Mondo Vegan FAQ

 

Con questa pagina propongo una serie di risposte alle domande più comuni sul veganismo e alle obiezioni più ricorrenti che frequentemente vengono poste agli attivisti per gli animali. Benchè gran parte di ciò che vi si può leggere sia condiviso dalla comunità animalista, queste risposte non necessariamente rispecchiano il punto di vista di tutti gli attivisti. Nelle risposte presentate, pur riferendomi, per semplicità, al veganismo, il contenuto può essere per lo più applicato anche al vegetarianismo etico. Non c’è dunque alcuna intenzione discriminatoria contro i vegetariani etici. D’altra parte, spero anche che il vegetariano etico possa presto abbandonare il consumo di latte e uova e abbracciare una vita orientata verso un completo veganismo. Trattandosi di un testo divulgativo, le risposte presentate non pretendono di analizzare a fondo ogni questione, anche se in alcuni casi possono essere presenti dei collegamenti ad articoli di approfondimento.

Le obiezioni citate nella sezione finale delle repliche estremistiche, benchè ai limiti del surreale, sono state inserite solo per completezza. D’altronde, tali obiezioni sono riferite da ogni detrattore della causa animalista con una persistenza tale che non prenderle in considerazione non è stato possibile. Il carattere di queste obiezioni è chiaramente provocatorio, per cui la reazione migliore sarebbe ignorarle, dal momento che anche una risposta paziente e argomentata non verrebbe accolta ragionevolmente dal provocatore di turno. Può essere invece utile rispondere a tali obiezioni se ci si trova in presenza di soggetti terzi (situazione tipica della comunicazione pubblica in Rete), evitando in ogni caso di intrattenersi troppo con il provocatore.

Inoltre, spesso con queste obiezioni, piuttosto che fornire una risposta argomentata, può essere utile, e anche più divertente, contrattaccare con una contro-obiezione. Ad esempio, qualora il provocatore affermi che, piuttosto che occuparci di animali, dovremmo impegnarci in problemi (secondo lui) più seri che affliggono il mondo umano, gli si potrebbe domandare, dato questo suo improvviso slancio di filantropia, in quale importante missione umanitaria è impegnato nella sua vita. Normalmente questi soggetti infatti non svolgono alcuna attività socialmente utile. Ma quand’anche si occupassero di qualche attività umanitaria, dal momento che per qualsiasi causa che si sostenga ce ne sarà sempre un’altra più importante da sostenere, gli si potrà obiettare: «Perchè invece non ti occupi di…?», oppure gli si può chiedere cosa lo obbliga nel suo impegno umanitario a sostenere l’immensa strage degli animali allevati per l’alimentazione.

 

INDICE

Cos’è il veganismo?
Cos’è il veganismo?
Che differenza c’è tra veganismo etico e veganismo dietetico?
Come vive un vegano?
Cosa mangia un vegano?
Perchè niente latte e uova?
Perchè niente miele?
Perchè niente capi di origine animale?
Cos’è lo specismo? Cos’è l’antispecismo?

Voglio saperne di più sulla dieta vegana
Una dieta vegana è una dieta equilibrata?
Una dieta vegana è una dieta adeguata anche per gravidanza, allattamento, infanzia e adolescenza?
Come mai allora a volte si sentono casi di bambini morti o in grave stato di salute perchè seguivano una dieta vegana?
Seguire una dieta vegana costa molto?
Per seguire una dieta vegana occorre assumere integratori alimentari?
Se in una dieta vegana occorre assumere un integratore di B12, questo non significa allora che è una dieta innaturale?
Per seguire una dieta vegana occorre comprare solo cibi biologici?
Per seguire una dieta vegana occorre andare da un dietologo?
Passare ad una dieta vegana è difficile?
Dove posso trovare ricette vegane?

Sono vegano da poco e ho alcune domande
Quali sono gli alimenti che possono contenere ingredienti animali nascosti?
I prodotti con scritto «può contenere tracce di latte» sono da evitare?
Non voglio che il mio cane/gatto mangi carne: come posso fare?

Obiezioni sulla legittimità del mangiare carni e sfruttare gli animali
L’uomo ha sempre mangiato carne: è la natura!
(segue) È la catena alimentare!
(segue) Anche il leone mangia la gazzella!
L’uomo è onnivoro e deve mangiare anche carne!
(segue) Per questo come i carnivori abbiamo i denti canini!
Tanto se non li mangio io, gli animali li mangia qualcun altro!
Il pesce non soffre, non c’è niente di male a mangiarlo!
La Bibbia dice che…, quindi è giusto mangiare carne e usare gli animali!
Anche se diventassi vegano non cambio certo il mondo!

Obiezioni sulla legittimità dell’allevamento degli animali a fini alimentari
Non c’è niente di male negli allevamenti: anche in natura gli animali soffrono e muoiono!
Gli animali sono allevati per fornirci cibo: sono allevati apposta!
Gli animali allevati trasformano i vegetali che non possiamo mangiare in carne, latte e uova che possiamo mangiare!
Se non li alleviamo, questi animali si estingueranno!
Se non li uccidiamo, questi animali invaderanno il pianeta!
Le mucche producono latte anche senza partorire, e se non vengono munte si gonfiano le mammelle, soffrono e rischiano di morire… se non lo consumassimo noi, il latte verrebbe buttato via!

Obiezioni sull’assurdità del veganismo
Se fossimo tutti vegani le terre non sarebbero sufficienti per coltivare vegetali per tutti!
Se fossimo tutti vegani non ci sarebbe più letame e non potremmo coltivare vegetali!
Crescere un figlio con una dieta vegana è una assurda costrizione!
Crescere un figlio con una dieta vegana privandolo del latte della madre è una pazzia!
Non dare carne al proprio cane/gatto è contronatura!

Le repliche estremistiche
Il movimento per i diritti animali è un pericoloso movimento antiumano!
Anche Hitler era vegetariano!
Anche i nazisti amavano gli animali!
Ci sono problemi ben più seri nel mondo prima degli animali!
Potete permettervi di essere vegani solo perchè vivete in un paese ricco!
Non mangi carne ma poi quando cammini farai una strage di insettini!
Anche le piante soffrono!
Anche i vostri animali soffrono: non fanno certo una vita naturale!

 

FREQUENTLY ASKED QUESTIONS (FAQ)

Cos’è il veganismo?

Cos’è il veganismo?

Il veganismo è una filosofia di vita basata sul rifiuto di ogni forma di sfruttamento degli animali (per alimentazione, abbigliamento, spettacolo e ogni altro scopo). Il veganismo può essere considerato la prassi della teoria antispecista e, nella pratica quotidiana, si traduce nel rifiuto di acquistare, usare e consumare, per quanto possibile e praticabile, prodotti derivanti da sfruttamento e uccisione degli animali, e di dedicarsi, partecipare e sostenere attività che implicano un uso dell’animale o la sua uccisione. Fine della pratica vegana non è dunque quello di evitare l’uccisione di ogni forma di vita animale, un obiettivo che sarebbe, oltre che poco utile, impossibile da realizzare, in quanto anche un’esistenza limitata all’essenziale per la sopravvivenza comporta l’uccisione, diretta e indiretta, di numerosi animali (si pensi ad esempio al semplice atto del camminare, causa di morte di una moltitudine di insetti), bensì quello di non partecipare allo sfruttamento e all’uccisione sistematica, intenzionale e non necessaria degli animali non umani, evitando il sostegno ad attività quali l’allevamento degli animali per l’alimentazione umana, la sperimentazione sugli animali, la caccia e così via.
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Che differenza c’è tra veganismo etico e veganismo dietetico?

Talvolta il veganismo viene anche definito veganismo etico come distinzione dal veganismo dietetico, termine con cui si indica una pratica alimentare, più propriamente definita vegetalismo, basata sull’esclusione di tutti i cibi di origine animale. Il vegetalismo può avere all’origine motivazioni etiche (se tale pratica alimentare viene adottata all’interno del veganismo etico), ma può anche essere dettata da ragioni di altra natura (quando tale pratica alimentare fa parte di una più ampia concezione di vita salutistica, ecologistica o religiosa). Il vegetalismo, oltre alla dieta vegana classica, comunemente adottata nel veganismo etico, comprende anche altre diete più restrittive che non implicano l’uso di ingredienti di origine animale, come la fruttariana, la crudista vegana o la macrobiotica nella sua forma puramente vegetale. Colui che adotta il veganismo come filosofia di vita viene definito vegano (o, con prestito dalla lingua inglese, vegan), e anche in questo caso può talvolta essere usata la definizione vegano etico, mentre il termine vegetaliano indica strettamente un soggetto che segue un regime alimentare vegetaliano, per lo più nella forma di una dieta vegana classica.
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Come vive un vegano?

Un vegano consuma solo cibi di origine vegetale e rifiuta il consumo di ogni tipo di carne (compresa la carne delle creature marine, ovvero pesce, crostacei e molluschi), latte e derivati, uova e miele (e altri prodotti delle api). Un vegano inoltre indossa solo capi in fibre vegetali e sintetiche ed evita l’acquisto di ogni capo con parti di origine animale (pelliccia, pelle, lana, seta e imbottiture in piuma), usa cosmetici (make-up e prodotti per l’igiene personale) e prodotti per la pulizia della casa non testati su animali e possibilmente privi di ingredienti di origine animale, e in generale evita l’acquisto di altre merci con parti animali (come divani in pelle, tappeti in pelliccia, ornamenti in avorio, ecc.). Un vegano evita inoltre la pratica, la partecipazione e il sostegno ad attività che implicano un uso dell’animale e/o la sua uccisione, quali la sperimentazione sugli animali, caccia e pesca, il circo con animali, lo zoo e altre attività simili. Un libro con utili indicazioni pratiche sulla scelta vegana è Guida al vivere vegan.
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Cosa mangia un vegano?

Un vegano tipicamente segue una dieta vegana classica, basata su cereali, legumi, verdura e frutta. Molti piatti tipici della tradizione mediterranea sono normalmente presenti sulla tavola di un vegano: pasta in mille condimenti, minestroni e risotti alle verdure, zuppe di piselli, fagioli, ceci, lenticchie o fave accompagnate con del buon pane, saporiti piatti ai funghi, pizza condita con mille verdure e molti altri genuini piatti della nostra antica cucina italiana. Altri prodotti a noi meno noti, non indispensabili ma comunque solitamente usati dai vegani, appartengono invece ad altre culture: ad esempio, troviamo cereali come amaranto, miglio, orzo, avena e quinoa, preparazioni a base di cereali quali bulgur, cous-cous e seitan (con questo si possono preparare anche polpette, spiedini o spezzatini), soia e prodotti a base di soia (tofu, tempeh e proteine vegetali ristrutturate), alghe alimentari, condimenti come shoyu, miso e tamari, dolcificanti come il malto e molto altro. Con la soia inoltre vengono preparati anche latte, yogurt, gelato, burro e panna. Vi sono anche altri latti vegetali, come quelli di riso, di mandorle o di avena. Biscotti e snack senza latte e uova si trovano facilmente anche al supermercato, e in commercio esistono anche formaggi o hamburger completamente vegetali. Un vegano ovviamente non rinuncia a quei generi alimentari puramente voluttuari come cioccolato, marmellata o caffè. Inoltre, molte preparazioni, come torte, budini, dolci, biscotti e frappè, possono essere facilmente preparate in versione vegana.
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Perchè niente latte e uova?

