Nazisti e animalisti

 

Un argomento, se così lo si vuol chiamare, spesso usato dai detrattori dell’animalismo, è quello della zoofilia nazista. Coloro che usano questo argomento dal carattere assiomatico, nel tentativo di screditare il pensiero antispecista e in evidente mancanza di argomenti logici e razionali, accostano il movimento animalista con l’ideologia nazista, con gli esponenti più noti del regime e, in particolare, con la massima figura rappresentativa del movimento nazista: Adolf Hitler.

La conclusione che si intenderebbe far emergere da questo surreale parallelo vorrebbe portare a credere che l’ideologia antispecista rappresenti una minaccia, che sia fondata su sentimenti antiumani, che miri all’estinzione della specie umana e altre amenità simili. Ma basterebbe sfogliare qualche testo di filosofia sui diritti animali (cosa che, evidentemente, i detrattori non hanno mai pensato di fare) per capire che il pensiero antispecista non è limitato ad una preoccupazione dei soli animali non umani, ma contempla una più ampia forma di rispetto verso la vita in generale, compresa la vita umana.

Il pensiero antispecista  diversamente da quanto sostengono nell’ignoranza i suoi detrattori  non intende porre l’uomo al livello dell’animale non umano così come oggi quest’ultimo viene generalmente considerato (ovvero come esseri incompleti e inferiori), ma mira ad elevare l’animale non umano al livello dell’uomo sul piano dei diritti fondamentali: il diritto alla libertà, il diritto alla serenità e il diritto alla vita. Esattamente il contrario di ciò che da sempre hanno fatto e continuano a fare i gruppi oppressivi di ogni epoca storica, ponendo l’uomo al livello dell’animale non umano dis-umanizzandolo per renderne più giustificabile e meno opprimente l’abuso, dal momento che la società umana ritiene gli altri animali privi di valore e dignità. Riconoscere invece un ruolo diverso, più dignitoso, all’animale non umano all’interno della nostra società significherebbe anche privare l’uomo di tali scusanti sociologiche di supporto.

Per lo più, i più accaniti sostenitori di queste mitologiche identificazioni tra animalisti e nazisti sono individui che dello sfruttamento animale ne hanno fatto la propria principale fonte di guadagno o, in altri casi, una insana passione. La farneticante iniziativa del Premio Hitler istituito da FederFauna, da conferire alle «personalità che si sono particolarmente distinte nell’animalismo» [1] (iniziativa orgogliosamente sostenuta da Giulia Corsini [2], membro del consiglio direttivo di Pro-Test Italia, e aspramente criticata sia dal presidente dell’ANPI di Bologna [3], sia da esponenti autorevoli della comunità ebraica italiana [4,5]), è significativamente rappresentativa dell’insistenza con cui la propaganda dei fanatici della crudeltà animale si serva di tali congetture.

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