulci, zanzare, mosche e pidocchi. Per ottenere una protezione ottimale l’applicazione va ripetuta ogni quattro settimane. Non va assolutamente usato sui gatti, sui quali risulta altamente tossico, e per lo stesso motivo occorre evitare che i gatti vengano a contatto con il cane trattato di recente.

Mentre è possibile associare lo spot-on (Advantix o Exspot) al collare Scalibor (previa considerazione della tossicità sommata dei prodotti), non bisogna invece assolutamente associare l’Advantix e l’Exspot.

Tra le sostanze naturali efficaci contro i flebotomi è frequentemente citato l’olio di Neem, descritto come un millenario insetticida naturale, privo di tossicità per uomo, piante e animali. La linea Protection (distribuita dalla Camon) offre una serie di prodotti (spot-on, collare, spray, shampoo, spray e diffusori per l’ambiente e altri prodotti) a base di Neem. Tra questi, si segnalano in particolare il collare Leis Collar e lo spray Leispray, particolarmente efficaci contro i flebotomi. Una buona soluzione pertanto potrebbe essere l’uso in sinergia dello spot-on e del collare Leis Collar, più alcune nebulizzazioni del Leispray sul cane prima delle passeggiate serali o all’accorrenza. Tutti i prodotti si trovano facilmente in vendita on-line.

Oltre alla linea Protection, che al momento sembra essere la più nota e diffusa come rimedio antiparassitario naturale, in commercio si trovano ancora altri prodotti naturali attivi contro i flebotomi, facilmente individuabili con una ricerca in rete. Tuttavia consiglio di accertarvi sempre quanto il prodotto sia realmente naturale, poichè ho osservato che alcuni prodotti presentati come naturali (un’etichetta oggi molto abusata, senza alcun significato preciso ma dal forte richiamo promozionale) nascondono in realtà una composizione che di naturale ha ben poco.

Il test IFI

L’IFI (detto anche IF o IFAT) è un esame sierologico specifico per la leishmaniosi, altamente attendibile (5-6% di falsi negativi), in grado di verificare una eventuale infezione, dando così la possibilità di iniziare la terapia quanto prima.

Generalmente viene consigliato un esame da eseguire dopo circa un mese dalla fine del periodo critico della leishmaniosi. Tuttavia l’IFI è un test che non rileva direttamente il parassita, ma svela l’eventuale infezione in maniera indiretta evidenziando gli anticorpi prodotti come reazione all’infezione. Poichè nella leishmaniosi la produzione di anticorpi non segue immediatamente l’inizio dell’infezione, ma può sopraggiungere anche dopo settimane o addirittura dopo mesi, alcuni ritengono pertanto opportuno eseguire due esami IFI all’anno, facendo seguire al primo test un secondo controllo a maggio. In questo modo, nell’eventualità che l’infezione non venga rilevata con il primo test, un esame ripetuto a maggio può invece portarla alla luce.

Maggio è ritenuto il mese ideale per il secondo esame poichè coincide con l’inizio del periodo critico della leishmaniosi, pertanto nel caso venga rilevata un’infezione si può iniziare la terapia prima che il cane vada incontro ad eventuali nuove reinfezioni che rinvigorirebbero la malattia. Inoltre, trattando il cane infetto e quindi limitando il proliferare dei parassiti nel suo organismo prima che compaiano i flebotomi, si riduce anche il rischio di diffusione dei parassiti sugli altri soggetti sani che vivono in zona.

Per effettuare un esame IFI è sufficiente un normale prelievo del sangue recandosi dal proprio medico veterinario, che provvederà poi ad inviare il campione in laboratorio. Inoltre alcuni istituti zooprofilattici offrono l’analisi gratuita del campione: in questo caso il prelievo verrà effettuato sempre dal proprio veterinario di fiducia, dopo di che bisogna recarsi all’istituto per consegnare la provetta, unitamente alla richiesta per l’analisi che vi dovrà rilasciare il vostro veterinario.

Per chi desidera una maggiore sicurezza, si consigliano anche le analisi di laboratorio di routine una volta l’anno (compreso l’esame delle urine), poichè in caso di infezione da leishmaniosi sono presenti sempre alcune alterazioni dei valori (in ogni caso le analisi di laboratorio di routine dovrebbero essere effettuate per mantenere sotto controllo lo stato generale del cane).

Profilassi in sintesi

Le norme da adottare per la sicurezza del proprio cane (da maggio a novembre a seconda della zona) possono essere così riassunte:
– proteggere il cane con antiparassitari specifici;
– evitare di lasciare il cane fuori casa durante le ore della giornata di maggiore attività dei flebotomi (ovvero le ore crepuscolari, con un picco immediatamente dopo il tramonto, e le ore notturne, con picchi intorno alla mezzanotte e un’ora prima del sorgere del sole) o, quantomeno, di far dormire il cane all’aperto durante la notte;
– usare un prodotto spray repellente sul cane prima delle passeggiate serali;
– dotare le finestre delle abitazioni di zanzariere a maglia fitta (con lato non superiore ai 2 mm);
– usare repellenti spray per ambiente su zanzariere, tende, cuccia e sull’abituale sito di riposo del cane in casa;
– effettuare un esame IFI dopo circa un mese dalla fine del periodo critico della leishmaniosi, ed eventualmente un secondo esame a maggio (per chi desidera, effettuare anche le analisi di laboratorio di routine una volta l’anno).

Riccardo B.

 

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Ultima modifica: 10 marzo 2015

Note:
1. Generalmente le ditte produttrici rendono noti solo studi su animali in laboratorio effettuati per valutare l’efficacia del prodotto e studi di tossicità acuta per determinare la dose tossica per l’animale. Sembra che nessuna ditta abbia interesse a svolgere (o quantomeno a rendere noti) studi di tossicità cronica che possano evidenziare potenziali rischi a seguito di un uso del prodotto protratto negli anni. Personalmente non sono favorevole all’uso di questi prodotti proprio a causa della loro tossicità che ritengo possa essere a lungo andare origine di problemi anche seri per l’animale. Inoltre, lo spot-on Advantix, tra i prodotti di sintesi più noti, è prodotto dalla Bayer, una delle più grandi multinazionali farmaceutiche del mondo. Comunque, poichè si tratta di prodotti noti a qualsiasi veterinario e citatissimi, ho ritenuto superfluo non riferirli insieme agli altri antiparassitari.
2. Gruppo di Studio sulla Leishmaniosi Canina, Prevenire la leishmaniosi canina: linee guida del GSLC.
3. Ti presento il cane, Leishmaniosi: il nuovo vaccino serve davvero? (ed è davvero affidabile?).

 

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