Le mucche, come tutti i mammiferi, producono latte solo dopo il parto, pertanto negli allevamenti vengono inseminate artificialmente ogni dodici mesi in modo da programmare un parto ogni anno e garantire in tal modo una produzione di latte quasi continua. I vitelli femmina non idonei alla mungitura e i vitelli maschi (ovviamente non in grado di produrre latte) nati si rivelano inutili per l’industria casearia, pertanto vengono allevati e uccisi a sei mesi di vita. Le mucche vengono munte continuamente con macchine automatiche, sfruttate fino a che molte non sono più in grado di reggersi in piedi, e dopo qualche anno di vita, quando non più produttive, vengono uccise. Negli stabilimenti per la produzione di galline ovaiole, invece, i pulcini nati maschi (statisticamente la metà), inutili al mercato in quanto ovviamente non in grado di produrre uova, vengono gettati vivi in un tritacarne industriale o schiacciati in apposite macchine per essere poi trasformati in farine animali per allevamenti o in fertilizzanti. Le galline ovaiole invece vivono tutta la loro breve esistenza schiacciate l’una contro l’altra in piccole gabbie metalliche a produrre uova in continuazione e, dopo qualche anno, quando non più produttive, vengono uccise. Sebbene negli allevamenti biologici le condizioni di mucche e galline siano relativamente migliori, gli animali vivono comunque in condizioni di cattività in ambienti artificiali e limitati, sono soggetti a deprivazioni sociali e sessuali, agli inevitabili soprusi che dovranno subire da parte degli operai e destinati sempre all’uccisione dopo qualche anno di attività.
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Perchè niente miele?

Anche per le api l’allevamento industriale esige un trattamento crudele: possono ad esempio essere bruciate vive per contenere l’espandersi di epidemie [1] o uccise per altri motivi. Sebbene nella produzione artigianale di miele su piccola scala l’uccisione delle api è probabilmente molto rara, evitare il consumo di miele garantisce con certezza di scongiurare il rischio di sostenere forme di crudeltà sulle api, oltre a rappresentare un rifiuto dell’idea antropocentrica che gli animali siano esseri al servizio della specie umana. In ogni caso, il miele che si trova in tutti i prodotti confezionati è normalmente di produzione industriale. Dopotutto il miele non è affatto un alimento necessario alla nutrizione umana e può essere benissimo sostituito con il malto, che ha la stessa consistenza ed è altrettanto dolce e sano. Altri prodotti delle api, quali il polline, la pappa reale e il veleno (usato in alcuni medicamenti “naturali”), comportano invece sempre sofferenza e morte delle api.
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Perchè niente capi di origine animale?

Un vegano evita l’acquisto di ogni capo con parti di origine animale: pelliccia, pelle, lana, seta e imbottiture in piuma. Per la pelliccia gli animali vengono allevati in piccole gabbie fino alla pazzia e uccisi con metodi crudeli, catturati con trappole a tagliola, colpiti a morte con bastoni uncinati o scuoiati ancora vivi. La pelle comunemente usata nell’industria è pelle bovina e spesso proviene dai macelli. Contrariamente a quanto si pensa, la pelle bovina non è un semplice prodotto di scarto dell’industria zootecnica, ma rappresenta una fonte primaria di profitto: i bovini vengono allevati e uccisi sia per la loro carne sia per la loro pelle. Negli altri casi, invece, animali quali bovini provenienti dall’India, coccodrilli o serpenti vengono uccisi esclusivamente per la loro pelle. La tosatura delle pecore per la lana è condotta con brutalità e in ogni caso il loro destino è il macello. Per ottenere la seta i bachi vengono bolliti vivi. Per le piume usate per le imbottiture, invece, le oche vengono spiumate vive e infine anch’esse saranno uccise.
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Cos’è lo specismo? Cos’è l’antispecismo?

Lo specismo può essere definito come un atteggiamento individuale e un’ideologia sociale volti a favorire, sostenere e perpetuare l’oppressione umana delle altre specie animali. Come il razzismo indica la discriminazione di una razza verso altre razze, così lo specismo indica la discriminazione di una specie verso altre specie. Nello specismo la discriminazione di un individuo si fonda sulla sola base della sua appartenenza ad una specie: quando si parla della sofferenza umana e la si considera più importante di quella degli animali non umani, si è, per così dire, colpevoli di specismo. Alcune conseguenze pratiche e diffuse dello specismo sono l’industria dell’allevamento, i laboratori di sperimentazione, gli zoo, i circhi, le arene per le corride e pratiche come la caccia. L’antispecismo, nella sua posizione classica, può invece essere definito come la forma di opposizione all’oppressione animale in un sistema di pensiero che riconosce alle altre specie non umane pari dignità di quella umana.
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Voglio saperne di più sulla dieta vegana

Una dieta vegana è una dieta equilibrata?

Carne, pesce, latte e latticini e uova non sono alimenti necessari all’organismo umano e una dieta vegana equilibrata è in grado di fornire adeguatamente tutti i nutrienti di cui il nostro corpo ha bisogno. L’Academy of Nutrition and Dietetics (ex American Dietetic Association), la più grande e prestigiosa associazione di nutrizionisti al mondo, nella propria posizione ufficiale sulle diete vegetariane (intese come diete a base vegetale, dunque inclusa anche la dieta vegana) afferma: «È posizione dell’American Dietetic Association che le diete vegetariane correttamente pianificate, comprese le diete vegetariane totali o vegane, sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie» [2].
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Una dieta vegana è una dieta adeguata anche per gravidanza, allattamento, infanzia e adolescenza?

L’Academy of Nutrition and Dietetics (ex American Dietetic Association), la più grande e prestigiosa associazione di nutrizionisti al mondo, nella propria posizione ufficiale sulle diete vegetariane (intese come diete a base vegetale, dunque inclusa la dieta vegana) afferma: «Le diete vegane, latto-vegetariane e latto-ovo-vegetariane ben pianificate sono appropriate per tutti gli stadi del ciclo vitale, incluse gravidanza e allattamento. Le diete vegane, latto-vegetariane e latto-ovo-vegetariane correttamente strutturate soddisfano i fabbisogni nutrizionali dei bambini nella prima e seconda infanzia e degli adolescenti, e promuovono una crescita normale. [...] Le diete vegetariane nell’infanzia e nell’adolescenza possono essere d’ausilio nello stabilire sani schemi alimentari, validi per tutta la durata della vita, e possono offrire alcuni importanti vantaggi nutrizionali» [2].
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Come mai allora a volte si sentono casi di bambini morti o in grave stato di salute perchè seguivano una dieta vegana?

Queste notizie vengono trattate in maniera superficiale dai media denunciando la dieta vegana come una dieta pericolosa per i bambini. Tuttavia, le segnalazioni di problemi nutrizionali nei bambini vegetaliani sono da ricondurre per lo più a diete che, sebbene possano essere definite diete vegane in quanto prive di ingredienti di origine animale, sono però sostanzialmente differenti da una dieta vegana classica ed estremamente restrittive, quali la fruttariana, la crudista vegana o la macrobiotica, che espongono i bambini a seri rischi di grave malnutrizione energetica e carenze nutrizionali varie [8,9]. Per lo più, inoltre, i casi di problemi negli infanti vegetaliani riguardano spesso l’utilizzo di formulazioni casalinghe inadeguate, usate in sostituzione delle preparazioni bilanciate disponibili in commercio [10]. Analogamente, i casi di decessi di bambini “vegetaliani” segnalati dai media nel corso degli anni si riferiscono a diete molto restrittive ed estremamente povere nella varietà di alimenti forniti, vagamente classificabili come diete fruttariane o crudiste vegane [11,12,13,14], oppure con formulazioni per l’infanzia improvvisate [15]. In altri casi riportati i bambini erano figli di fanatici religiosi che seguivano regole alimentari eccentriche [16], madri con disturbi anoressici [17] o genitori che rifiutavano il supporto di medici competenti [18] e si affidavano a cure mediche stravaganti [19,20,21,22]. Questi rari casi clinici risultano inoltre non più preoccupanti dell’allarmante diffusione del sovrappeso tra i bambini italiani (i più obesi d’Europa [23]) e dei disturbi connessi, come diabete, ipertensione e colesterolo alto [24,25].
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Seguire una dieta vegana costa molto?

Gli alimenti di base dell’alimentazione vegana sono cereali, legumi, verdura e frutta. Questi prodotti, rispetto a carne, pesce, salumi e formaggi, hanno costi decisamente più ridotti. Cibi come seitan, tofu, tempeh o altri ancora poco diffusi, che è possibile trovare per lo più solo in negozi biologici, hanno prezzi più alti (benchè, con la crescente diffusione del vegetarianismo, saranno presto disponibili anche nei normali supermercati a prezzi ridotti), ma sono alimenti da consumare saltuariamente e non rappresentano la base dell’alimentazione vegana, in ogni caso non hanno prezzi più elevati di carni e pesci pregiati. Al di fuori di questi alimenti o di altri che è possibile trovare solo in un negozio biologico e che possono servire nel caso si voglia provare a cucinare qualche piatto più stravagante, in una dieta vegana non vi è alcuna norma nutrizionale che imponga l’uso assiduo di prodotti da agricoltura biologica, solitamente più cari, e molti prodotti possono essere comprati anche in un qualsiasi supermercato a prezzi decisamente accessibili [»»»]. In conclusione, una dieta vegana ha un costo complessivo decisamente inferiore rispetto a una tipica dieta di un italiano [» per saperne di più].
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Per seguire una dieta vegana occorre assumere integratori alimentari?

Fintanto che dalla dieta non si eliminano completamente latte, latticini e uova, normalmente non occorre assumere integratori. In una dieta vegana invece è necessario integrare la propria alimentazione con un supplemento di vitamina B12. Integratori di B12 privi di ingredienti animali e non classificati come farmaci (pertanto non testati su animali) sono indicati » qui (per rapporto efficacia/praticità/prezzo si consiglia il Vitamin B12 1000 mcg della Solgar da 250 compresse). Comunque, in un soggetto adulto che passi ad un regime alimentare vegano, l’organismo normalmente possiede depositi di B12 sufficienti a coprire il fabbisogno per diversi anni, anche se un soggetto con problemi di assorbimento della B12 che non usi supplementi svilupperà una carenza in tempi più ridotti. In ogni caso, l’uso di un supplemento di B12 è sempre consigliato quanto prima. Lo stato della vitamina B12 può inoltre essere monitorato attraverso esami del sangue in grado di diagnosticare l’eventualità di una carenza.
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Se in una dieta vegana occorre assumere un integratore di B12, questo non significa allora che è una dieta innaturale?

Il veganismo è dettato da principi etici, non persegue la ricerca di uno stile di vita naturale, come accade in certe correnti salutistiche/spirituali. Per un vegano considerazioni sulla presunta innaturalità della propria dieta sono pertanto irrilevanti e il semplice ricorso ad un integratore è considerato più che giustificabile di fronte all’immensa strage degli animali allevati. Per un vegano è sufficiente sapere che una dieta vegana è una dieta adeguata, anche se ciò comporta l’uso di un integratore. Dopotutto, gli animali oggi allevati ricevono regolarmente somministrazioni di una vasta gamma di integratori (compresi integratori di B12), così come molti prodotti alimentari in commercio sono fortificati con una serie di vitamine e minerali, inoltre molte persone fanno abituale uso di integratori multivitaminici per migliorare la propria condizione psico-fisica, eppure tutto ciò non sembra destare molte preoccupazioni riguardo questioni di naturalità. Inoltre, a causa della riduzione della capacità dell’organismo di assorbire la B12 con l’avanzare dell’età, l’Institute of Medicine raccomanda a tutti i soggetti oltre i cinquant’anni, indipendentemente dal tipo di dieta seguita, l’uso di integratori di B12 o cibi fortificati [3]. Infine, al di là di tutto, una dieta vegana sarebbe probabilmente una dieta adeguata anche in condizioni naturali: infatti i cibi vegetali, naturalmente contaminati da microrganismi produttori di B12, sono oggi soggetti a processi di lavaggio e pulizia mediante i quali vengono allontanati anche tali microrganismi, rendendo quindi necessario ad un vegetaliano il ricorso ad un integratore.
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Per seguire una dieta vegana occorre comprare solo cibi biologici?

Molte persone credono che un vegano consumi solo cibi biologici, perchè associano erroneamente la dieta vegana ad una qualche strana forma di alimentazione salutistica simile alla macrobiotica. Benchè una dieta vegana possa essere motivata anche da sole ragioni salutistiche, nel qual caso vengono prediletti cibi biologici, nel veganismo l’aderenza ad una dieta vegana è dettata solo da ragioni etiche e non sono implicate norme salutistiche di alcun genere, pertanto l’uso di prodotti da agricoltura biologica rimane a completa discrezione personale. In altri casi, invece, si ritiene che per seguire una dieta vegana sia necessario consumare molti cibi stravaganti che possono essere trovati solo in negozi biologici. Anche questa è una credenza errata, infatti in qualsiasi supermercato è possibile trovare in abbondanza cereali, legumi, verdura e frutta e poter seguire una dieta vegana completa e bilanciata. Solo cibi come seitan, tofu, tempeh o altri ancora poco diffusi sono disponibili per lo più solo in negozi biologici (benchè, con la crescente diffusione del vegetarianismo, saranno presto disponibili anche nei normali supermercati), ma sono alimenti da consumare saltuariamente e non rappresentano la base dell’alimentazione vegana, oppure, può essere necessario recarsi in un negozio biologico nel caso si intenda provare a cucinare qualche piatto più stravagante che richieda l’uso di ingredienti normalmente non presenti in un supermercato.
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Per seguire una dieta vegana occorre andare da un dietologo?

Se non si hanno particolari problemi di salute, per seguire una dieta vegana non è indispensabile andare da un dietologo. La consulenza di un dietologo è anzi probabilmente più utile se si segue una dieta non-vegetariana, per evitare eccessi di cibi grassi, alti livelli di colesterolo, aumento del peso e altri problemi. Se comunque si desidera consultare un medico specializzato in nutrizione vegetariana, si può fare riferimento alla rete dei soci di SSNV. Se si intende rivolgersi ad un altro dietologo, bisogna prima assicurarsi, anche tramite una telefonata, che si tratti di un medico con conoscenze adeguate sulle diete vegetariane e in grado di organizzare un menù vegano vario e completo. Non affidatevi mai a medici incompetenti che improvvisano menù vegani o, peggio, con anacronistici pregiudizi contro la dieta vegana.
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Passare ad una dieta vegana è difficile?

Alcune persone ritengono più semplice passare prima per una dieta di transizione, in cui gradualmente modificano le proprie abitudini alimentari, mentre altre preferiscono passare direttamente ad una dieta vegana. Comunque sia, contrariamente a quel che si crede, seguire una dieta vegana non richiede mille regole e complicate combinazioni. Come indicato nelle linee guida nutrizionali statunitensi e australiane, per ottenere una dieta vegana equilibrata è sufficiente mangiare in modo variato, cercando di consumare quotidianamente cereali, legumi, verdura e frutta, e soddisfare il fabbisogno calorico [4,5]. Un opuscolo informativo sull’approccio ad una dieta vegana può essere scaricato » qui [» versione web], mentre un opuscolo specifico per ragazzi (e genitori di ragazzi che intendono passare ad una dieta vegana) può essere scaricato » qui. Per approfondimenti potete consultare il sito della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana (SSNV), VegPyramid.info o il sito del Vegetarian Nutrition Dietetic Practice Group dell’Academy of Nutrition and Dietetics (in inglese). Un libro con utili indicazioni pratiche è VegPyramid, della dott.ssa Luciana Baroni, presidente di SSNV. Se avete dubbi o domande specifiche sull’alimentazione potete rivolgervi » qui, mentre se volete discutere con altri vegani per avere consigli più generali potete andare » qui. È comunque importante non farsi prendere da timori per i tanti pregiudizi infondati che ruotano intorno alla dieta vegana. Il veganismo è una scelta che va vissuta con serenità e mangiando con gusto. Con il tempo si capirà se sarà necessario e come modificare la propria alimentazione, e l’esperienza renderà la gestione e la preparazione dei pasti semplici e rapide. Per chi desidera, eseguire periodicamente le analisi del sangue, almeno nei primi tempi, può essere utile a capire, se necessario, come ottimizzare la propria dieta.
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Dove posso trovare ricette vegane?

Vi sono un gran numero di siti e blog che trattano di cucina vegana, nonchè molti libri di ricette. Alcuni libri dedicati alla cucina vegana li potete trovare sul sito della Edizioni Sonda nella sezione Cucine. Un libro di ricette utile per neovegani è La cucina etica facile.
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Sono vegano da poco e ho alcune domande

Quali sono gli alimenti che possono contenere ingredienti animali nascosti?

Gli ingredienti animali nascosti più diffusi sono ovviamente latte, uova e miele, molto usati nella produzione dolciaria e che possono essere presenti nei prodotti da forno, nei prodotti confezionati o in altri generi alimentari, come nella pasta all’uovo. Un altro ingrediente animale nascosto diffuso è lo strutto (grasso di maiale), che può a volte essere presente in prodotti da forno, come pane, pizza o biscotti, o in prodotti confezionati. In tutti questi casi è comunque sufficiente leggere le etichette o chiedere direttamente al negoziante (se ad esempio vi trovate dal fornaio). La pasta può inoltre contenere inchiostro di calamari, nel qual caso si può facilmente riconoscere dal colore nero. Le margarine possono contenere olio di pesce o di altri animali marini, e molte contengono siero di latte, bisogna quindi scegliere solo quelle che riportano la dicitura margarina vegetale. Oltre a questi ingredienti, vi sono molti altri derivati di origine animale meno noti (e in alcuni casi indicati sotto forma di sigle alfanumeriche), presenti in quantità spesso insignificanti in alcuni prodotti o usati sotto forma di additivi alimentari. Ma l’uso di sostanze di origine animale è così diffuso nella produzione industriale moderna (alimentare e di ogni altro genere) che la pratica di un veganismo “puro” è praticamente impossibile, inoltre l’origine animale di alcune sostanze ambigue non è sempre facilmente accertabile. Per tali motivi, generalmente quest’uso delle sostanze di origine animale riceve minore attenzione e si ritiene più pratico, oltre che più efficace per la causa della liberazione animale, concentrare la propria attenzione solo su quelle sostanze di origine animale più evidenti, ovvero carni, latte e latticini, uova e prodotti delle api.
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I prodotti con scritto «può contenere tracce di latte» sono da evitare?

Su alcuni prodotti si può leggere, in fondo alla lista degli ingredienti, la dicitura «può contenere tracce di latte» (o uova) e simili: un esempio classico sono alcune barrette di cioccolato fondente. Questa indicazione non riguarda gli ingredienti usati per il prodotto, ma indica solo che lo stesso stabilimento produce, oltre alle barrette di cioccolato che abbiamo in mano, anche altri prodotti in cui è usato il latte, per cui tracce di latte possono essere presenti anche nelle nostre barrette di cioccolato. Questa dicitura, obbligatoria per legge, è solo un avviso per quelle persone con una forte allergia al latte, infatti spesso si citano anche le noci o le arachidi per avvisare chi è allergico a questi alimenti. Le nostre barrette di cioccolato possono quindi considerarsi vegan al 100%.
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Non voglio che il mio cane/gatto mangi carne: come posso fare?

Molti vegani, per gli stessi motivi per cui non consumano cibi animali, ritengono doveroso anche evitare di nutrire il proprio animale domestico con carne/pesce o prodotti a base di carne/pesce. Inoltre, molte ditte di crocchette tra le più note (ad esempio la Iams) eseguono cruenti esperimenti su animali (cani e gatti) per testare i loro prodotti medicati. Fortunatamente oggi il mercato offre crocchette 100% vegetali sia per cani che per gatti e non testate su animali, attentamente studiate e perfettamente equilibrate, come le Vecan (solo per cani) e le Amì (per cani e gatti), sebbene alcune aziende hanno già provveduto a fornirsi di linee completamente vegetali, come le Vegetal Bio della Sanypet (solo per cani). Inoltre i mangimi a base di carne e pesce ovviamente non contengono tagli di prima scelta, destinati all’alimentazione umana, ma solo gli scarti della macellazione, comprese carcasse di animali morti per i più svariati motivi, pertanto le crocchette vegetali garantiscono anche una migliore salute al nostro amico non umano. Le crocchette vegetali inoltre sono molto indicate per animali con allergie, in quanto prive di ingredienti animali potenzialmente allergizzanti, oltre che coloranti e altre sostanze chimiche comunemente presenti nei mangimi convenzionali. Per chi desidera è anche possibile nutrire il proprio cane con preparazioni casalinghe 100% vegetariane (un articolo introduttivo si può leggere » qui).
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Obiezioni sulla legittimità del mangiare carni e sfruttare gli animali

L’uomo ha sempre mangiato carne: è la natura!

Questa affermazione non fornisce alcuna giustificazione morale all’uccisione degli animali per il consumo umano, ma indica solo un ordine storico di una pratica umana. Da un punto di vista morale non ha alcun senso giustificare un comportamento rintracciandone un’antica origine e connotandolo come naturale. Dopotutto, anche la violenza intraumana, nelle sue forme più essenziali, ha origini primordiali, tuttavia ciò non la rende più legittima ai nostri occhi. Ciò che mangiavano i nostri antenati 200.000 anni fa non ha pertanto alcun ruolo nel determinare le nostre scelte morali di oggi. Ma al di là della questione morale, sarebbe comunque davvero bizzarro per un uomo moderno dover decidere come vivere riferendosi ad un supposto modello di vita originario: ciò significherebbe stravolgere la propria vita e abbandonare ogni abitudine. Chi tenta di giustificare il proprio consumo di carni come naturale, come potrebbe poi giustificare allo stesso modo il consumo di latte?: cosa c’è di più innaturale di un mammifero adulto che beve per tutta la vita latte materno di un’altra specie?
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(segue) È la catena alimentare!

Questa affermazione non fornisce alcuna giustificazione morale all’uccisione degli animali per il consumo umano, ma indica solo un rapporto tra gli organismi di un ecosistema. Il livello occupato dai nostri progenitori nel sistema alimentare naturale non ha alcun valore nel determinare le nostre scelte morali di oggi. D’altra parte, il posto dell’uomo nella catena alimentare è molto più in basso di quel che generalmente si crede: l’uomo infatti non nasce come predatore, ma al contrario era oggetto di caccia dei grandi predatori naturali. Tuttavia ciò non renderebbe più giustificabile ai nostri occhi l’uccisione di un essere umano per sfamare un leone. Se invece con tale affermazione si intende fornire una giustificazione fisiologica al presunto bisogno dell’essere umano di consumare carni, questo verrebbe tuttavia smentito dall’evidenza scientifica moderna che ha dimostrato come la carne non rappresenta un costituente essenziale della dieta umana [6].
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(segue) Anche il leone mangia la gazzella!

A questa obiezione si potrebbe semplicemente replicare che anche la mucca mangia l’erba. Dopotutto, la natura alimentare dell’essere umano è ben lontana da quella del leone: l’uomo infatti non nasce come predatore, ma al contrario era oggetto di caccia dei grandi predatori naturali, quali, appunto, il leone. Se davvero vogliamo prendere a modello una specie animale, allora dovremmo riferirci allo scimpanzè, l’animale più vicino all’uomo, la cui dieta è costituita essenzialmente da frutta e altri vegetali. Ma al di là di questioni fisiologiche, questa affermazione non tiene conto del fatto che l’essere umano è l’unico animale dotato di una facoltà centrale particolarmente sviluppata rispetto altri altri animali, ovvero la riflessione morale sulle proprie azioni. Un leone invece non possiede la capacità di porsi domande circa la moralità dell’atto di uccidere e mangiare una gazzella, pertanto non può essere considerato colpevole di alcun crimine morale. E anche qualora fosse in grado di riflettere su quesiti filosofici, non potrebbe agire diversamente, poichè il suo uccidere e cibarsi della gazzella è un atto motivato da ragioni puramente di sopravvivenza. Invece, un uomo moderno che si ciba di carni pur non avendone alcuna necessità, non può addurre la stessa giustificazione, dal momento che l’evidenza scientifica moderna ha dimostrato come la carne non rappresenta un costituente essenziale della dieta umana [6].
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L’uomo è onnivoro e deve mangiare anche carne!

Questa obiezione è basata su una errata deduzione. L’essere umano, come dimostra la sua storia evoluzionistica, è un animale onnivoro (sebbene per lo più essenzialmente frugivoro [7]). Tuttavia, ciò non implica una necessità fisiologica del consumo di carni. La natura onnivora indica invece una capacità fisiologica di digerire sia cibi vegetali sia cibi animali. Questa capacità ha rappresentato per la specie umana un prezioso vantaggio evolutivo, permettendo ai nostri antenati di sopravvivere anche in condizioni ambientali critiche adattandosi ai regimi alimentari più differenti, fino all’adozione di diete prevalentemente o completamente vegetariane o carnee. Questa capacità di adattamento dietetico dell’onnivorismo umano è documentata anche dalla storia più recente, in cui ai fattori ambientali si sono aggiunti anche quelli culturali, che hanno portato ad esempio alla diffusione del vegetarianismo religioso presso vasti strati della popolazione dell’India. Infine, anche la ricerca scientifica moderna ha dimostrato come la natura onnivora dell’uomo non implica la necessità del consumo di carni [6], e la popolazione vegetariana attuale ne è la dimostrazione più convincente. Pertanto, le nostre decisioni morali non sono vincolate in alcun modo dalla nostra natura onnivora. D’altra parte, chi vorrebbe davvero aderire all’onnivorismo praticato dai nostri progenitori, dovrebbe allora iniziare a mangiare anche insetti, larve e vermi, che si ritiene abbiano costituito una importante fonte di nutrienti.
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(segue) Per questo come i carnivori abbiamo i denti canini!

I canini presenti nella dentatura umana sono ben diversi dai canini dei veri carnivori naturali, come il leone. Un carnivoro ha infatti canini lunghi, affilati e curvi, strutturati per affondarsi nel corpo della preda, bloccarla e strapparne le carni, inseriti in una mandibola con un’ampia apertura verticale tale da facilitare la presa degli animali. I canini dell’essere umano sono invece corti e smussati, decisamente inadatti ad infilarsi in profondità nelle carni di un animale, d’altronde l’ampiezza verticale della mascella umana permetterebbe al limite di afferrare animali delle dimensioni di un topo. Invece, a differenza di quanto è possibile ai carnivori, la mandibola dell’uomo è in grado di spostarsi lateralmente, un movimento idoneo per triturare i cibi vegetali. Ma quand’anche l’uomo fosse dotato della stessa dentatura di un leone, ciò non fornirebbe alcuna giustificazione morale all’uccisione degli animali per il consumo umano.
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Tanto se non li mangio io, gli animali li mangia qualcun altro!

Questa affermazione è in parte corretta. Ovviamente, nel momento in cui si decide di adottare una dieta vegana, non si ha alcun potere di influire sull’esistenza degli animali già presenti negli allevamenti (o pescati), il cui destino sarà inevitabilmente il mercato alimentare. Inoltre, attualmente il trend alimentare globale del consumo di cibi animali è ancora in crescita, poichè, mentre nei paesi più ricchi vi è una progressiva diffusione del vegetarianismo nelle sue diverse forme, nei paesi in via di sviluppo (alcuni dei quali densamente popolati, come la Cina) al contrario si va assistendo ad un rapido passaggio verso diete ricche di cibi animali. D’altra parte, però, bisogna considerare anche che dal momento in cui si decide di adottare una dieta vegana, per una semplice questione di dinamiche di mercato, si eviterà che, con le proprie scelte di consumo, si incrementi la domanda di carni, latte e uova o, in altre parole, che si incrementi il numero di animali da allevare (e da pescare). Pertanto, pur se l’adozione personale di una dieta vegana, in questo momento storico, non permette di favorire una riduzione del numero di animali allevati (e pescati), nondimeno permette di evitare un ulteriore incremento del numero di animali da allevare (e da pescare). Inoltre, benchè il potere del singolo possa sembrare irrilevante, la crescita incrementale di una comunità dalla prassi vegana condurrà (sperabilmente) ad una effettiva e radicale riduzione del numero globale di animali allevati (e pescati). Ma, al di là di questo, la prassi vegana è prima di tutto una questione di scelte morali originanti da un senso di giustizia personale, indipendenti e non riconducibili a considerazioni di altra natura [»»»].
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Il pesce non soffre, non c’è niente di male a mangiarlo!

Il dolore è un elemento fondamentale nel quadro delle strategie per la sopravvivenza, poiché una condizione di dolore sperimentata da un animale viene associata ad una situazione negativa da non ripetere. Pertanto, la capacità di sperimentare la sensazione del dolore è comune al mondo animale e sarebbe alquanto singolare che gli animali marini ne fossero sprovvisti. Ricerche sull’anatomia e sulla fisiologia dei pesci dimostrano chiaramente che questi animali sono dotati di un sistema sensoriale nocicettivo, deputato alla rilevazione degli stimoli dolorosi, e l’analisi comportamentale indica che i pesci percepiscono effettivamente il dolore. Analogamente, evidenze fisiologiche e comportamentali indicano che i pesci sono anche in grado di provare paura. Tuttavia, se per gli altri animali allevati si parla spesso di (ipocrite) norme a tutela del loro benessere, nel caso dei pesci non vi è nessun riguardo per la loro sofferenza e, allo stesso modo, l’uccisione di questi animali non è preceduta da nessuna forma di stordimento, come previsto invece per gli altri animali allevati.
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La Bibbia dice che…, quindi è giusto mangiare carne e usare gli animali!

In alcuni passi della Bibbia si possono leggere delle chiare approvazioni al dominio e alla violenza dell’uomo sugli altri animali e al consumo di carni. Bisognerebbe però tenere presente che la Bibbia non è stata scritta da Dio: il testo è invece una raccolta di antichi racconti tramandati oralmente di generazione in generazione, riuniti in un’opera scritta compilata da diversi autori – naturalmente influenzati nella stesura dalle proprie prospettive soggettive – e infine modificata e riadattata più volte nel corso della storia. È dunque lecito ritenere che quanto riportato nella Bibbia sia in molti casi frutto di interpretazioni e distorsioni delle presunte antiche vicende, d’altronde gli stessi studiosi delle Sacre Scritture non sempre si trovano d’accordo sull’autenticità di ciò che vi è scritto: pertanto un cristiano non dovrebbe sempre considerare tutto ciò che trova scritto nella Bibbia come verità divina. Bisogna inoltre chiedersi se gli uomini di oggi siano effettivamente in grado di capire e interpretare correttamente quanto è scritto in quest’opera. È infatti noto che le diverse comunità cristiane adottano ognuna una diversa interpretazione del testo biblico e che una stessa frase può rivelare un significato diverso secondo di chi la interpreta, oppure, citando versi diversi, si possono sostenere posizioni opposte su una stessa questione (alcuni versi infatti sembrano confermare un invito alla compassione per gli animali e al vegetarianismo). Pertanto, anche nei passi dove si proclamano sacrifici animali ordinati da Dio e altri soprusi sugli animali, bisognerebbe sempre domandarsi se non vi siano celati solo insegnamenti di altra natura e arcane simbologie.
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Anche se diventassi vegano non cambio certo il mondo!

La prassi vegana è prima di tutto una questione di scelte morali originanti da un senso di giustizia personale, indipendenti e non riconducibili a considerazioni di altra natura. Un vegano rifiuta di usare o consumare prodotti derivanti da sfruttamento e uccisione degli animali, e di dedicarsi, partecipare e sostenere attività che implicano un uso dell’animale e/o la sua uccisione, pur nella consapevolezza che le proprie scelte personali non impediranno che nel mondo si continui ad usare, sfruttare e uccidere animali. Questa consapevolezza non può però in alcun modo legittimare un nostro sostegno alle pratiche di sfruttamento degli animali. Dopotutto, molti di noi rifiutano di uccidere un essere umano su basi puramente morali, pur nella consapevolezza che nonostante ciò non potremo impedire che nel mondo continuino ad essere commessi omicidi: ma questo evidentemente non giustifica una nostra eventuale intenzione di commettere un omicidio. Inoltre, nonostante nessun vegano ritenga di cambiare il mondo da solo, ciò nonostante esso è anche consapevole di far parte di una più vasta collettività di vegani che, insieme, stanno già oggi iniziando a cambiare una parte del mondo, nella prospettiva di una crescita incrementale di una comunità dalla prassi vegana che possa condurre (sperabilmente) alla fine dello sfruttamento animale.
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Obiezioni sulla legittimità dell’allevamento degli animali a fini alimentari

Non c’è niente di male negli allevamenti: anche in natura gli animali soffrono e muoiono!

Il fatto che anche la vita in natura degli animali implichi sofferenza e morte non fornisce alcuna giustificazione morale all’uccisione degli animali per il consumo umano, nè legittima in alcun modo la nascita di animali in cattività per una vita di prigionia, limitazioni e sofferenze più o meno gravi e la loro uccisione in un macello. Anche la vita in natura dei nostri antenati primigeni implicava sofferenza e morte, ma nessuna persona ragionevole giustificherebbe il trattamento dei nazisti verso gli ebrei in questi termini.
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Gli animali sono allevati per fornirci cibo: sono allevati apposta!

Questa affermazione non fornisce alcuna giustificazione morale all’uccisione degli animali per il consumo umano, ma si limita solo alla constatazione oggettiva dell’esistenza della pratica dell’allevamento degli animali per l’alimentazione umana: ogni anno, infatti, in tutto il mondo miliardi di animali vengono sistematicamente fatti nascere e allevati per fini alimentari. Tuttavia, la semplice constatazione di una pratica non ne sancisce automaticamente una sua legittimità morale, ma può rappresentare al limite un punto di partenza per una riflessione sulla sua legittimità morale. Questa affermazione semplicemente aggira la questione fondamentale, ovvero se l’uomo ha effettivamente il diritto di usare gli altri animali come meglio crede.
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Gli animali allevati trasformano i vegetali che non possiamo mangiare in carne, latte e uova che possiamo mangiare!

La maggior parte degli animali allevati oggi non viene più nutrita con erba o altri vegetali non commestibili dall’uomo, ma viene cresciuta con mangimi composti per lo più da cereali e soia appositamente coltivati, ben più energetici e con un maggiore rendimento sulla crescita e la produzione dell’animale: a livello globale, si calcola che un terzo della produzione di cereali [26], circa il 55% della produzione di mais [27] e oltre il 70% della produzione di soia è destinato agli allevamenti [28]. Inoltre, gli animali allevati, per svilupparsi, vivere, crescere di massa e produrre, consumano una quantità di risorse alimentari considerevolmente maggiore di quanta ne producano sotto forma di carne, latte e uova destinati al mercato. Si stima ad esempio che, per un bovino, il rapporto tra cibo ingerito e crescita (noto come indice di conversione alimentare) varia da un minimo di 5 (per un vitello di 12 mesi) ad un massimo di 20 (per un manzo di 30 mesi) [29]: ciò significa che, per crescere di un chilo, un bovino ha bisogno da 5 a 20 chili di mangime. Sebbene per gli altri animali allevati l’indice di conversione sia più favorevole rispetto a quello del bovino, il rapporto tra cibo ingerito e crescita dell’animale rimane comunque sempre svantaggioso. Ma quand’anche effettivamente gli animali si nutrano di vegetali non commestibili dall’uomo, come accade nell’allevamento allo stato brado, ciò non fornisce alcuna giustificazione morale all’uccisione degli animali per il consumo umano.
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Se non li alleviamo, questi animali si estingueranno!

Questa affermazione non fornisce alcuna giustificazione morale all’uccisione degli animali per il consumo umano, dal momento che la conservazione di una specie animale non legittima in alcun modo la vita in cattività di un individuo nè tantomeno la sua uccisione. Il concetto di conservazione della specie dovrebbe poi implicare per gli individui di una specie protetta una vita in libertà e una morte per cause naturali: ma questo non è certo ciò che avviene negli allevamenti, dove gli animali vivono per lo più in stabilimenti industriali e vengono sistematicamente uccisi dall’uomo. Nessuno di questi animali, inoltre, appartiene a specie esistenti in natura, ma sono il prodotto di specie artificiali, create dall’uomo attraverso una lunga manipolazione dei caratteri fisici e attitudinali a partire dai progenitori selvatici. Ad esempio il maiale non fa parte del mondo naturale, discendendo dal cinghiale selvatico, e lo stesso vale per gli altri animali allevati. Quindi, in un’ottica conservazionista, ispirata a conservare l’equilibrio naturale della biosfera, dovremmo preoccuparci dell’esistenza dei progenitori selvatici e non delle specie artificiali allevate. In ogni caso, se non allevassimo più questi animali, si potrebbero sempre dedicare loro delle riserve naturali dove possano vivere liberi e riprodursi, proprio come oggi avviene per le specie selvatiche protette.
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Se non li uccidiamo, questi animali invaderanno il pianeta!

Gli animali oggi allevati per l’alimentazione non sono il risultato di una riproduzione incontrollata degli stessi. Negli allevamenti l’intero ciclo vitale dell’animale viene controllato e pianificato dall’allevatore in ogni fase, compresa la riproduzione. Inoltre, con l’introduzione della fecondazione artificiale nel sistema di allevamento, è stata resa possibile una notevole intensificazione del ciclo riproduttivo. Per i maiali, ad esempio, già nel 1990 si era arrivati a 20 suinetti per scrofa nati in un solo anno, oggi molti sistemi arrivano a 25 suinetti e alcune scrofe raggiungono anche un numero di 40 suinetti [30]. I metodi intensivi di allevamento sviluppati nel corso del Novecento hanno poi reso possibile e favorito anche un notevole incremento globale del consumo di carni, latte e uova, determinando un considerevole aumento del numero complessivo di animali allevati: secondo stime della FAO (2007), in tutto il mondo ogni anno vengono uccisi, per fini alimentari, circa 56 miliardi di animali, esclusi pesci e altri animali marini [31]. D’altra parte, il passaggio verso una ipotetica società umana vegana non avverrebbe nel giro di un giorno, ma sarebbe un lento processo lungo molti anni, durante i quali gli allevamenti si ridurrebbero sempre più fino a sparire del tutto. È quindi alquanto irrealistico immaginarsi una improvvisa liberazione di tutti gli animali oggi allevati e una loro incontrollata invasione della Terra.
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Le mucche producono latte anche senza partorire, e se non vengono munte si gonfiano le mammelle, soffrono e rischiano di morire… se non lo consumassimo noi, il latte verrebbe buttato via!

Le mucche, come tutti i mammiferi, producono latte solo dopo il parto, così da avere a disposizione il latte necessario per l’allattamento del proprio vitello fino al termine dello svezzamento. Negli allevamenti, pertanto, le mucche vengono inseminate artificialmente ogni dodici mesi in modo da programmare un parto ogni anno e garantire in tal modo una produzione di latte quasi continua. Il vitellino nato verrà invece allontanato dalla madre entro qualche giorno, in modo che non consumi il prezioso latte destinato al mercato e la mucca possa essere disposta quanto prima sotto mungitura intensiva. Secoli di selezioni genetiche e l’uso di moderne macchine mungitrici controllate da computer hanno oggi permesso di ottenere da ogni mucca una produzione di latte che va ben oltre quella che in condizioni naturali sarebbe sufficiente per il nutrimento del proprio vitellino: allo stato attuale, una mucca da allevamento produce oltre 7.000 litri di latte in un anno, ovvero ben 20 litri di latte in un solo giorno [32]. Questo intenso sfruttamento tuttavia debilita l’animale, inoltre rende gonfie, tese e dolenti le sue mammelle, e molte mucche finiscono per sviluppare gravi mastiti (dolorose infiammazioni alle mammelle). Dopo qualche anno di vita, quando la mucca, esausta per via dell’eccessivo sfruttamento o di gravi patologie debilitanti, non sarà più produttiva, viene infine condotta in un macello e uccisa.
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Obiezioni sull’assurdità del veganismo

Se fossimo tutti vegani le terre non sarebbero sufficienti per coltivare vegetali per tutti!

Questa affermazione sembra non tenere conto di una nozione di biologia elementare: gli animali allevati, per svilupparsi, vivere, crescere di massa e produrre, consumano una quantità di risorse alimentari considerevolmente maggiore di quanta ne producano sotto forma di carne, latte e uova destinati al mercato. Si stima ad esempio che, per un bovino, il rapporto tra cibo ingerito e crescita (noto come indice di conversione alimentare) varia da un minimo di 5 (per un vitello di 12 mesi) ad un massimo di 20 (per un manzo di 30 mesi) [29]: ciò significa che, per crescere di un chilo, un bovino ha bisogno da 5 a 20 chili di mangime. Sebbene per gli altri animali allevati l’indice di conversione sia più favorevole rispetto a quello del bovino, il rapporto tra cibo ingerito e crescita dell’animale rimane comunque sempre svantaggioso. L’evidenza dimostra che il modo più efficiente per garantire il sufficiente apporto proteico alla popolazione umana mondiale consiste nel consumo diretto dei vegetali: d’altra parte, i cibi vegetali rappresentano già oggi la principale fonte proteica per la popolazione umana mondiale [33]. Il consumo diretto dei vegetali permetterebbe pertanto di liberare molte terre oggi destinate al settore dell’allevamento [34], considerato, a livello globale, il maggiore fattore d’uso antropico delle terre (utilizzando il 30% dell’intera superficie terrestre e il 70% di tutte le terre agricole, fondamentalmente per i pascoli e la coltivazione del foraggio) [35], oltre che un fattore primario nella degradazione del suolo [36] e nella deforestazione [37,38].
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Se fossimo tutti vegani non ci sarebbe più letame e non potremmo coltivare vegetali!

Esistono diversi metodi alternativi all’uso del letame, come il compostaggio, che permette di ottenere fertilizzanti naturali usando materiale vegetale, o il sovescio, una pratica consistente nell’interramento di apposite colture per arricchire la fertilità del terreno, o ancora la rotazione delle colture, che permette al terreno di riprendere fertilità anno dopo anno senza l’uso di fertilizzanti. Anche le feci umane, opportunamente trattate, possono essere utilizzate come fertilizzante, come avvenuto in passato per centinaia di anni in Cina, e come è possibile oggi con l’uso di speciali water (composting toilet). Bisogna inoltre osservare che le deiezioni animali rappresentavano un’importante risorsa per la concimazione del terreno solo in passato, quando la più ridotta popolazione degli animali allevati poteva essere accolta su vaste aree rurali. Ma a seguito della crescita esponenziale del numero di animali allevati parallelamente all’espansione delle aree urbane, si sono diffusi sempre più gli allevamenti intensivi, responsabili di una sovrabbondante produzione di deiezioni dovuta all’elevato numero di animali concentrato in uno spazio ridotto. In questa nuova condizione il territorio circostante lo stabilimento non è più in grado di assorbire efficacemente l’enorme quantità delle deiezioni prodotte, cariche di contaminanti ambientali che finiscono per depositarsi nella acque di superficie e nelle falde acquifere, con gravi effetti per l’ecosistema, la vita animale e vegetale e la salute umana.
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Crescere un figlio con una dieta vegana è una assurda costrizione!

Questa affermazione appare ragionevole e condivisibile solo per un adulto che da sempre consuma cibi animali e vive in una società che incoraggia costantemente il consumo di cibi animali. Ma qualunque regime alimentare segua un bambino si tratterà sempre di una costrizione, una scelta imposta dai genitori, dove esso non ha alcun potere decisionale. Questo appare evidente anche dai rifiuti non infrequenti che un bambino manifesta per certi cibi (non a caso, spesso per le carni) e dalle risoluzioni di imposizione adottate dai genitori, molte volte ricorrendo a veri e propri ricatti («Se non mangi la pappa non andiamo al parco!»). Pertanto, dal punto di vista del bambino, consumare carni, latte e uova o seguire una dieta vegana è sempre una costrizione. D’altronde, il processo stesso di educazione – di cui le norme dietetiche ne rappresentano solo un aspetto – comporta una continua repressione del comportamento naturale del bambino e delle sue libere scelte, con l’imposizione di una serie di regole stabilite dal genitore (a volte contrattabili) e dipendenti dalla personale visione della vita di questi, una visione a sua volta influenzata dallo specifico contesto socio-culturale in cui vive. Ad esempio, in una società come quella indiana, dove il vegetarianismo è molto diffuso, crescere un bambino con una dieta latto-ovo-vegetariana appare una scelta molto comune. Tuttavia, chi fosse ancora convinto che crescere un figlio con una dieta vegana sia una costrizione, provi a dare ad un bambino un coniglio e una mela: se il bambino mangia il coniglio e gioca con la mela allora potrà affermare di essere nella ragione.
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Crescere un figlio con una dieta vegana privandolo del latte della madre è una pazzia!

Questa affermazione nasce da una scarsa conoscenza delle ragioni che sono alla base del veganismo e da un evidente fraintendimento della composizione della dieta vegana. Nel veganismo una dieta vegana viene adottata per ragioni etiche, che hanno a che fare con principi di rispetto per la vita animale e, nello specifico, con lo sfruttamento degli animali allevati a fini alimentari [»»»]. In questo quadro si origina il rifiuto nel veganismo del consumo di cibi animali, compreso il latte [»»»]. Ovviamente, ci si riferisce al latte bovino (vaccino) o di altre specie animali allevate. Ma non vi è alcuna ragione per cui una madre vegana non debba nutrire il bambino con il proprio latte. L’allattamento al seno, che comporta numerosi benefici alla salute psico-fisica del bambino, è in verità molto diffuso tra le donne vegetaliane [39], che spesso continuano l’allattamento anche oltre il periodo minimo raccomandato di 12 mesi, fino ad arrivare a 24 mesi [40,41].
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Non dare carne al proprio cane/gatto è contronatura!

Secondo questa affermazione, poichè cani e gatti che vivono allo stato selvatico si nutrono di carni, i nostri cani e gatti domestici dovrebbero necessariamente nutrirsi di carni. Eppure, nella vita di un cane o di un gatto domestico, c’è ben poco di naturale: la stessa cattività non è affatto naturale per un animale e ne stravolge ogni comportamento originario. Dopotutto, molti cani e gatti vengono nutriti con palline industriali dal sapore artificiale (le comuni crocchette), mangiano formaggio o bevono latte di mucca, tutti cibi che hanno ben poco a che fare con la loro alimentazione naturale, eppure tutto ciò non sembra destare molte preoccupazioni riguardo questioni di naturalità. Pertanto, adottare una dieta vegetale per il nostro animale domestico non è meno naturale degli altri aspetti della sua vita e di altri tipi di regimi alimentari comuni. Quest’accusa invece potrebbe essere apparentemente più convincente facendo appello alla salute dell’animale: poichè cani e gatti che vivono allo stato selvatico si nutrono di carni, eliminare le carni dalla dieta dei nostri cani e gatti domestici potrebbe causare loro gravi deficienze nutrizionali. Tuttavia, bisogna osservare che lo stato nutrizionale di un organismo animale dipende, piuttosto che dal consumo di un particolare alimento, dai nutrienti che un particolare alimento è in grado di fornire. Le crocchette vegetali che si trovano in commercio sono attentamente studiate e perfettamente equilibrate sotto l’aspetto nutrizionale, pertanto del tutto adeguate per cani e gatti. Inoltre, per il cane (che, al contrario del gatto, non è carnivoro ma onnivoro), anche la preparazione di pasti casalinghi vegetali permette, con alcune piccole attenzioni, di fornire all’animale tutti i nutrienti di cui ha bisogno [»»»].
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Le repliche estremistiche

Il movimento per i diritti animali è un pericoloso movimento antiumano!

Questa affermazione è un evidente prodotto di una mentalità specistica, in cui l’unico ruolo riconosciuto agli animali non umani è quello di esseri inferiori a completa disposizione dell’essere umano. Ciò che i sostenitori dei diritti animali chiedono è semplicemente un’estensione del cerchio della giustizia che comprenda, insieme agli esseri umani, anche gli animali non umani. L’unico privilegio che gli esseri umani perderebbero in questo processo è quello di imprigionare, sfruttare e uccidere gli altri animali, così come in passato è avvenuto con la fine dello schiavismo per gli schiavisti. Ma chi avanza questo tipo di accusa guarda con preoccupazione alla possibile perdita di tale privilegio, considerando le richieste dei sostenitori dei diritti animali come lesive alla condizione di supremazia dell’uomo sugli altri animali, e questo costituisce, ai suoi occhi, una inaccettabile minaccia per il genere umano. In particolare, questo genere di persone si sente minacciato personalmente in quanto spesso si tratta di soggetti coinvolti direttamente in attività di abusi sugli animali, quali la sperimentazione sugli animali, l’allevamento nelle sue varie forme o la caccia.
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Anche Hitler era vegetariano!

Questa affermazione vorrebbe suggerire che il movimento per i diritti animali, che vede nel rifiuto del consumo di carni il più importante principio nella prassi quotidiana, sia un pericoloso movimento antiumano. Si potrebbe semplicemente replicare che non ha alcuna importanza se Hitler, come viene affermato, sia stato vegetariano: Stalin e molti altri dittatori sono stati dei regolari consumatori di carni. E dovremmo forse chiudere tutte le gallerie d’arte per via della passione di Hitler per la pittura? È facile dimostrare come l’accostamento del movimento per i diritti animali con la figura di Hitler si limiti ad essere una semplice banalizzazione se non si indicano quali sono gli elementi in comune: Hitler infatti soffriva di disturbi digestivi e di occasionali dolori allo stomaco che lo avevano afflitto fin dall’adolescenza, ma anche di eccessiva flatulenza, una condizione che lo stressava terribilmente ed era fonte di forte imbarazzo, per questi motivi egli cercò di eliminare le carni dalla sua alimentazione, nel tentativo di curarsi, come scrisse in una lettera del 1911, «con una dieta a base di frutta e verdura», convinto anche che mangiare verdure migliorasse l’odore della sua flatulenza. La rinuncia di Hitler alle carni non aveva dunque alcuna relazione con le ragioni etiche dell’antispecismo. Inoltre, va precisato che Hitler non rinunciò mai completamente ai suoi piatti di carne preferiti, specialmente le salsicce bavaresi, i fegatini e la selvaggina farcita e arrostita [» per saperne di più].
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Anche i nazisti amavano gli animali!

Questa affermazione vorrebbe suggerire che il movimento per i diritti animali, che sarebbe ispirato da un sentimento di zoofilia,  sia un pericoloso movimento antiumano. Si potrebbe semplicemente replicare che non ha alcuna importanza se i nazisti, come viene affermato, erano grandi amanti degli animali: sarebbe sufficiente ricordare ad esempio che Stalin, durante la guerra, usò impietosamente cani imbottiti di esplosivo contro i carri armati nemici [42]. E dovremmo forse vietare che nei teatri venga suonato Wagner per via della passione di molti gerarchi nazisti per il compositore tedesco? È facile dimostrare come l’accostamento del movimento per i diritti animali con l’ideologia nazista si limiti ad essere una semplice banalizzazione se non si indicano quali sono gli elementi in comune: mentre il nazismo incoraggiava la discriminazione, la violenza e l’uccisione, il movimento per i diritti animali si batte proprio contro la discriminazione, la violenza e l’uccisione. Inoltre, in questa affermazione c’è una evidente confusione tra un sentimento di zoofilia, a cui si fa riferimento quando si citano i nazisti, e l’antispecismo: l’antispecismo infatti non è una forma estrema di zoofilia. Non è affatto zoofilia. Non si chiede di provare simpatia o amore per gli animali: si pretende invece che li si tratti con rispetto. Inoltre, va precisato che i nazisti amavano ben poco gli animali: addestravano i loro cani ad aggredire i prigionieri usando fruste di cuoio, sparavano a cani “ebrei” e andavano usualmente a caccia [» per saperne di più].
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Ci sono problemi ben più seri nel mondo prima degli animali!

Secondo questa accusa, nessuna causa meriterebbe di essere sostenuta, poichè per qualsiasi causa che si sostenga ce ne sarà sempre un’altra più importante da sostenere. Spesso infatti, chi lancia questa accusa inizia a fare un lungo elenco di problemi, quali la fame nel mondo, le guerre, le malattie e così via. Purtroppo poi però, coloro che sostengono questa accusa, non sempre, ma molto spesso, sono persone non coinvolte in alcuna attività volta a risolvere i problemi umani. Al massimo si limitano a fare una donazione in denaro (solitamente quel poco sufficiente a mettersi a posto la coscienza) a favore di una qualche associazione umanitaria, impegnando il dito a premere il tasto del mouse. Ma quand’anche una persona fosse completamente assorbita in qualche causa umanitaria, portare il proprio contributo alla causa dei diritti animali è molto semplice: basta solo fare scelte diverse. Ad esempio, si può essere vegani e fare volontariato nell’assistenza ai malati di cancro. Inoltre, chi sostiene questa accusa non si rende assolutamente conto dell’enorme portata del problema che coinvolge gli animali: miliardi di individui in tutto il mondo sistematicamente sfruttati, martoriati e uccisi nei modi più crudeli. Si tratta pertanto di un vero e proprio massacro su scala mondiale, con un numero di vittime che non potrebbe essere eguagliato in nessuna tragedia umana. Ma chi muove questa accusa, ritiene più dignitoso non solo dedicarsi ad attività umanitarie, ma anche dedicarsi a qualsiasi altra attività purchè non abbia a che fare con la difesa degli animali. Verosimilmente, queste persone difficilmente entrerebbero in un bar per accusare i giocatori di briscola che dovrebbero occuparsi della fame nel mondo: evidentemente, per i detrattori dei diritti animali usare il proprio tempo per giocare a briscola è molto più utile del dedicarsi alla difesa degli animali.
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Potete permettervi di essere vegani solo perchè vivete in un paese ricco!

Questa accusa intende sostenere che la prassi vegana sia una scelta elitaria possibile solo in condizioni sociali di agiatezza economica. Quand’anche ciò fosse vero, non è chiaro in cosa consista l’accusa: grazie all’elevato livello di benessere della nostra società, tutti abbiamo delle possibilità di scelta molto più ampie in ogni aspetto della vita rispetto a chi vive in condizioni di povertà, spesso permettendoci di poter dedicare gran parte del nostro tempo libero ad attività del tutto superflue alla sopravvivenza, come la pratica di un hobby qualsiasi. Eppure, queste persone difficilmente accuserebbero un appassionato di bricolage di potersi permettere la pratica di questa passione solo perchè vive in un paese ricco. Tuttavia, resta difficile capire perchè non sarebbe possibile adottare una prassi vegana anche in condizioni non agiate. In effetti, esistono già oggi delle piccole comunità vegane semi-indipendenti, la cui esistenza frugale è basata su una vita semplice e tecnologie rudimentali. Al momento, comunque, la comunità vegana non sente di doversi preoccupare di come rendere possibile una prassi vegana in situazioni di estrema povertà, ma ritiene più importante rendere la prassi vegana facilmente accessibile nella realtà sociale in cui è inserita. Tuttavia, la comunità vegana ritiene di essere dotata di grande spirito di iniziativa, inventiva e adattamento da sapersi adeguare, in caso di necessità, anche a realtà sociali diverse da quella in cui oggi vive.
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Non mangi carne ma poi quando cammini farai una strage di insettini!

Questa accusa intende sostenere che l’etica antispecista sia basata su un’utopia e su una inevitabile incoerenza, poichè non sarebbe comunque possibile evitare radicalmente l’uccisione degli animali, un’evidenza che, in quest’ottica, dovrebbe legittimare anche l’uccisione degli animali impiegati nelle tradizionali pratiche di sfruttamento. Questa accusa tuttavia è basata su un completo fraintendimento o travisamento dell’etica antispecista. In accordo con una visione non-violenta della vita e il pensiero gandhiano [45], fine della pratica vegana non è infatti quello di evitare l’uccisione di ogni forma di vita animale, un obiettivo che sarebbe, oltre che poco utile, impossibile da realizzare, in quanto anche un’esistenza limitata all’essenziale per la sopravvivenza comporta l’uccisione, diretta e indiretta, di numerosi animali, bensì quello di non partecipare allo sfruttamento e all’uccisione sistematica, intenzionale e non necessaria degli animali non umani, evitando il sostegno ad attività quali l’allevamento degli animali per l’alimentazione umana, la sperimentazione sugli animali, la caccia e così via. Un vegano pertanto rifiuta l’idea che l’uomo abbia il diritto di disporre della vita degli altri animali come meglio crede, ma realisticamente riconosce che la semplice esistenza di un essere umano implica la morte accidentale e non intenzionale di altre creature. D’altra parte, chi muove questa accusa probabilmente avrebbe grosse difficoltà a difendere la propria (auspicabile) etica umanitaria se fosse consapevole che dietro ai più comuni oggetti di uso quotidiano della nostra vita (completamente superflui alla nostra sussistenza) c’è un intero popolo di esseri umani ridotti in schiavitù [43].
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Anche le piante soffrono!

Questa affermazione intende sostenere che vegetali e animali soffrono allo stesso modo, pertanto, se si ritiene lecito nutrirsi di vegetali, dovremmo allora ritenere lecito anche uccidere un animale per cibarcene. Ma, secondo questa logica, poichè l’essere umano appartiene al regno animale e pertanto soffre allo stesso modo degli altri animali, a maggior ragione dovremmo allora ritenere lecito anche uccidere un essere umano per cibarcene. Tuttavia, da un punto di vista scientifico, va osservato che gli animali, come l’essere umano, sono dotati di un sistema nervoso in grado di registrare il dolore, e le informazioni del dolore viaggiano attraverso i nervi fino a giungere al cervello, dove vengono elaborate. Nelle piante invece tutto questo semplicemente non può verificarsi, essendo esse sprovviste di un sistema nervoso centrale: pertanto le piante non sono in grado di sperimentare dolore. Per questo gli animali sono scientificamente definiti senzienti, cioè in grado di “sentire”, di sperimentare sensazioni, mentre questo status è negato ai vegetali. Da un punto di vista fisiologico questa differenza si riflette e si evidenzia anche nella diversa reazione ad un danno subito: se un animale subisce la perdita di un arto, questo non ricresce e spesso determina la sua morte (per dissanguamento, infezione o rendendogli la sopravvivenza difficile), mentre, al contrario, una pianta che subisce una potatura, anche consistente, diventa più forte e rigogliosa, traendone giovamento. Anche da un punto di vista evoluzionistico, si può osservare come gli animali abbiano sviluppato sistemi di difesa come la ritrazione dagli stimoli dolorosi oppure la fuga, messa in atto per sottrarsi agli attacchi e per evitare così il dolore (e di essere uccisi), mentre nelle piante (come tra l’altro osservò già Leonardo Da Vinci [44]) tutto ciò non è avvenuto in quanto non vi è la necessità di evitare una sensazione di dolore. Ma secondo l’affermazione in oggetto le piante non solo sarebbero in grado di sperimentare dolore, ma addirittura sarebbero provviste anche della capacità di sperimentare sofferenza, una capacità mentale che richiede il possesso di una coscienza, un requisito che non possiamo attribuire alle piante. Non c’è dunque alcuna ragione logica nè tantomeno scientifica per sostenere che vegetali e animali soffrano allo stesso modo.
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Anche i vostri animali soffrono: non fanno certo una vita naturale!

La vita in cattività per un animale non è certamente naturale e costituisce in qualche grado sempre una limitazione alla sua esistenza. Questo è vero anche per cani e gatti, benchè le abitudini umane possano lasciare apparire la loro costrizione in cattività come qualcosa di accettabile e normale. Per tale motivo un antispecista ritiene che la nascita di un cane o di un gatto per destinarlo ad una vita in cattività sia una pratica da condannare e pertanto si oppone all’allevamento e al commercio di questi animali e, in generale, degli animali detenuti per appagamento personale (cavalli, conigli, roditori, uccelli, pesci, ecc.). Ben diverso è invece il caso di un animale sottratto da una situazione disagevole o addirittura dalla morte e messo a vivere in cattività: è il caso dei randagi, di quegli animali selvatici feriti e incapaci di ritornare a vivere in libertà e di quegli animali provenienti da situazioni di grave maltrattamento, salvati dalla macellazione o recuperati dai laboratori di sperimentazione o provenienti da altre situazioni di sfruttamento, come gli animali non più usati nei circhi. In questi casi l’animale viene a trovarsi in una condizione di cattività in vista di un suo beneficio e non per soddisfare un bisogno umano (compagnia, svago, stravaganza, ecc.), benchè ciò comporti per l’animale una qualche forma di limitazione alla sua vita naturale. Un antispecista, in questo senso, ritiene pertanto accettabile convivere con un cane o un gatto proveniente da una delle situazioni descritte.
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Note
1. Apitalia online, Api bruciate vive per mancata registrazione di antibiotici.
2. American Dietetic Association, Position of the American Dietetic Association: Vegetarian Diets (trad. italiana: Posizione dell’American Dietetic Association: diete vegetariane).
3. Institute of Medicine, Dietary Reference Intakes for Thiamin, Riboflavin, Niacin, Vitamin B6, Folate, Vitamin B12, Pantothenic Acid, Biotin and Choline: «Because 10 to 30 percent of older people may be unable to absorb naturally occurring vitamin B12, it is advisable for those older than 50 years to meet their RDA mainly by consuming foods fortified with vitamin B12 or a vitamin B12-containing supplement».
4. United States Department of Agriculture, Tips for Vegetarians: «Vegetarian diets can meet all the recommendations for nutrients. The key is to consume a variety of foods and the right amount of foods to meet your calorie needs».
5. National Health and Medical Research Council, Australian Dietary Guidelines: «Those following a strict vegetarian or vegan diet can meet nutrient requirements as long as energy needs are met and an appropriate variety of plant foods are eaten throughout the day» (p. 35).
6. Sanders, Meat or wheat for the next millennium? A debate pro veg (abstract): «In conclusion, meat is an optional rather than an essential constituent of human diets» (dall’articolo integrale).
7. Come quella degli scimpanzè, gli animali più vicini all’essere umano, la dieta primordiale dell’uomo era composta prevalentemente da frutta e altri vegetali e, in misura minore, da carni, nutrendosi per lo più di carogne o di animali di piccola taglia, che rappresentavano le prede più comuni, sebbene saltuariamente si nutrisse anche di animali più grandi cacciati fortuitamente, di solito animali anziani, malati o feriti. La natura essenzialmente frugivora dell’uomo è d’altronde evidente anche dalla sua struttura anatomica e morfologica (assenza di artigli e canini, lunghezza dell’intestino e altre caratteristiche).
8. American Dietetic Association, Position of the American Dietetic Association: Vegetarian Diets (trad. italiana: Posizione dell’American Dietetic Association: diete vegetariane): «L’innocuità di diete estremamente restrittive, come quelle fruttariana e crudista [vegana], non è stata studiata nei bambini. Queste diete possono essere a contenuto molto ridotto di energia, proteine, alcune vitamine e minerali e perciò non possono essere raccomandate per i bambini nella prima e seconda infanzia».
9. Mangels and Messina, Considerations in planning vegan diets: Infants (trad. italiana: Considerazioni sulla pianificazione di diete vegane: infanti): «Le diete macrobiotiche sono spesso notevolmente differenti dalle diete vegane più diffuse [...]. Queste diete [...] limitano l’assunzione di frutta e di certe verdure, [e dal momento che] chi segue la dottrina macrobiotica spesso non utilizza cibi lavorati, compresi molti dei cibi vegani fortificati disponibili, questo tipo di diete può essere considerato molto più restrittivo delle tipiche diete vegane, e sono molto più a rischio di produrre deficienze nutrizionali».
10. Mangels and Messina, Considerations in planning vegan diets: Infants (trad. italiana: Considerazioni sulla pianificazione di diete vegane: infanti): «Le sporadiche segnalazioni di problemi nutrizionali in infanti vegani [...] sono spesso dovute all’utilizzo di formulazioni casalinghe nel corso del primo anno di vita. Prodotti quali il latte in commercio o preparato in casa a base di soia, riso, noci o semi, le creme non derivate dal latte, il porridge di cereali preparato con l’acqua o macedonie di frutta e succhi di verdura, non devono essere utilizzati per sostituire il latte materno o le formulazioni commerciali per l’infanzia in bambini al di sotto dell’anno di età. Questi cibi non contengono l’appropriato rapporto di macronutrienti, né posseggono adeguate quantità di molte vitamine e minerali».
11. BBC, Baby death parents spared jail (Areni Manuelyan): «The parents of a nine-month-old girl who died after being fed a fruit-based diet [...]. The couple were vegans, but in 1996 switched to a fruitarian diet consisting of raw vegetables, fruit and nuts. [...] The couple believed all Areni needed was “sunshine and fruit”. [...] Nutritionists say a fruitarian, or fruit-only diet, is completely ill-advised for such a small child. [...] BDF paediatric dietician Nicole Dos Santos [...] said a fruit-only diet was unsuitable for a child. “This is not a diet a child should be put on.”».
12. CBSNews, New Defense In Vegan Baby Death (Woyah Andressohn): «Authorities say the baby was fed only wheat grass, coconut water and almond milk. [...] Along with holding to an uncooked food philosophy, investigators found the Andressohns had strong beliefs in home schooling, doctors only in a necessity, no immunizations and enemas for all».
13. The New York Times, Death by Veganism (Crown Shakur): «His vegan parents, who fed him mainly soy milk and apple juice».
14. New York Post, City Takes Son From Pee-Brained Food Nut (Dakota Jubb): «He is raising the boy as a “lifefoodarian”, which means he doesn’t feed him meat, dairy, wheat, certain starches, cooked foods and many conventional proteins».
15. The New York Times, Couple Guilty Of Assault In Vegan Case (IIce Swinton): «Mrs. Swinton said she chose not to breast-feed IIce. After trying to feed her different kinds of commercial baby formula for several months, the couple decided to put her on a natural foods diet. Examining the label on commercial baby formula cans, Mrs. Swinton said she tried to replicate the chemical composition with natural ingredients, including ground nuts and puréed fruits and vegetables».
16. The New York Times, Starving Family Refused to Buy Food, Police Say (Eric & Laura Cottam): «A starving family had more than $3,600 in cash and in bank accounts but refused to spend it for food because they believed the money “belonged to God” [...]. The police said Mr. Cottam, a former minister of the Seventh-day Adventist Church, had not fed his family since Nov. 22. [...] Mr. Cottam said he could not spend the money because it was “tithe” money and “belonged to God”».
17. National Post, Daughters, 9 and 5, starving on vegan diet, father claims (sorelle Muller): «But the former fisherman argues that Ms. Melville cannot properly administer a vegan diet due to her own bouts with anorexia nervosa, an eating disorder».
18. Adventist News Network, New Zealand: Death of Child Demonstrates Dangers of Health Fanaticism (Caleb Moorhead): «A New Zealand couple, whose six-month-old son died last year due to complications from vitamin B12 deficiency [...]. Roby and Deborah Moorhead, strict vegans, had refused to vary their son’s diet and resisted medical treatment for his vitamin deficiency. They told the court that their actions were based on their religious beliefs and their interpretation of the writings of Ellen White, a founder of the Seventh-day Adventist Church. [...] Dr. Peter Landless, associate health ministries director, agrees, saying that fanaticism has caused some individuals to “wrench portions of Mrs. White’s writings out of context”. [...] More than two years ago, the Adventist Church’s General Conference Nutrition Council, made up of some 25 doctors, nutritionists and other health professionals from across the United States, published a document warning about the dangers of B12 deficiency. The statement emphasizes the importance of the vitamin, describes signs and consequences of deficiency, lists dietary sources, and urges all vegetarians – but especially individuals who choose a vegan diet – to ensure they get the daily recommended intake. “Reports from around the world reveal that many long-term total vegetarians [or vegans] are especially at risk of vitamin B12 deficiency”, the document reads. “Unfortunately many [vegans] do not realize the seriousness of B12 deficiency.”».
19. National Council Against Health Fraud, A Canadian Tragedy (Lorie Atikian): «Sonia became enamored with Gerhard Hanswille, an “herbologist”. [...] Hanswille owns two “House of Herbs” stores, writes and gives seminars at which he expounds his theories, which include making wax and clay effigies sealed with drops of blood and sperm [...]. Hanswille advocated an organic, vegetarian diet. He sold the Atikians a special juicer for $400 alleging that their own juicer “burned the nutrition” out of fruits. [...] When Lorie became ill she was treated with royal jelly, “cell salts” (homeopathy), and an herbal concoction brewed by Hanswille. He also treated Lorie with an electromagnetic “vitalizing” machine that “stimulates the blood” and has attachments such as an electrified comb that “livens up the hair”. Sonia Atikian testified that they became very concerned about Lorie’s condition but that Hanswille assured them that it was normal for clumps of her baby’s hair to fall out and not to worry if Lorie didn’t gain weight. Hanswille told Sonia that taking Lorie to a hospital would be like “holding a loaded gun to Lorie’s head and pulling the trigger”».
20. BDASun, Parents back in court over baby’s death (A’maya Tamerry): «That course of action, he suggested, would have revealed to Mr. Pettingill that Mrs. Tamerry (formerly Regina Godwin) was suffering mental illness from the birth of A’maya until the trial. [...] The trial in 2004 had heard that, instead of providing the baby girl with balanced nutrition and proper medical care, the couple relied on Irish Sea Moss in conformity to their vegetarian lifestyle».
21. The Arizona Republic, Improper Vegan Diet Results in Father’s Child Abuse Conviction (Lily Parker): «He described a daily regimen with the children that included prayer, study, chores, exercise and rigid adherence to diet, right down to what liquids they could drink and when [...] Parker claimed that he could not find a doctor of his own religious faith or dietary beliefs that he trusted. Instead, he consulted with a naturopath who lived in Washington state and who could not actually see or examine the children. [...] The prosecutor said that Parker obsessed about the children’s bowel movements and gave them enemas that further impeded absorbing any nutrients of the food they ate. “Vegan children who are fed properly grow”, said Deputy County Attorney Frankie Grimsman. And in fact, when the children were placed in foster homes, they immediately began to gain weight – while still maintaining vegan diets».
22. The Guardian, French vegans face trial after death of baby fed only on breast milk (Louise Le Moaligou): «Instead they treated her with cabbage poultices, mustard and camphor and washed her with earth and clay instead of giving her baths, the court heard».
23. Corriere della Sera, Il paese dei bambini obesi: l’Italia prima in Europa.
24. TGcom24, Un milione di bimbi italiani a rischio diabete.
25. Salute24, Obesità infantile: 2 bambini su 3 soffrono di ipertensione o colesterolo alto.
26. Food and Agriculture Organization of the United Nations, Livestock’s long shadow: «In 2002, a total of 670 million tonnes of cereals were fed to livestock, representing roughly one-third of the global cereal harvest» (p. 12).
27. FAOSTAT, Food Balance Sheet (country: World + (Total); year: 2009).
28. Beyond the Bean online, Soybean Farmers’ Customers Extend Beyond the Elevator: «Poultry, livestock and fish farmers consume more than 70 percent of the world soybean supply».
29. Si stima ad esempio che, per un bovino, il rapporto tra cibo ingerito e crescita (noto come indice di conversione alimentare) varia da un minimo di 5 (per un vitello di 12 mesi) ad un massimo di 20 (per un manzo di 30 mesi) [fonte: Hybu Cig Cymru, Practical Beef Cattle Nutrition, tabella 13, p. 20]: ciò significa che, per crescere di un chilo, un bovino ha bisogno da 5 a 20 chili di mangime. Sebbene per gli altri animali allevati l’indice di conversione sia più favorevole rispetto a quello del bovino, il rapporto tra cibo ingerito e crescita dell’animale rimane sempre svantaggioso.
30. National Hog Farmer, Making the 30 P/S/Y Dream Come True.
31. GLiPHA (2007).
32. DairyCo, Average Milk Yield.
33. Food and Agriculture Organization of the United Nations, The State of World Fisheries and Aquaculture 2012, fig. 32, p. 82.
34. American Dietetic Association, Position of the American Dietetic Association: Food and Nutrition Professionals Can Implement Practices to Conserve Natural Resources and Support Ecological Sustainability: «Food choices have a significant effect on the quantity of land needed for food production. In a comparison of environmental impacts of different protein choices, researchers found that meat protein required more land to produce than vegetable protein by a factor ranging from 6 to 17».
35.  Food and Agriculture Organization of the United Nations, Livestock’s long shadow: «The livestock sector is by far the single largest anthropogenic user of land. The total area occupied by grazing is equivalent to 26 percent of the ice-free terrestrial surface of the planet. In addition, the total area dedicated to feedcrop production amounts to 33 percent of total arable land. In all, livestock production accounts for 70 percent of all agricultural land and 30 percent of the land surface of the planet» (p. XXI).
36. Food and Agriculture Organization of the United Nations, Livestock’s long shadow: «As a major land user, the livestock sector has a substantial influence on land degradation mechanisms in a context of increasing pressure on land» (p. 63).
37. Mongabay.com, Amazon Destruction: Why is the rainforest being destroyed in Brazil?: «Cattle ranching is the leading cause of deforestation in the Brazilian Amazon».
38. Food and Agriculture Organization of the United Nations, Livestock’s long shadow: «70 percent of previous forested land in the Amazon is occupied by pastures, and feedcrops cover a large part of the remainder» (p. XXI).
39. American Dietetic Association, Position of the American Dietetic Association: Vegetarian Diets (trad. italiana: Posizione dell’American Dietetic Association: diete vegetariane): «L’allattamento al seno è una pratica comune in molte donne vegetariane e questa pratica dovrebbe essere incoraggiata» (si noti che nel documento viene precisato: «In questo articolo il termine vegetariano sarà utilizzato in riferimento a individui che scelgono una dieta vegetariana latto-ovo-vegetariana, latto-vegetariana o vegana, a meno che non sia diversamente specificato»).
40. Mangels and Messina, Considerations in planning vegan diets: Infants (trad. italiana: Considerazioni sulla pianificazione di diete vegane: infanti): «L’American Academy of Pediatrics raccomanda il latte umano come esclusiva fonte di nutrienti per gli infanti per i primi 6 mesi dopo la nascita. Raccomanda inoltre che l’allattamento al seno venga prolungato per almeno i primi 12 mesi, in associazione con appropriati cibi supplementari. Molte donne vegane scelgono di allattare per un periodo maggiore, e questa pratica andrebbe incoraggiata».
41. Sanders, Growth and development of British vegan children: «All of the children were breast-fed for the first 6 mo of life and in most cases well into the second year of life».
42. Fanpage.it, Stalin usava cani kamikaze contro i carri armati nemici.
43. La Repubblica.it, Cento schiavi per ogni consumatore. Dietro tutti gli oggetti c’è sfruttamento.
44. Leonardo da Vinci, Manoscritto H 60 [12] r: «Poichè la natura ha dotato di sensibilità al dolore quegli organismi viventi che hanno la capacità di muoversi – al fine, per mezzo di ciò, di salvaguardare quei membri che per tale capacità sono esposti al danno e alla distruzione – gli organismi viventi che non possiedono la capacità di movimento non possono imbattersi in oggetti pericolosi e, conseguentemente, le piante non necessitano di possedere una sensibilità al dolore. Per questo motivo, discende che se spezzi una pianta, le sue membra non provano dolore come succede agli animali».
45. Mahatma Gandhi, Teoria e pratica della non-violenza: «A rigor di termini, nessuna attività [...] è possibile senza un certo grado, per quanto limitato, di violenza. La stessa vita è impossibile senza un certo grado di violenza. Ciò che dobbiamo fare è limitare questa violenza quanto più è possibile. In effetti, la stessa espressione non-violenza, un’espressione negativa, sta ad indicare uno sforzo diretto ad eliminare la violenza che è evitabile nella vita».